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di Monica Vignoli – A Ponte a Poppi, nel cuore del centro commerciale naturale del paese, esiste un’antica locanda che affonda le sue radici nel ‘700 e che appartiene alla sesta generazione della famiglia di Flora Alterini. Stiamo parlando dell’Albergo Ristorante Campaldino. Tra tutti gli episodi che in tanti anni di lavoro all’albergo, Flora ha vissuto, ha deciso di raccontarcene uno in particolare, un aneddoto per lei molto importante e significativo, che ricorda con grande emozione.

“Quella che vi racconterò è stata davvero un’esperienza che ha segnato la mia vita. Era una sera di febbraio del 1994 e in albergo vennero due signori per prenotare alcune camere per l’8 marzo, festa della donna, con delle richieste particolari. Con il mio staff cercammo subito di accontentare i clienti che oltre alle camere prenotarono una cena con un menù elegante e sofisticato. Tra me e me pensai che una cena prenotata per l’8 marzo non potesse significare altro che una serata tra donne, ma poi tornai a fare il mio lavoro e non ci pensai più.”

Perché quei clienti l’avevano così colpita? Pensava ad una persona famosa? «Sinceramente no; di solito si sapeva anche in Paese quando stava arrivando un personaggio famoso, invece non avevo sentito circolare nessuna voce, quindi l’idea che nel mio albergo stesse per capitare un personaggio noto non mi sfiorò neppure la mente. I giorni passarono normalmente quando in un tardo pomeriggio vidi alla reception una signora sulla mezza età che mi aspettava al bancone con in mano il documento d’identità per la registrazione. Dopo una prima occhiata capì subito chi era e non ci fu bisogno di guardare il suo documento per riconoscerla, avevo davanti Rita Levi Montalcini. Una forte emozione mi attraverso il corpo, ma nascosi ogni eccitazione e con fare professionale l’accompagnai subito nella sua camera.»

Cosa ha provato davanti ad una persona del calibro di Rita Levi Montalcini? Un premio Nobel nel suo albergo! «Ancora oggi, a distanza di 22 anni, ricordo perfettamente l’imbarazzo che provai difronte ad una gran donna come lei e la cosa che più mi colpì fu la sua semplicità ed umiltà, cercò subito di mettermi a mio agio e in molte occasioni manifesto una naturalezza e un’eleganza innate. Con lei c’erano diverse persone; era stata accompagnata a Poppi da una signora che le stava sempre accanto, lei la chiamava la “Dottoressa”. Tutta la comitiva che la seguiva apprezzò molto l’ospitalità casentinese e i piatti del mio ristorante.»

Che cosa aveva portato a Poppi Rita Levi Montalcini? «La Montalcini si trovava a Poppi perché la stessa mattina era stata al Liceo Scientifico “Galileo Galilei” per un forum telematico sul tema “Parliamo insieme del futuro”. Era stata invitata per rispondere alle domande degli studenti, sia di quelli del liceo di Poppi, sia a quelle di altri ragazzi che per l’occasione erano arrivati in Casentino da Bari, Genova, Milano, Prato, Roma e Sanremo, proprio per affrontare con lei il tema del loro futuro. La mattina successiva al suo arrivo mi alzai presto per preparare a lei e alla comitiva la colazione. Colsi nel giardino delle violette e preparai un barattolo di marmellata fatto in casa da mia madre. Intanto in albergo c’era un gran via vai, tante persone che volevano salutarla, varie autorità, dozzine di fiori fatti arrivare all’hotel proprio per omaggiare la sua presenza. Appena scesi le scale che separano le camere dal ristorante fui colta di sorpresa dalla professoressa Levi che mi invitava a fare una foto con lei. Potete capire la mia emozione! Così con le violette e il barattolo di marmellata in mano mi scattai una foto con Rita Levi Montalcini, un ricordo che porterò per sempre nel mio cuore. Pensate che la foto me la fece recapitare lei in albergo, e da allora non me ne sono mai separata.»

Con gli occhi lucidi e con il pensiero fisso a quel giorno Flora ci ha raccontato un pezzo di storia della sua vita che siamo sicuri si porterà sempre dentro. Ma ci ha raccontato anche un pezzo di storia del Casentino visitato da un grandissimo premio Nobel come la Montalcini. Sarà un ricordo al quale Flora ripenserà sempre con un gran bel sorriso e sarà una storia fantastica da raccontare e trasmettere ai suoi figli e nipoti.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 270 | Maggio 2016)