Cortese Redazione,  Vi scrivo questa mia a proposito del turismo in Casentino. Tema tanto attuale quanto dibattuto in un contesto che necessita con urgenza una soluzione a lungo termine. Non si può parlare di turismo senza però guardare a cosa è oggi il turismo nel mondo, e cos’è, ad oggi, il turismo in Casentino. Paragone imprescindibile dalla globalizzazione di alcuni settori del lavoro. Turismo compreso.

Oggi il turismo globalizzato naviga per buona parte sulla rete. Le piattaforme sociali, i siti internet, le oramai infinite applicazioni sempre più specializzate in ogni ambito della vita quotidiana. Compreso il turismo. Non è difficile affermare che nel mondo odierno del lavoro, la vita di un’attività legata al turismo è quasi appesa ai click. Basta parlare con gli stessi protagonisti, o almeno con quelli avvezzi alle nuove tecnologie oramai indispensabili anche solo per galleggiare nel mercato.

Ma anche il settore del turismo si sta frammentando in svariate forme sempre più specializzate in un determinato ambito: Il turismo religioso, il turismo enogastronomico, il turismo storico, il turismo sportivo. Di più. Anche questi stessi settori del turismo sono specializzati a loro volta in ambiti ancora più specifici: il turismo sportivo è suddiviso nelle rispettive discipline praticate con applicazioni dedicate, siti web, forum, mercati, eventi, riviste stampate e online.

Un turismo sempre più specializzato, sempre più mirato ad uno specifico ambito sul quale scommettere per andare a pescare nell’infinito mare del web e della tecnologia, e attinge alla fonte di una cultura del turismo inteso in senso globale. Un turismo che muove masse da ogni dove alla ricerca di luoghi adatti ad uno specifico sport, uno specifico tour enogastronomico, una specifica esigenza, un’offerta unica e mirata in grado di attirare persone dall’altra parte del globo. Questo è il turismo mondiale attuale.

Dopo tanti (almeno 25) anni passati a girare il Casentino in lungo e il largo, devo dire con il cuore in mano che il Casentino, in generale, è purtroppo lontano da tutto quanto sopra. Dopo venticinque anni però, continuo a frequentare questa valle, anzi, spero di potermici trasferire quanto prima, perché credo che il Casentino rappresenti ad oggi un potenziale di crescita straordinario per il turismo globalizzato. Tutti d’accordo. Ne sono certo. La domanda da un milione di dollari però è: come?

Considerando l’animo tanto nobile quanto coriaceo del Casentinese con la C maiuscola, proporrei di partire pescando nello stagno di ciò che unisce, anziché l’oceano del contrario:

  1. Il Casentino si trova in una regione il cui nome (in particolare quello del capoluogo) è probabilmente uno tra i Brand più esportati dal nostro paese nel mondo. Tuscany. Per dirla nel linguaggio globalizzato.
  2. Il Casentino è una valle selvaggia quasi completamente ricoperta di boschi, foreste secolari, e una biodiversità unica nel Paese. Un territorio fregiato dal Parco Nazionale e solcato da centinaia di chilometri di sentieri, mulattiere, corsi d’acqua, reti di collegamento millenarie immerse nelle foreste più belle d’Italia e in ambienti ammantati dal fascino delle rovine di tutti i tempi.
  3. I sentieri e i luoghi del Casentino posso essere frequentati per buona parte dell’anno. Salvo brevi periodi, il Casentino è in grado di offrire luoghi e attività fruibili in ogni stagione.
  4. Vi è una costante crescita di iniziative spontanee private che, spesso a titolo del tutto gratuito, stanno lavorando instancabilmente per attuare progetti di sviluppo turistico. Una micro galassia di persone che ogni giorno opera per far conoscere un prodotto, un’attività, un luogo straordinario tra gli innumerevoli che il Casentino può offrire.
  5. Per sua stessa conformazione geografica, il Casentino è una valle isolata dalle offerte turistiche dei luoghi limitrofi. Un ferro di cavallo che converge al centro come una sorta di “Catino”, e perimetrato da montagne che superano anche i 1500 metri: Per andare a Firenze o in Romagna è necessario valicare un passo per strade impervie e guidare un’ora di auto partendo da Poppi. Ciò rende difficile poter attingere ai numeri milionari di queste realtà. Il Casentino ha bisogno di sviluppare un suo progetto turistico.
  6. Ha finalmente visto la luce il primo tratto della Ciclopista dell’Arno, che diverrà un ottimo strumento di collegamento (unitamente alla ferrovia) per il cosiddetto turismo lento: A piedi, o in bicicletta. D’altronde, le recenti politiche nazionali e comunitarie promuovono e incentivano progetti legati al cicloturismo e alla connessione delle grandi vie di comunicazione ciclabili. Basterà citare la “Vento”, ciclopista che unisce oramai Venezia a Torino, o la “Ciclopista del Sole” che unisce Verona a Firenze e si interseca a “Vento”, per non parlare dello sviluppo della rete di ciclopiste all’estero.
  7. Il Casentino ha il disperato bisogno di trovare un’identità univoca, una visione condivisa, un ambito turistico nel quale poter indirizzare gli sforzi comuni per accendere un faro sul futuro. Ora!

