di Matteo Bertelli – Parlando con la responsabile del Sert di Bibbiena, la dottoressa Serenella Sassoli, ci siamo accorti di una verità che ci ha sconvolto (sottolineo l’ironia dell’affermazione fin da subito): non c’è bisogno di andare a un temutissimo “rave party” per vedere circolare sostanze stupefacenti in Casentino!
Con questo non si intende ovviamente che basti girare un angolo e infilarci in una piazzetta o in un vicolo per trovare un venditore ambulante “di felicità” pronto a soddisfare ogni nostra richiesta (come succede nelle grandi e medie città italiane), ma sicuramente, la nostra vallata non è esente da piccoli traffici e dall’uso di sostanze dichiarate illegali. In particolare nella nostra ricerca ci siamo soffermati su una precisa droga, la più chiacchierata ma forse, non la più richiesta: la cannabis.
La marijuana è, per semplificare (forse anche troppo, e per questo mi prendo la responsabilità di chiedere scusa se questa affermazione ha lacune scientifiche), la sostanza stupefacente considerata meno dannosa per l’organismo umano e per questo anche quella vista più di buon occhio. Già solo associare questa droga ad altre, metterla sullo stesso piano, ci farebbe passare da proibizionisti, da perbenisti ormai agli occhi della maggior parte della popolazione, in special modo di quella giovanile, tanto che ormai il motto “legalize it” è sulla bocca di tutti ed è arrivato persino in Parlamento, con Pannella prima e con i riformisti di quella sinistra maciullata oggi.
Ma spesso si tende a sottovalutare un aspetto fondamentale. Per quanto una legalizzazione probabilmente sia necessaria per togliere questi traffici, che, come si sarà capito, sono molto redditizi (dal mercato nero in mano a varie mafie a tanti ragazzini ingenui che vogliono aggiungere qualche extra alla paghetta) non si può dimenticare che la ganja (termine hindi) è una droga “leggera”, ma che crea comunque dipendenza…
Certo è che farà meno danni di alcool, sigarette e gioco d’azzardo (tutti legali nel nostro Stato) ma in una scala di pericolosità non bisogna pensarla un gradino sotto tutto ciò ma, se non altro, sullo stesso piano.
Tutta questa introduzione è necessaria per capire meglio quali problemi si stiano vivendo anche nella nostra vallata dove, pur non essendo la nostra una realtà da periferia cittadina, non siamo risparmiati dal traffico e soprattutto dall’uso di questa droga.
Anche confrontandoci col Sert di Bibbiena abbiamo notato come dati a prima vista confortanti, possano gonfiarsi e cambiare nel tempo. In particolare i consumatori di questa droga non sono assidui frequentatori dei centri di recupero e rispetto ai fumatori di sigarette o ai giocatori d’azzardo sono molto più restii a presentarsi al Sert. Lo faranno solo se fermati dalle forze dell’ordine e colti quindi in flagrante.
Il primo dato strabiliante che abbiamo potuto estrapolare dal sofisticato sistema di archiviazione del SERvizio Tossicodipendenze è che le poche persone che hanno ammesso di spontanea volontà di essere utilizzatori più o meno abituali di questa droga si trovavano lì per tutt’altro motivo. Anche se sui dati scientifici non è corretto far illazioni, soprattutto da parte di chi scienziato sinceramente non è, viene da dare per assodato che la dipendenza (o l’utilizzo, visto che parlare di dipendenza in questo caso sembra sbagliato dal punto di vista dell’utilizzatore) non è vista come un problema da affrontare con specialisti come succede invece per esempio nel caso dell’eroina o di altri pericolosi vizi extra come il gioco d’azzardo o il fumo, ma come uno svago quasi innocente, illegale certamente ma svantaggioso solamente da un punto di vista prettamente giuridico.
Questo comportamento lo si può far derivare principalmente da due cause tangibili (oltre a motivazioni psicologiche e personali): a una cattiva informazione, che ha sempre mostrato, dai tg fino alla musica, solamente il lato ricreativo della cannabis (mescolato allo scientifico uso terapeutico), senza le avvertenze sui danni che per le dipendenze legali e in mano allo Stato sono obbligatoriamente da far notare, e al fatto che in buona parte è la droga dei giovani.
Dividendo infatti in tre fasce principali di età coloro che sono stati segnalati come utilizzatori di cannabis al Sert tra gennaio 2017 e settembre, la dottoressa Sassoli ci ha mostrato come il 94,7% di questi siano ragazzi con un età compresa tra i 15 e i 30 anni, mentre il restante 5,3% è composto da uomini che risultano nella fascia di età tra i 30 e 50. Non è un commento sicuramente scientifico ma vale la pena di notare probabilmente come l’uso di questa droga, così popolare nelle fasce giovanili, sia vista come uno svago, come una piccola bravata e non come un vero problema, tanto da non spingere i giovani verso la realizzazione di essere dipendenti da una sostanza che, a prescindere dalla sua legalità, non fa certamente bene. Inoltre sarebbe anche da notare, con un pizzico di malizia, come questi dati siano lo specchio di ciò che le forze dell’ordine, nel loro inarrestabile sforzo contro lo spaccio e l’uso di queste sostanze, riescono a “smascherare”; per rendere più chiaro questo concetto basterebbe fare un’astrazione veloce, pensando a quelle situazioni in cui un agente magari non procede al controllo perché apparentemente la situazione sembrerebbe non richiederlo.
Certo si sente dire che è meglio fumarsi uno spinello piuttosto che giocarsi la casa al videopoker o di ridursi il fegato a un colabrodo a forza di Martini, che è meglio usare questa cosiddetta droga leggera che annerirsi i polmoni con sigarette statali. E’ un discorso sensato e ragionevole ma ci si dovrebbe fermare a questo sillogismo. Non è un bene fumare canne.
Anche perché la marijuana che siamo abituati a vedere in giro nei nostri borghi spesso è un prodotto chimicamente trattato e quindi sicuramente lontano da quell’ideale alla Bob Marley della fogliolina a cinque punte, tutta un’altra cosa che mantiene i caratteri negativi quali la dipendenza che dà e perde quelli positivi quali la naturalità effettiva della droga, “senza additivi”, come si legge nei prodotti di qualità.
Legalizzando la droga si avrebbe un maggiore controllo anche su questa ondata di “prodotti” trattati, altro punto a favore su cui si spendono molti discorsi sensati, ma finché questa legalizzazione non avviene cosa possiamo fare in una realtà piccola come la nostra?
Una realtà che, nonostante tutto, presenta in meno di un anno 130 utenti in carico al Sert di Bibbiena, di cui 29 (22,3%) che utilizzano la cannabis come sostanza primaria insieme ad altre droghe, 19 (14,6%) che la utilizzano come unica sostanza e 17 (13%) che la utilizzano come secondaria?
Dare un’informazione diversa è una soluzione. Mostrare come l’uso sia sconsigliabile dal punto di vista prettamente scientifico, senza arrivare all’estrema ratio di dichiarare tossico e bollare come malato chi ne fa uso, far presente che è pur sempre una droga per quanto leggera, che crea dipendenza e che non è da sottovalutare, ricordando anche che è illegale.
Qualora possa mai passare una proposta di legge che permetterà di godere di questa sostanza anche alla luce del giorno, senza temere conseguenze legali, popolando la nostra vallata di allegri coffee shop allora rivaluteremo il tutto, senza però mai considerare la cannabis come una via per il Paradiso, non più di quanto consideriamo tale una bottiglia di vino bianco ad una cena a base di pesce o una sigaretta dopo il caffè.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 288 | Novembre 2017)