di Anselmo Fantoni – Eppure tutto par che vada ben, gli elettori hanno deciso di riscoprirsi identitari contro la fusione, Banca Etruria non c’è più ed ora sembriamo un Cantone svizzero con tanto di Banca. Alla variante di Santa Mama si studia un sistema per imbottigliare l’acqua sorgiva dai muri di calcestruzzo e tutti viviamo felici e contenti. Alcuni imprenditori fanno fatica ma caparbiamente continuano a credere al dettato del Professor Frankestine: “Si può fare!”.
Insieme a fallimenti e delusioni ci sono nel panorama casentinese storie di eccellenza e di buona impresa. Sono passati tanti anni da quando tutta la valle si strinse attorno alla vicenda SCA, concerti, prelati, politici, cittadini, tutti si spesero perché la storica cartiera non chiudesse i battenti. Fu una vittoria per tutta la valle e sembrava che davvero insieme si potesse essere invincibili. Poi furono Stimet, Mabo, Polistamp e tutto sembrava essere ripiombato nel baratro della crisi interminabile.
Eppure con lentezza qualcosa pare che si muova, al posto di SCA ora ci sono le Cartiere Carrara, un gruppo tenace che non si è arreso alle tante difficoltà burocratiche e logistiche a cui ha dovuto far fronte, anzi proprio da li ha iniziato un percorso di ammodernamento degli impianti e di attenzione soprattutto alla sicurezza sul luogo di lavoro e una particolare sensibilità verso l’ambiente.
Un lavoro silenzioso, senza roboanti proclami, che sembra radicarsi sempre più nel territorio e che pian piano sembra aver conquistato il Patron del gruppo, i cittadini direttamente coinvolti e non solo.
Dopo oltre sette lunghi anni di attesa pare che oramai la necessaria energia per dare un futuro al plesso produttivo sarà disponibile nel prossimo 2018.
Chissà se in Slovenia, in Cina o in Francia gli imprenditori devono attendere così tanto tempo per avere servizi che permettano alle loro aziende di funzionare! E badate non sono solo le lungaggini burocratiche dell’ENEL a creare certe ingiustizie assurde, spesso i padri di questi paradossi risiedono proprio in quelle istituzioni che per prime si stracciano le vesti quando un’azienda è in difficoltà, ma che di fatto nulla fanno, anzi a volte contrastano le attività produttive, impedendo la realizzazione di infrastrutture necessarie.
A voi il giudizio su questo delicato aspetto.
Negli anni l’azienda, nonostante tutto, è cresciuta con ingenti investimenti ed aumento della forza lavoro e questo fa sperare un futuro tranquillo per le famiglie che da tale insediamento produttivo traggono il loro sostentamento. Ma si sa del doman non v’è certezza, diventano di primaria importanza le infrastrutture, da quelle viarie per il trasporto delle merci, visto che ancora la famigerata sinergia tra gomma e tremo rimane nei vari proclami elettorali ma lontana dalla necessaria realizzazione, a quelle digitali con attività che ancora rimangono senza collegamenti telefonici per giorni.
Eppure se gli imprenditori e le istituzioni riuscissero a stringere accordi e scambiarsi informazioni e competenze, forse il nostro futuro potrebbe essere più sereno di quanto appaia oggi. Le aziende del futuro saranno molto attente al benessere e alla sicurezza dei lavoratori ma vireranno anche verso una sostenibilità ambientale dei prodotti e dei processi produttivi.
Pare che anche nel mondo dell’associazionismo produttivo sia necessario un upgrade strutturale in cui tutte le realtà di vallata facciano sistema, tutte le strutture più organizzate possano trasferire le loro esperienze anche ad imprese più piccole e viceversa, magari studiando una gestione consortile dei rifiuti industriali per una loro miglior valorizzazione, al fine di re-immetterli nei processi produttivi, arrivando così al vero “riciclo” virtuoso degli scarti di lavorazione.
Le scuole presenti possono essere di grande supporto preparando le classi dirigenti, ma anche i quadri necessari per la modernizzazione delle attuali unità produttive.
Anche l’artigianato e l’agricoltura potranno beneficiare di tali dinamiche virtuose in cui la formazione continua troverà finalmente la necessaria applicazione.
In questo possibile panorama anche il settore turistico sarà costretto a seguire la sua necessaria evoluzione in migliore qualità e più ampi servizi.
Passata lo stordimento da crisi e il disorientamento per un’organizzazione che cambia o cambierà, le sfide che ci si presentano davanti sono al tempo stesso difficili e esaltanti, c’è però una possibilità che garantirà un successo sicuro, fare squadra come sapemmo fare per l’evento SCA.
L’importante è che iniziamo il cammino per sviluppare l’esistente prima che difendere ciò che muore.
Alcuni silenziosi imprenditori eroici hanno tenuto le posizioni, cominciamo a prenderne coscienza.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 290 | Gennaio 2018)