di Marco Roselli – 29L’annata agraria 2025/2026 ha preso avvio l’11 novembre scorso e terminerà il 10 dello stesso mese dell’anno 2026. Il lavoro dell’uomo ha gestito le coltivazioni cercando di farle rendere al massimo della loro potenzialità genetica e le ha difese dalle malattie. Vediamo di tracciare un breve bilancio dell’anno 2025 e di fornire le indicazioni pratiche per affrontare la stagione 2026, anticipando i consigli di potatura, affinché questi non vengano eseguiti troppo presto, come frequentemente ancora accade.
Olivicoltura
Oliveti tradizionali in terreni a medio bassa fertilità e con alternanza di produzione (carica e scarica)
Generalmente l’olivo ha prodotto poco a causa delle abbondanti piogge dilavanti durante la piena fioritura (polveri bagnate) pertanto, la pianta ha consumato poche energie per sostenere la produzione.
Le linee guida proposte per la potatura nell’inverno 2025/2026 tengono conto del fatto che quasi tutti gli impianti tradizionali soffrono di alternanza di produzione, cioè producono molto un anno e poco o nulla il successivo. Le indicazioni si riferiscono a piante dotate di media vigoria e non valgono nel caso di situazioni in cui l’attività vegetativa è scarsa o nulla.
-Oliveti che hanno avuto una annata di scarica: potatura più energica del solito. In previsione di un 2026 produttivo è necessario stimolare la pianta a vegetare anche sul legno dell’anno decorrente le drupe. Diversamente la pianta produrrebbe, ma non avrebbe sufficiente forza per preparare legno per la produzione dell’anno successivo, escludendo la possibilità di limitare il fenomeno dell’alternanza.
-Oliveti che hanno avuto una annata di carica: potatura leggera. In previsione di un 2026 con poche olive è necessario cercare di far allegare la maggiore percentuale possibile di fiori, in quanto la crescita dei germogli dell’anno sarà comunque importante.
Assieme ad un adeguato piano di concimazione queste azioni rappresentano l’unico strumento per mitigare l’alternanza di produzione.

Oliveti con impianti di irrigazione in terreni molto fertili
Si tratta di impianti razionali di tipo semi intensivo oppure a sesto ampio, ma che grazie alla posizione, alla elevata fertilità costituzionale dei suoli e all’irrigazione producono ogni anno, salvo cause avverse (es. una grandinata). Queste piante hanno risorse sufficienti per avere olive nell’anno in corso, ma anche per una adeguata crescita del germoglio dell’anno (decorrente le olive stesse), tale da permettere la produzione anche nell’anno successivo. Guai a squilibrare questo “patrimonio” con potature drastiche e concimazioni esagerate.
Viticoltura
La peronospora, la principale avversità della vite, ha avuto un decorso ordinario, senza particolari attacchi in primavera. Le piogge di fine estate però hanno favorito la comparsa di muffe da botrite e marciume acido, soprattutto dove gli acini erano lesionati (da attacchi oidici o grandine). La comparsa di queste avversità a fine anno deve far riflettere sulla necessità di non interrompere troppo presto i trattamenti con i sali di rame i quali, pur non essendo specifici, hanno la capacità di indurire gli acini rendendoli meno recettivi alle malattie fungine del grappolo. In alternativa si possono impiegare molecole di derivazione naturale (tipo induttori di resistenza).
Nuovi impianti
Per fare le giuste scelte di impianto e di gestione lo studio del profilo dei suoli è indispensabile. A questo proposito il ricorso all’analisi dei terreni è imprescindibile in quanto, attraverso le analisi è possibile conoscere eventuali carenze o anomalie che si possono correggere solo prima dell’impianto.
Il periodo autunno – invernale è appropriato per il prelievo dei campioni purché ciò avvenga lontano dalle concimazioni.
Gestione agronomica
Nel caso di vigneti molto vigorosi si può seminare un cereale a paglia tra i filari (es. orzo). In tal modo si crea un pannello solare che immagazzina carbonio e riduce l’azoto nella soluzione nutritiva del suolo durante il riposo vegetativo, in modo da limitare la spinta dell’elemento alla ripresa vegetativa.
Questa è una eventualità che può accadere in caso di vigneti di vecchia impostazione su portainnesti vigorosi (tipo Kober 5BB).
Per stimolare il recupero delle piante nelle zone più magre si può seminare una leguminosa
rustica e di alta taglia (ad es. trifoglio squarroso) da falciare in pre-fioritura.
In alternativa è anche valido il ricorso alla semina del favino sempre da falciare ad inizio fioritura.
Fruttiferi
Annata difficile per le drupacee (pesco, albicocco, ciliegio, susino) a causa delle intense piogge primaverili con diffusione massiccia delle malattie tipiche. In queste specie, infatti, la questione principale non è legata tanto alla produzione, quanto alla comprensione dei meccanismi biologici delle avversità per una loro corretta prevenzione.
Per limitare le malattie del legno il suggerimento fondamentale è quello di limitarsi allo sfoltimento dei rami di un anno, rimandando i tagli di grossa dimensione alla prossima estate. Il periodo inteso è dopo la raccolta della frutta, alla fine del periodo di induzione fiorale per l’anno successivo, quindi a fine luglio. La motivazione di tale pratica risiede nel fatto che in estate le grosse ferite cicatrizzano meglio che in inverno.
La resina non è la malattia ma il tentativo della pianta di segregare le parti attaccate dalle micosi vascolari. Foto dell’autore.
Melo e pero
Anche le pomacee hanno patito il periodo primaverile, con intensi e ripetuti attacchi di ticchiolatura i quali hanno finito per colpire perfino i frutti. Le piogge di fine estate hanno favorito monilia la quale, oltre interessare i frutti colpisce anche rami e fiori. Anche in questo caso vale il discorso che si devono eliminare dal frutteto le parti interessate dalla malattia per diminuire il carico infettivo. La potatura può essere effettuata a fine gennaio-febbraio, a seconda del carico produttivo avuto e di quello atteso.
Riepilogando
Lo schema che segue è indicativo e soprattutto valido per chi ha superfici familiari o comunque contenute. Se il numero di piante da potare e curare è molto elevato allora ci si regola in base alla disponibilità di manodopera e al tempo disponibile.
| Specie arborea | Epoca di potatura | Interventi accessori raccomandati |
| Olivo | Da fine gennaio a fine marzo. | Trattamento rameico a fine potatura. |
| Vite | Da metà gennaio a fine marzo.
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Segnare le piante colpite da mal dell’esca in estate e potarle separatamente.
Impiegare funghi antagonisti del genere Trichoderma o altri (vedi formulati commerciali presso i rivenditori). |
| Drupacee (pesco, albicocco, susino, ciliegio) | Fine gennaio: solo sfoltimento rami di un anno.
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Eliminare dal frutteto i rami e i frutti colpiti dalle malattie fungine (cancri e monilie).
Trattamenti di fine inverno con rame o prodotti alternativi disponibili anche in bio. |
| Pomacee (melo e pero) | Gennaio – febbraio. | Come drupacee.
Trattamento rameico a fine potatura. |
| Nota generale per la potatura di tutte le specie | La vigoria delle piante è funzione di molteplici fattori agronomici e genetici, tuttavia, come regola comune, si consideri che più si pota precocemente rispetto alla fioritura, maggiormente si rinforzano le piante e viceversa. | |
Bibliografia:
AAVV : Manuale di potatura – Ipertesto CRPV
Aldo Pollini – La difesa delle piante da frutto (Edagricole)
Manuale pratico di olivicoltura aretina – Coldiretti Arezzo