L’oceano dei motivi che dividono le idee del Casentino e dei Casentinesi è ampiamente ed esaustivamente rappresentato sulle piattaforme sociali, la carta stampata e i siti internet ogni giorno, dove ognuno è libero di interpretare come preferisce la realtà della propria terra con i limiti degli ambiti nei quali esprime le opinioni.

L’obiettivo, qui, è quello di guardare alle caratteristiche che rappresentano e uniscono questo territorio per tentare di capire se il Casentino ha un futuro turistico, o è destinato a diventare terra di acquisti in saldo per gli stranieri. Già. Perché globalizzazione significa guardare a tutto il pianeta. Significa che un domani una società di Singapore, Londra, New York piuttosto che Pechino potrebbe scoprire che c’è un luogo stupendo in Tuscany dove nessuno ha ancora deciso di fare nulla, dove investire in un progetto turistico potrebbe fruttare ricavi… da esportare. Nulla di nuovo, è già successo da altre parti e sono in vendita da tempo altri pezzi dell’industria Nazionale.

Il Casentino, in buona sostanza, potrebbe trovarsi a dover decidere se essere il protagonista del proprio futuro, o la comparsa di un futuro altrui. Questa è solo un’ipotesi ovviamente, una delle possibilità da considerare mentre si decide che fare. Cosa è possibile dunque fare in un luogo selvaggio, ameno e impervio, lontano dalle grandi vie di comunicazione e senza grandi strutture alberghiere o piani di industria a lungo termine se non quelli dei pochi e coraggiosi Capitani d’Industria che hanno retto al ciclone della crisi? Pare non ci siano molte soluzioni, a meno che il Casentino non provi a puntare proprio su quelle caratteristiche che sembrano turisticamente squalificanti.

Possibile? Può essere che nel mondo del turismo globalizzato queste caratteristiche siano ricercate da una nicchia di persone disposte a venire da tutte le parti del mondo per poterle apprezzare? Il Casentino è in grado di sfruttare le sue caratteristiche per creare un’offerta turistica capace di competere sul mercato globale? I Casentinesi sono disposti a condividere gli sforzi per investire su un progetto in grado di attrarre capitali puntando su un turismo che apprezzi e ricerchi le caratteristiche del loro territorio?

Facciamo un passo indietro nella riflessione per tornare a guardare il mondo del turismo globalizzato. Le offerte turistiche sono sempre più mirate a uno specifico settore del turismo, una specifica attività o caratteristica di un luogo. Gli operatori turistici mondiali sono alla continua ricerca di offerte da proporre ai clienti che vogliono quel determinato sport, quello specifico luogo di culto o di interesse.

In Casentino si può pienamente godere dei luoghi Sacri, ad esempio. Splendide testimonianze religiose e storiche frequentate dal turismo di massa ante litteram. Un turismo secolare, strutturato e ben gestito dagli addetti ai lavori specializzati nel turismo religioso. Una nicchia ben custodita.

Poi, si può godere di una natura quasi incontaminata dove è possibile praticare il “Trekking” in tutte le stagioni, la “Mountain bike” nelle sue diverse caratteristiche e con l’avvento delle Ebike, ma anche attività di nuova generazione dai nomi sempre globalizzati come lo “Slacklining”, camminare in equilibrio su una cinghia sintetica tesa tra due alberi a pochi centimetri da terra. Oppure come il “Forest Bathing”, sorto da uno studio giapponese che ha dimostrato (se mai ce ne fosse stato bisogno) che meditare nella foresta combatte meglio lo stress. Oppure i più conosciuti “Nordic Walking”, “Free Climbing”, “Adventure Park”, o i più recenti “Canyoning” e “Orienteering”, o ancora i più avveniristici “Mountain Coaster”, “Urban Surfin”, “Zorbing Baloon”. Il Casentino di recente ha conosciuto il “Trailrunning”, la corsa di montagna. Tutte queste attività sono attuabili in Casentino. Attività che singolarmente o combinate, hanno contribuito al rilancio turistico di diverse valli del Paese. Le notizie si possono trovare negli archivi del web digitando ad esempio – Rilancio turistico Outdoor –

Alcune attività non sono propriamente sportive, ma sono tutte nicchie che hanno spopolato nel mondo grazie alla rete, ed hanno ciascuna i propri adepti, seguaci che si identificano con i canoni estetici delle mode dedicate e attrezzatura delle marche specializzate. Che si riuniscono sui forum, i gruppi o le pagine di Facebook, i canali dedicati su youtube, le riviste, le manifestazioni, i mercatini, le competizioni e gli eventi mondiali. Attività che non sono necessariamente da adolescenti scatenati, ma adatte a tutti e praticabili per buona parte dell’anno.

