«Hanno invertito i codici dei contatori e i nomi così, in tutti questi anni, io ho pagato l’acqua consumata da un vicino e lui ha pagato la mia. Con la differenza che, soprattutto per il numero diverso dei componenti della famiglia, io consumavo molta meno acqua, circa la metà, e questo per dodici anni… ».
Così è iniziata la chiacchierata con Dante Cecconi, residente a Pratovecchio, che da novembre si trova in mezzo ad un contenzioso con Nuove Acque per un errore compiuto dalla società nell’attribuzione dei consumi dell’acqua potabile. Un errore che, a prima vista, sembrerebbe facilmente superabile visto che si tratterebbe di fare alcune elementari operazioni matematiche per definire i corretti consumi e conseguenti importi da pagare, ma nella realtà tutto si è complicato, anche con uno sgradevole episodio che non ha certo rasserenato l’animo del protagonista.
«Ci siamo accorti dell’errore solo per caso, in quanto questa volta, vicino alla metà di novembre, durante la lettura del contatore da parte di un operatore di Nuove Acque, io mi trovavo casualmente lì e ho sentito, mentre indicava il mio contatore che faceva riferimento al nome di un vicino. Ora, mia moglie in particolare, si era resa conto che qualcosa non quadrava perché, parlando proprio con i vicini e confrontando l’importo delle bollette, sia lei che loro non capivano perché ci fosse questa differenza con un consumo nostro che doveva essere inferiore… ma non potevamo certo pensare che il problema fosse proprio nei contatori».
Tutto ha avuto inizio nel 2005, quando sono stati sostituiti da Nuove Acque i contatori del condominio dove abita Cecconi. Da quel momento, lettura dopo lettura, è sempre stato riportato il consumo sbagliato e adesso è iniziato un nuovo calvario fatto di telefonate e non solo…
«Dopo varie telefonate, noi utenti interessati, nonostante entrambi abbiamo un’età avanzata, siamo stati costretti ad andare a Bibbiena all’ufficio di Nuove Acque. Quindi anche se lo sbaglio era loro siamo stati noi che ci siamo dovuti muovere… Comunque una volta lì abbiamo sottoscritto una richiesta di riconteggio degli importi delle bollette e l’addetta dell’ufficio ci ha consigliato di telefonare dopo una ventina di giorni per  verificare l’andamento della pratica. Io ho atteso ben più di venti giorni e nel frattempo ho contattato la Codacons, perché avevo il dubbio che situazioni del genere dopo cinque anni andassero in prescrizione. Ma per fortuna mi hanno confermato che in questi casi l’errore non si prescrive e quindi si può chiedere il rimborso. Così, dopo più di un mese, telefono di nuovo al call center e una gentilissima operatrice mi conferma che la pratica è all’ufficio commerciale e che mi avrebbe fatto contattare per ulteriori informazioni. Dopo un po’ di tempo telefono ancora, ma la riposta è sempre la stessa. A questo punto, vedendo che le cose vanno per le lunghe, telefono di nuovo alla Codacons spiegando quello che succede. Mi consigliano di fare una lettera, alla quale Nuove Acque avrebbe  dovuto rispondere entro un mese, e, nel caso di ulteriore silenzio, avrei potuto iscrivermi alla loro associazione per aprire una vertenza legale. Quindi io scrivo la lettera, naturalmente spendendo 6 Euro per la raccomandata con ricevuta di ritorno, e lì faccio un riassunto di tutta la vicenda, evidenzio che più volte ho contattato gli uffici, chiedo formalmente il rimborso per il consumo dell’acqua che mi è stato impropriamente addebitato, confrontando i contatori circa il doppio di quello effettivamente utilizzato. Il giorno dopo l’invio della lettera mia moglie riceve una telefonata da una arrogante dipendente di Nuove Acque che, in poche parole, ci fa presente che dovevamo smettere di telefonare e sollecitare perché occorreva tempo per questo tipo di pratiche, la nostra era all’ufficio commerciale e quando sarebbe stata pronta ci avrebbero chiamato. Punto.
Ora, ancora di più dopo questo episodio, io sono veramente arrabbiato. Questa è una società che grazie alla politica si arricchisce con un bene pubblico come è l’acqua e che tratta così gli utenti. Io dopo questa esperienza non la chiamo più Nuove Acque, ma “Società Maltrattamento Utenti”. Io mi sento maltrattato come cittadino e come utente. Io sono stato ignorato completamente, così come è stato ignorato il risultato del referendum del 2011 dai sindaci che hanno, addirittura, da poco prorogato la gestione del servizio proprio a Nuove Acque. Quando li sento parlare di “volontà popolare” mi chiedo: ma questi dove vivono?».
La domanda di Dante Cecconi è più che legittima e, per quanto ci riguarda, avremmo molte risposte da suggerire. Ma per adesso ci limitiamo a prendere atto di questa brutta storia che, anche se dovesse avere a breve una conclusione, lascia a dir poco perplessi e amareggiati per come i “beni pubblici” sono gestiti e per come si trattano i cittadini che chiedono solo di vedere riconosciuti i propri diritti.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 292 | Marzo 2018)