di Martina Naccarato – La rubrica Volare senza ali racconta la storia di Genny, una giovane ragazza con disabilità, residente a Pratovecchio e neolaureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione, che, nonostante le sue difficoltà e i molti pregiudizi della gente, è riuscita a realizzare il suo sogno: quello di studiare tanto da diventare perfino Dottoressa.
Che ruolo ha la cultura nella tua vita? Cosa sei disposta a fare per perseguire i tuoi scopi e realizzare i tuoi sogni? «Il termine cultura – ci dice Genny – nel suo significato originale, vuol dire coltivare la terra, prendersi cura del terreno in modo tale che esso possa dare buoni frutti. Detto ciò, a mio avviso, il sapere è, o quantomeno dovrebbe essere, una componente fondamentale della vita di ogni essere umano. Io sono una persona molto curiosa e determinata, sempre disposta a mettersi in gioco per raggiungere i propri obiettivi e a lottare duramente, ma soprattutto costantemente per ottenere ciò che più desidera, anche a costo di superare ostacoli e di non tener conto dei pregiudizi di tanti individui definiti normodotati, che mi circondano e che addirittura, molto spesso, appartengono al mio stesso contesto sociale. Devo dire che la mia famiglia, non solo mi ha sempre supportato, ma, pur essendo consapevole delle mie evidenti difficoltà fisiche e di linguaggio, causate dalla tetraparesi, non mi ha mai posto dei limiti. Inoltre, mi preme sottolineare che è proprio grazie a mia madre e a mio padre che ho potuto comprendere il vero valore che sta dietro ad ogni fatica e la grande soddisfazione che si prova dopo aver superato le varie difficoltà, piccole o grandi che siano, che la vita ci mette di fronte, e che sovente, non sono altro che nuove opportunità che siamo chiamati a cogliere.»
Cosa faresti per integrare (realmente) gli individui con disabilità nella nostra società, che tutt’oggi tende a dare moltissima importanza al modo in cui ognuno di noi appare? «Beh, questa non è certo una domanda che presuppone una risposta semplice. Innanzitutto, credo sia molto importante che la nostra società inizi ad eliminare i pregiudizi che ha nei confronti della disabilità e ad abbandonare ogni sorta di stereotipo ad essa legato; chiaramente, so benissimo che questo non è un percorso né breve né facile, ma ritengo che andrebbe fatto dapprima con i bambini piuttosto piccoli per far capire loro nella maniera più naturale possibile, che le persone con disabilità rappresentano una risorsa, pertanto, meritano di essere integrate all’interno di gruppi sociali anziché emarginate. Far stare i bambini o gli adolescenti insieme a individui portatori di handicap serve ad insegnare loro in modo semplice che anch’esse possono svolgere un ruolo attivo e partecipativo all’interno di contesti scolastici, universitari, lavorativi, ricreativi ecc… Un’esperienza che per me è risultata e risulta tutt’oggi di fondamentale importanza è lo scautismo, non a caso, la mia tesi di laurea s’intitola “Aspetti psicologici dello scautismo: sviluppo dell’identità gruppale e individuale.” Essere parte integrante di un gruppo scout oggi più che mai, può contribuire a fornire al soggetto in questione quei riferimenti educativi che, fin dall’infanzia, dovrebbero contribuire a formare la personalità ed il carattere necessari per “combattere con dignità” per far valere i propri diritti nel mondo “moderno” che è ormai diventato quasi una giungla. Infine, ci tengo a dire che all’interno di un qualsiasi gruppo scout si sviluppa inevitabilmente un forte senso di appartenenza che diviene importantissimo per imparare a collaborare e a prendersi cura dell’altro.»
Quali sono le difficoltà più grandi e i pregiudizi con i quali hai dovuto “combattere” per riuscire a laurearti? «Per fortuna, i pregiudizi con i quali ho dovuto “fare i conti” durante il mio percorso di studi, mi riferisco in particolar modo a quelli universitari, non sono stati poi così tanti, in quanto, il luogo in cui ho studiato, ovvero, il dipartimento di Scienze della Formazione, Scienze umane e della Comunicazione interculturale dell’Università degli Studi di Siena, nella sede distaccata di Arezzo, si è rivelato un ambiente accogliente e ricco di calore umano, che privilegia cioè il benessere psicofisico degli studenti piuttosto che tentare di aumentare il numero degli stessi, come generalmente accade all’interno dei grandi atenei.»
Per Genny, il più grande ostacolo che qualsiasi allievo universitario deve superare è senza dubbio quello di farsi conoscere dagli altri e mostrare quindi a diversi soggetti fino a quel momento sconosciuti, sia la sua personalità che i suoi punti di forza e di debolezza. Genny sottolinea che il pregiudizio nasce un po’ dalla limitata conoscenza della maggior parte della gente che frequenta in maniera continuativa i nostri stessi contesti sociali e un po’ dalla mancata esperienza, che nel caso della disabilità, si acquisisce soprattutto, se non addirittura soltanto con la condivisione di momenti, aspetti di vita quotidiana ed emozioni con l’altro.
Che progetti hai per il suo futuro? «In futuro mi auguro di poter trovare un lavoro, possibilmente in ambito educativo o formativo, cosicché possa mettere in pratica tutto ciò che ho studiato con tanto impegno e tanta passione. Non mi dispiacerebbe imparare cose nuove, fare esperienze fino ad ora mai fatte, provare sensazioni a me ancora sconosciute e, in un certo senso, poter aiutare gli altri mettendo a loro disposizione le mie conoscenze e le mie abilità.»

(tratto da CASENTINO2000 | n. 289 | Dicembre 2017)