Ci sono già arrivate numerose segnalazioni di piccoli azionisti casentinesi disperati: la Banca Etruria è stata “salvata” con i loro risparmi.
Citiamo in merito le dichiarazioni di Rossano Soldini, storico industriale aretino, ormai ex socio della BPEL che parla di una vera e propria ingiustizia: “A pagare sono stati gli azionisti e gli obbligazionisti titolari di subordinate che sappiamo essere piccoli risparmiatori, famiglie, operai che avevano nel tempo creato il loro tesoretto nella banca del territorio pensando che fosse al sicuro. Non si è trattato certo di speculatori, ma di semplici risparmiatori. E questo è profondamente ingiusto, credo non sia mai successo prima d’ora che a pagare le cattive amministrazioni di una banca, per lo più popolare, fossero i risparmiatori.”
Nei giorni scorsi il Governo ha approvato il cosiddetto decreto salva-banche: 3,6 miliardi di euro messi a disposizione da Intesa Sanpaolo, UniCredit e Ubi, per salvare quattro istituti del centro Italia, Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio (quella del papà del ministro Boschi), Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti e Cassa di Risparmio di Ferrara.
Il Governo ha gestito nel modo peggiore la situazione, lasciando ai dirigenti dei quattro istituti piena libertà di utilizzare le risorse e il risparmio dei cittadini in modo scriteriato, favorendo i soliti, per poi decidere di scaricare tutto sugli azionisti e in parte pure sui contribuenti.
E non è vero che, in questa operazione, non ci sono costi per lo Stato. La Commissaria europea per la Concorrenza Vestager ha citato l’utilizzo di fondi pubblici, seppur ridotti ‘al minimo’. Mentre Intesa San Paolo racconta dell’impegno finanziario di Cassa depositi e prestiti in caso di incapienza del Fondo alla scadenza del finanziamento.
Alcuni nostri lettori coinvolti nella vicenda ci hanno già segnalato la possibilità di ricorrere ad una class action specifica contro Banca Etruria.