Arriva puntuale il comunicato di Bernardini contro l’accorpamento del distretto sanitario del Casentino con quello della Valtiberina e ci lascia con l’amaro in bocca. Come chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. In tutti questi mesi in cui una parte del Casentino, noi inclusi, ha denunciato una situazione sanitaria che si stava deteriorando con la chiusura del Punto Nascita e la riduzione di tanti altri servizi, Bernardini ha invitato tutti alla calma, a non creare allarmismi e ha promosso la bontà dei famosi Patti territoriali. Oggi, già disattesi quei Patti, il distretto viene unito a quello oltre la Libbia. Abbiamo letto da qualche parte che Bernardini ora, solo ora, “chiama alla mobilitazione tutta la vallata” (sic!). Forse è tardi e se ci sarà quella chiamata non appare per niente credibile. Perchè non si è difeso il Punto Nascita con la stessa veemenza con cui si difende il distretto? Perchè si vuole credere ancora a chi sta facendo di tutto per ridimensionare i servizi dati ai casentinesi? E non capiamo nemmeno perchè Bernardini, speranza e simbolo di tanti della battaglia al potere PD in zona, si sia appiattito su posizioni di sostegno a questa politica, divenendo più realista del re. Infine appare quanto mai grottesco l’appello “accorato” al vicerè casentinese Ceccarelli, responsabile politicamente di tutto con i suoi compagni di giunta a Firenze. Forse era meglio appellarsi, fin da subito, ai cittadini casentinesi. (Il Badalischio)

Il Sindaco di Bibbiena Daniele Bernardini, all’indomani della Conferenza regionale dei sindaci tenutasi ieri a Firenze, ribadisce il suo “no” all’accorpamento dei distretti Casentino e Valtiberina. Ecco la sua riflessione integrale: “Ieri in sede di Conferenza dei Sindaci, ci è stato riproposto l’accorpamento tra Casentino e Valtiberina. La prima cosa che vorrei stigmatizzare è una questione di metodo e di merito: è mancata completamente la condivisione di un percorso con i territori. Nonostante avessimo espresso a chiare lettere i nostri pesanti dubbi sull’operazione, la proposta iniziale ci è stata puntualmente riproposta. Le comunità, con i loro valori, non hanno avuto neppure un minimo peso in tutto questo. La seconda considerazione che faccio è di carattere tecnico. La zona distretto è definita “ambito ottimale”di interventi socio-sanitari integrati. La fusione tra due distretti così diversi come Casentino e Valtiberina è in netto contrasto con questo assunto di base. A questo si aggiunge una cosa ben più grave. La legge regionale 84 ( nell’articolo 91) parla di un principio generale che dovrebbe regolare la revisione degli ambiti, ossia il numero degli abitanti, l’estensione del territorio, il numero dei comuni, il rispetto delle zone disagiate e di confine, le zone montane, la loro identità territoriale, le esperienze socio-sanitarie consolidate. In sostanza la proposta dell’Assessore si scontra palesemente con una legge regionale.

C’è poi una questione di correttezza. Avevamo chiesto a suo tempo un quadro di riferimento sui servizi attuali e gli eventuali vantaggi che la fusione avrebbe potuto portare, e questo per una questione di trasparenza nei confronti dei nostri cittadini. Ad oggi niente di tutto questo ci è stato fornito. Mi rimane difficile, poi, comprendere come a livello di governance si possa intervenire su territori tanto eterogenei per storia, valori, prassi ed esperienze. Se da qui si passa poi alla perdita inevitabile di rappresentanza politica di un territorio come il Casentino, il quadro è davvero inaccettabile. Ribadisco pertanto il mio convinto “no” a questa proposta. Il Casentino, con la firma del Patto per la sanità, ha già dimostrato grande responsabilità e maturità. Pertanto rigiro alla Regione e al suo Assessore di riferimento, un gesto di responsabilità, ossia la realizzazione puntuale di ogni passaggio del Patto da noi sottoscritto, prima di parlare di eventuali fusioni.

Infine un appello accorato all’Assessore regionale di riferimento per il Casentino, affinchè si faccia avanti per sostenere la nostra terra in questo percorso. I cittadini che abitano in montagna hanno bisogno di essere sostenuti e non che venga loro sottratto peso politico e opportunità”.