di Luca Tafi e Giorgio Renzi – In pompa magna la giunta Vagnoli ha annunciato il nuovo regolamento per le case popolari. Con un po’ di imbarazzo e pudore l’Assessore Caporali ha tentato di farlo passare per un semplice recepimento del “nuovo regolamento regionale che modifica le regole di accesso agli alloggi di edilizia popolare puntando sull’equità”.

In realtà le cose non stanno cosi e la giunta Vagnoli ha voluto lanciare un segnale da leghisti di accatto (per chi non avesse ancora capito da che parte stanno i finti civici) facendo sotto sotto passare il messaggio “prima gli italiani” anzi prima i bibbienesi o anche i sociani se le case da assegnare saranno a Soci.
Ma noi non vogliamo entrare in merito ai bizantinismi del regolamento attraverso i quali in realtà si veicolano precisi messaggi politici, che poco hanno a che fare con la gestione amministrativa. Anche se è dibattito nazionale quello sulla assurdità di chiedere per gli immigrati certificati dei consolati per stati che, come noto, non hanno né catasti né censimenti, per cui non si capisce chi e che cosa dovrebbe attestare e certificare.
Che questo annuncio abbia solo un valore di messaggio politico è testimoniato da un fatto molto semplice: non ci sono case da assegnare a Bibbiena.
Ma ai nostri giovani amministratori sarà bene ricordare qualcosa del passato, perché, si sa, loro vivono nel presente e non sono interessati al passato.
Qualcuno ricorda cosa succedeva a Bibbiena negli anni 70/80. quando gli alloggi popolari si costruivano davvero e c’erano appartamenti da assegnare.?
Allora la vulgata diceva che i napoletani o in genere gli immigrati dal sud Italia ci “rubavano” tutti gli appartamenti perché risultavano sempre primi nelle graduatorie- Oggi il problema si ripete con il concetto più generale e aggiornato di immigrati . Insomma nihil sub sole novi, direbbero i latini. Ci sono sempre altri che ci invadono e ci rubano i diritti.
Ma. come detto prima, il problema che vogliamo porre oggi è un altro. Non ci sono appartamenti da assegnare. In dieci anni di amministrazione Bernardini non ci sembra che sia stato costruito nessun alloggio popolare. Se non sbagliamo ci sembra che gli ultimi alloggi popolari costruiti a Bibbiena siano quelli delle ex Monache negli anni 90. La politica della cosiddetta lista civica è stata quella di accontentare chiunque volesse costruire e dovunque volesse, tanto per incassare oneri di urbanizzazione, senza pensare, non diciamo tanto ad un corretto uso del territorio (sarebbe pretendere troppo), ma anche semplicemente ai futuri bilanci del Comune. Pensiamo che oggi Vagnoli si troverò a fare i conti con questa politica scriteriata e miope, che ha visto pullulare il nostro territorio di ville e villette, non certo di morti di fame. E spesso disabitate, realizzate solo come investimento e non per reali bisogni abitativi.
Ma torniamo alle case popolari. Nello stesso comunicato del comune si legge “Bibbiena ha a disposizione 77 alloggi popolari tutti occupati, ai quali tra qualche mese se ne aggiungeranno altri 8 entrati a seguito della partecipazione ad un bando della Regione Toscana.”
Insomma è chiaro che non ci sono alloggi da assegnare. I futuri 8? Che siano quelli in San Lorenzo? Aspetta e spera…! E vero che possono essere acquistati alloggi costruiti da privati e non venduti. Ce ne dovrebbero essere diversi, per i motivi sopra detti. Ma quanti avranno le caratteristiche da “alloggi popolari”?
Da una giunta seria ci aspetteremmo un programma concreto di realizzazione di nuovi alloggi popolari, magari riattivando anche i piani PEEP o, ancora meglio, individuando vecchi edifici da ristrutturare o anche con accordi mirati con imprenditori delle costruzioni. Se invece di prevedere solo nuove aree commerciali si fosse pensato anche agli alloggi popolari, magari anche nella zona dell’ex lanificio di Soci, oggi avremmo qualcosa da offrire a chi cerca casa.
Ma intanto ci accontentiamo del nuovo regolamento. Prima gli italiani… ma non si sa per che cosa!