di Matteo Bertelli – Pochi giorni fa, mentre navigavo senza un porto sulla schermata “home” del sempre più oscuro Facebook, dei coockies HTTP (rimando a un’altra sede la spiegazione di questo termine, per chi ne avesse bisogno) han suggerito a Mr. M. E. Zuckerberg di mostrarmi un video che, a detta loro (e, chissà come mai, ci azzeccano quasi sempre), mi sarebbe potuto interessare. Era un video amatoriale, fatto da uno dei diecimilioni di “travel blogger” che popolano la rete, in cui venivano mostrate le perle di un paese specifico della nostra vallata: Poppi.
Dopo essermi goduto i posti che già conoscevo, mentre la voce roca del turista mi spiegava quali erano i punti di forza (nemmeno troppo condivisibili, a mio avviso) dei vari borghi e piazzette, mi sono stupito del finale e della serie di commenti a favore che aveva scatenato. Per farla breve, il blogger e i suoi seguaci (di cui molti, neanche a dirlo, casentinesi… si, scusatemi, ho violato la vostra privacy andando a frugare nei vostri profili pubblici) sottolineavano come fosse triste vedere che un paese bello come Poppi non sia minimamente considerato dai turisti, che preferiscono tutt’altre mete.
Non so come abbia fatto questo ragazzo a conoscere questa situazione, ma la cosa ha preoccupato anche me, oltre le almeno venti persone che l’hanno palesato su Facebook, tanto che il dubbio è rimasto a insidiarmi per ore e ore, finché non ho fatto una capatina al castello di Poppi senza riuscire a trovare posto per la macchina in Pratello a causa di una fila di targhe francesi che avevano occupato persino il posto degli invalidi (senza averne diritto, per giunta!).
Ma allora da dove deriva lo shock che ha colpito tutte queste persone? Esiste forse un altro tipo di turismo, un’altra accezione che mi è sfuggita e che invece questo blogger teneva di conto?
Non ho trovato risposta alla mia domanda ma, nel bel mezzo della ricerca, è venuta fuori un’importante alternativa all’accezione comune di turismo che abbiamo, non solo in Casentino, ma in tutta Italia; una “novità” ormai almeno decennale, che non è però pubblicizzata a dovere: la possibilità di visitare i luoghi del cuore, i nostri tesori nemmeno troppo nascosti, in sella a una bicicletta che, miracolo della tecnologia, è dotata di un’assistenza alla pedalata, fattore che rende quest’avventura accessibile anche ai più assidui praticanti dello “zapping da divano”, l’e-bike.
Avevamo già dedicato un articolo a questo argomento ma è bene ricordarlo, visto che da pochissimo tempo una nostra conterranea ventisettenne ha deciso di scommettere su questo business, prendendo il brevetto da accompagnatrice per questa particolare gita. Una sfida personale che Serena Mazzi ha deciso di intraprendere, un misto tra la passione di una vita, “malattia” contratta dal fratello, la bicicletta, e la vera possibilità che questa novità possa esplodere nei numeri, e quindi nel guadagno.
Fin’ora abbiamo parlato solamente di turismo ma dobbiamo stare attenti a non prendere un granchio: non sono solo i russi, i tedeschi o chiunque risieda in un agriturismo a poter godere di tutto questo. Durante le scuole elementari non siete potuti andare in gita per colpa del morbillo e vi siete persi l’unica occasione della vostra vita per vedere il “Castagno Miraglia”?
Nessun problema, potete radunare altri ragazzi ex-infettati come voi, montare le e-bike che vi porterà Serena e partire per una fantastica avventura.
Avete sempre sognato di viaggiare nei boschi, di vivere un’avventura in sella a una bici che vi porti a vedere anche il borgo più piccolo e caratteristico che, nonostante sia a pochi chilometri da voi, non avete mai visitato su due ruote a pedali per colpa della vostra pancia che, incoraggiata dalla poca attività fisica, vi ha reso delle mummie del divano? Beh, leggete sopra.
È proprio Serena a farci capire come, sebbene le prime “prede” siano sempre i facoltosi stranieri, questa attività sia anche alla portata di tutti, ma proprio tutti, i casentinesi. La “camminata veloce per smaltire il pasto” è diventata lo sport più praticato nella nostra vallata (pensate ai vari semplici avventori della pista ciclabile), quindi se è da ritenere che una bella dose di sudore sia portatrice di gioia nella mentalità della maggior parte di noi, perché non trasferire la nostra voglia di far moto in una forza da immettere nei pedali?
Secondo Serena, che, come abbiamo detto, in questo mondo ci sguazza da un po’, le preoccupazioni maggiori che non fan prendere in considerazione l’idea di un bel viaggio in bici tra i boschi sono due: la fatica e la sicurezza. Si è già visto come, con queste fantastiche biciclette, la fatica sia ridotta a un numero trascurabile, ma per quanto riguarda la sicurezza? Come è facile intuire, a quello ci pensa Serena (o un accompagnatore con tanto di brevetto come lei), vista l’istruzione che le è stata impartita per guidare in tutta sicurezza gruppi di massimo sette persone (se siete di più tranquilli, accanto a lei ci saranno altri accompagnatori e potrete muovervi in comitiva fino venti persone) all’interno dei sentieri, asfaltati e non, che ha imparato a conoscere a menadito.
In conclusione, sperando di non aver offeso nessuno con la mia teoria sul turismo (che so non essere per niente condivisa anche, e soprattutto, da gente che ha dati alla mano migliori dei miei), mi sento in dovere di chiudere con un’altra stoccata che farà infuriare moltissime persone: tentando di convincermi che il turismo su e-bike possa realmente essere la risorsa delle nostre terre e, di conseguenza, tentando di convincere anche voi a provare, mi son accorto di non aver fatto un appello alla categoria che forse apprezzerebbe di più. Miei cari ciclisti dell’asfalto, voi che bruciate chilometri, uno accanto all’altro come foste un autoarticolato, perché non provate a fare un giro con Serena?

(tratto da CASENTINO2000 | n. 294 | Maggio 2018)

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