Dopo i primi accordi sindacali sugli ammortizzatori sociali firmati a dicembre 2014 che hanno visto lavoratori collocati in cassa integrazione fino a maggio 2015, sembrava che alla Borri di Bibbiena il peggio fosse passato. Invece il peggio molto probabilmente deve ancora venire. Nonostante nel periodo estivo siano programmate le ferie con conseguente riduzione dei volumi di lavoro, nell’assemblea del 9 luglio è stata comunicata l’imminente riapertura della cassa integrazione (a partire dal 14 luglio) in cui saranno coinvolti circa 35 lavoratori, inoltre il venerdì pomeriggio la cassa integrazione riguarderà tutti i dipendenti.
Come il precedente periodo di cassa, anche questo si apre all’insegna della mancanza di equità e trasparenza: non sono stati comunicati i criteri di scelta dei lavoratori da collocare in cassa integrazione (in questo modo chi è stato scelto non ne conosce il motivo), su un totale di 200 dipendenti il peso della cassa viene scaricato solo su 35, e solo a 30 di questi verrà applicata la rotazione, mentre 4 – 5 persone, tra cui 2 part-time ed una categoria protetta (tutti con famiglia a carico), verranno collocate in cassa a zero ore senza rotazione e quindi con il salario ridotto ai minimi termini.
Evidentemente per il sindacato (Fiom) che gestisce le trattative, poche persone sono sacrificabili.

Pare poi che l’azienda abbia finalmente consegnato il piano industriale nelle mani della RSU e della Fiom, ma a questi è stata fatta firmare una clausola di riservatezza quindi il documento non può essere messo nelle mani dei lavoratori.
E’ stato detto che sarebbe stato illustrato al più presto (ad oggi non ancora) e nel frattempo hanno anticipato che per il triennio 2015-16-17 il piano non prevede esuberi di personale, peccato però che una simile dichiarazione sia in palese contrasto con quello che sindacati e azienda hanno intenzione di fare ad ottobre.
In assemblea hanno comunicato la probabile apertura dei Contratti di Solidarietà, ma quello che non è stato detto è che per accedere a tale ammortizzatore sociale l’azienda deve preventivamente dichiarare lo stato di crisi ed esuberi di personale.
Prima ci dicono che per i prossimi 3 anni non sono previsti esuberi, poi ci dicono che vogliono aprire i Contratti di Solidarietà che invece prevedono la dichiarazione di esuberi: sicuramente qualcuno ha le idee poco chiare, e questa mancanza di chiarezza si ripercuote sui lavoratori che non sanno che cosa li aspetta.

E pensare che di recente i lavoratori hanno anche votato degli accordi che prevedono una pesante revisione della vecchia contrattazione integrativa con conseguenti rinuncie salariali: un sacrificio che evidentemente non basta.
Al di là di queste osservazioni, rimane il caso di 2 aziende, Astrid e Borri, aziende sane con bilanci ed utili milionari (21 milioni di utili negli anni 2008-2013) che non hanno mai conosciuto crisi e mai hanno fatto ricorso alla cassa integrazione, che a settembre 2014 si fondono in un’unica azienda, l’attuale Borri, e dopo appena 3 mesi viene aperta la cassa integrazione, poi in meno di 1 anno si arriva già a parlare di esuberi.
Ma a cosa è servita e qual era l’obbiettivo di questa fusione? Doveva essere un’operazione straordinaria, un qualcosa di eccezionale che avrebbe avuto ricadute positive, ma ad oggi le ricadute si vedono solo in negativo ed a pagarne dazio sono solo e soltanto i lavoratori.

Esiste un qualche Sindaco, Consigliere, Assessore, Presidente di Provincia, di Unione dei Comuni del Casentino, che abbia voglia di interessarsi a quello che accade nel territorio da loro amministrato? Oppure si aprono tavoli e ci si muove soltanto in vista delle elezioni quando si è alla ricerca di voti? Vogliamo cominciare ad interessarci a certe questioni prima che sia troppo tardi? E’ opportuno muoversi e farlo in fretta, coinvolgendo, informando e mobilitando anche l’opinione pubblica ed i cittadini.
Come Cobas non rimarremo in silenzio, e ci batteremo affinchè nessuno venga sacrificato in nome del profitto.

Nell’attuale contesto economico il lavoro che c’è va distribuito quindi dobbiamo pretendere la RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO A PARITA’ DI SALARIO, una riduzione di orario che non sia temporanea ma definitiva, ed estesa a tutto il mondo del lavoro, per tutelarci dall’intensificazione dello sfruttamento e dalle ondate di licenziamenti, e per favorire le assunzioni dei disoccupati.
LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI.

COBAS LAVORO PRIVATO
(Aderente COBAS – CONFEDERAZIONE DEI COMITATI DI BASE)