Tutte queste attività, cresciute con il nome di turismo ecosolidale, turismo lento, turismo sociale, sono confluite in quello che è divenuto oramai un vero e proprio settore del turismo denominato “Outdoor”.

Outdoor è il termine inglese che identifica tutte le attività che si svolgono fuori “Out”, porta “Door”, in tutti quei luoghi della Madre Terra nei quali sia possibile godere di pace, silenzio, natura, aria sana, ma anche sentieri nelle foreste da salire con il sudore della fronte, discese da godere sulle due ruote, pozze d’acqua e cascate sotto le quali rinfrescarsi, e magari della buona cucina da gustare all’ombra di mura secolari con un buon bicchiere di vino toscano in mano. Proprio tutto ciò che possiede il Casentino.

Outdoor è un mercato che ogni anno muove miliardi di Euro nella sola Europa. Ognuno può farsi un’idea consultando il web; le cifre in dettaglio sono elencate in un sito che si occupa appositamente di monitorare il settore: European Outdoor Group/state of trade.

Un mercato in costante crescita di pari passo con le politiche “Green”. Un settore alla continua ricerca di luoghi dove poter praticare la piccola costellazione di attività che lo compongono. Un turismo che non si preoccupa molto di quanto sia impervio o scomodo il territorio del Casentino. Anzi, sono qualità apprezzabili. Un turismo che non necessita per forza di resort a cinque stelle, l’attrattiva principale è tutta intorno al turista. Un mercato che aumenta costantemente e conserva nel nostro Paese un margine di crescita consistente rispetto ai maggiori competitors europei come Francia, Germania e Inghilterra.

Un’opportunità di crescita e riconversione di aree geografiche depresse che ha permesso a coloro che vi hanno creduto (pubblici e privati) di rilanciare luoghi che altrimenti sarebbero rimasti sconosciuti. Figuriamoci cosa potrebbe portare una simile opportunità in un luogo che si chiama già Tuscany!

Potrebbe essere una buona soluzione per il Casentino? Personalmente, ci credo molto. Non vedo al momento altri progetti per la valle che vadano oltre la manifestazione o l’evento estemporaneo. Ottime soluzioni per attrarre interessi e turisti occasionali. Senza dubbio. Poco, per sperare di creare un’offerta strutturata a lungo termine. Non è possibile pensare che di turismo, in Casentino, si viva due o tre mesi l’anno o di sole sagre.

Che fare quindi? Si potrebbe iniziare sperando che il campionato mondiale di Trailrunning di Badia sia uno Tsunami (turistico) anziché risacca? Speriamo, ma forse è meglio considerare fin d’ora che niente e nessuno ha la bacchetta magica. Servirebbe un cerchio, semmai. Servirebbe crederci. Intanto. Servirebbe il coraggio delle scelte. Poi, forse, un calendario e una scaletta di priorità. Per non versare altre chiacchiere in un Arno già in piena.

Servirebbe sedersi ad un tavolo tutti insieme, discutere e poi agire! Travalicando i campanilismi e i pregiudizi per trasformare finalmente in oro ciò che continua ad essere scambiato per ottone. Italico vizio sotto gli occhi di tutti. Servirebbero poi Cultura, formazione, conoscenza, coordinazione e poi molte altre cose. Tutte vane, se le radici di questo albero non cresceranno insieme condividendo le scelte e i frutti del futuro.

Vorrei concludere questa mia, con l’auspicio di essere riuscito quanto meno a offrire uno spunto di riflessione su un argomento tanto attuale e dibattuto in Casentino. Sarebbe già un successo se questo mio ragionamento avesse convinto anche uno solo di coloro che l’avrà letto per intero. Il mio intento, era quello di suscitare un dibattito, un sussulto, forse anche una provocazione, ma nel rispetto di un luogo straordinario, e della molta gente dal cuore nobile che continuo ad incontrare, e lo rende ancora vivo. Spero di non essere venuto meno al mio proposito.

La speranza di tutti, è che il Casentino sia finalmente in grado di trovare una via, una qualsiasi, per conquistare finalmente il lustro che merita nel panorama del turismo futuro.

Un sogno condiviso da tutti i Casentinesi, ne sono più che sicuro. Ma è tempo che si faccia realtà.

Sentitamente.

Matteo Bocca, Presidente di un’associazione Outdoor del Casentino.