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sabato, 25 Giugno 2022

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Armani…comio, il mitico bar di Santa Mama

di Elisa Fioriti – Altro che tormentone estivo: quante monetine abbiamo lasciato ai vecchi juke-box ne Gli anni per cantare e ricantare con gli 883 “Stessa storia, stesso posto, stesso bar / stessa gente che vien dentro consuma e poi va…” Ma stavolta lo sappiamo bene che ci facciamo qui, al Bar Alimentari di Santa Mama: quattro chiacchiere con Claudia Dini e Fabio Bidini, una vita insieme, e insieme anche nella gestione dell’attività, diventata per il paese un mito… da medaglia!

proprietaria

proprietario

Quand’è che vi siete lanciati in quest’avventura? Claudia: «È nell’85 che ha inizio la storia del locale, quasi un terzo figlio, nato e cresciuto a Santa Mama».

Paese consacrato alla signora Maria Bagno, come recita la targa affissa in paese, che ha rivoluzionato le cucine d’ogni dove inventando quel metodo di cottura che ne porta il nome… Claudia: «Ah ah ah visto? La grandezza sta tutta nella semplicità. A Santa Mama siamo intimamente legati: mio padre, originario di qui, si era trasferito ad Arezzo per lavoro e io, con Fabio, aretino di nascita ma santamamino d’adozione, ci sono ritornata. Facevo l’orafa, prima di aprire il negozio: un’occasione in cui ci siamo imbattuti e che abbiamo colto così, al volo. Da principio eravamo locati nello spazio che oggi ospita il Bio Forno, un po’ piccolino per noi, che fungevamo da vero e proprio emporio di paese, non solo da bar». Fabio: «Le vecchie licenze, qualunque, pure quella per la vendita di elettrodomestici, ancora ce le abbiamo: alimentari, frutta e verdura, merceria, tabacchi, giornali, ricariche telefoniche, cartoleria, articoli da regalo… un bazar!» Claudia: «Nel 2000 ci siamo spostati, comprando quest’intero fondo privato, parte di una casa padronale, e con gli opportuni lavori l’abbiamo messo a norma e modernizzato: il locale era stato sede della Cooperativa del paese; c’erano dentro un tino, botti, cavi di raccolta per il mangime… Scritti alle pareti abbiamo trovato degli appunti, tipo “Tizio ha portato tot staia di grano e ha preso tot quantità di sale”, una serie di annotazioni che registravano le pratiche di baratto assai diffuse nelle comunità rurali e nelle zone nostrane, specie durante gli anni ’30-’40».

a maria bagno

Una pratica che il nuovo locale, pur cambiando modalità d’uso, ha saputo mantenere: attorno ci sono tantissimi cartelli… che significano? Claudia: «Le nostre impressioni sulla vita!» Fabio: «Opera mia (in maggioranza, almeno). Beh, le considerazioni, le massime, le battute migliori che mi vengono in mente durante la giornata, o certi pensieri che mi vengono la notte, tendo a fissarli su carta, nero su bianco su questi cartelli, che poi appendo ai muri del negozio. Lo scarabocchio sotto la frase che sembra un 2 è la mia firma. Alcune frasi, invece, sono di amici clienti, che passando di qua a prender qualcosa, si fermano a chiacchierare e stare in compagnia, lasciando un segno. Però attenzione: come recita il cartello, “Le frasi intelligenti dette in questo locale sono puramente casuali”».

Niente a confronto con le bacheche dei social network, che a suon di clic portano le persone a stringere meri rapporti digitali… Fabio: «Assolutamente. Questo posto, dove la gente, habitué o di passaggio, è sempre venuta, magari non per le spesone mensili ma per i vari acquisti giornalieri, è diventato nel tempo più di una bottega: è un luogo di ritrovo, di riferimento per il paese, un luogo sociale, dove sentirsi fra amici. Passati i trent’anni di attività, il classico rapporto di fiducia tra commerciante e cliente è sconfinato in un’amicizia autentica, in profondi, quanto rari, legami di confidenza. Sento di avere non tanto una bella clientela, ma un branco di amici, che mi vengono a trovare in orario di lavoro, anziché andarli io a cercare dopo la chiusura. E vivere circondato dalle persone a cui tengo mi fa dimenticare la fatica, i sacrifici (tanti) necessari a mandare avanti il negozio».

Questo avrà indotto la CONFESERCENTI di Arezzo a candidarvi al concorso provinciale per esercizi storici? Claudia: «Sì, certo. L’averci selezionato tra venti attività storiche della provincia di Arezzo, in Casentino gli unici, e oltretutto premiato, lo scorso maggio, alla cerimonia che si è svolta a Firenze, ci ha riempito il cuore di soddisfazione. Hanno vinto la nostra autenticità, la spontaneità, la perseveranza, perché in molti avrebbero preferito chiudere, contando le difficoltà economiche e di gestione che si devono affrontare nel quotidiano». Fabio: «Ma come potremmo mollare? Chissà già come farò quando andrò in pensione…» Claudia: «A Santa Mama la vita comunitaria fa perno su questo posto. Ridiamo e piangiamo insieme, ci confidiamo, ci aiutiamo a vicenda. Come in famiglia: una famiglia allargata al paese. Entrambe le mie figlie (una ora a Firenze, l’altra a Capolona) son cresciute in negozio, con decine di nonne a portarle a spasso da bambine. Presto si trasferiranno nuove persone nella casa qua davanti. E speriamo che la pista ciclabile avvii una prospettiva di cambiamento. L’impegno comune, infatti, sta nell’impedire che il paese si spopoli totalmente, a garanzia di un futuro».

Gli anni delle immense compagnie… Gli anni di “Che belli erano i film” / gli anni dei Roy Rogers come jeans / gli anni di “Qualsiasi cosa fai” / gli anni del “Tranquillo, siamo qui noi, / siamo qui noi”.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 284 | Luglio 2017)

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