di Francesco Martini – Esiste ad Arezzo un “Consorzio bonifica”. Si tratta di un ente che nessuno vuole, che da anni continua a mandare cartelle di pagamento ai possessori di beni immobili di Arezzo. Cartelle, sia pur di importi modesti di 15-20 euro all’anno, che sono state dichiarate illegittime sia dalla Cassazione che dalla Commissione tributaria aretina. Gli aretini chiamano quella tassa “Tassa dei fossi”; ma non si riesce ad apprezzare quali siano le opere realizzate dall’Ente. Un ente che esiste solo per finanziare se stesso e che, ultimamente, anziché passare all’autoestinzione, ha addirittura bandito un concorso per assumere un tecnico a tempo indeterminato. Il sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani ha scatenato tutta la sua contrarietà ed ha affermato “Questo consorzio è un ente inutile, non serve al territorio come non servono unioni dei comuni e comunità montane“.
Una semplice constatazione e non una svista quella del sindaco Fanfani il quale ha rilevato che questi enti costituiscono uno spreco che potrebbe essere eliminato riportando le competenze al naturale destinatario cioè l’Amministrazione Provinciale.
“Lorsignori non si rendono conto – ha proseguito Fanfani – di quanto i cittadini siano stanchi e sfiduciati; si insiste su architetture scellerate che prevedono una pletora di incarichi e di costi quando c’è già un ente preposto che si chiama Provincia”.
Giro ai Signori dell’unione dei comuni queste dichiarazioni del sindaco di Arezzo.
Domando inoltre: perché l’unione dei comuni, ex Comunità Montana, manda dei bollettini con richiesta di pagamento di una tassa analoga alla tassa dei fossi di Arezzo, ai cittadini del Comune di Subbiano che non fa parte dell’unione dei comuni? Dovranno, forse, anche i subbianesi ricorrere alla magistratura contabile per ristabilire il diritto?