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venerdì, 17 Aprile 2026

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Bibbiena: scale ancora… immobili

di Fabio Bertelli – Il primo luglio del 2017 vennero inaugurate le scale mobili che collegano il piazzale John Lennon con il museo archeologico di Bibbiena. Quest’opera, che sembrava rappresentare un qualcosa di utile per rivitalizzare il centro storico, si è rivelata sin da subito un vero e proprio fallimento dato dal susseguirsi di problematiche che ne hanno reso il funzionamento altalenante. Negli ultimi anni risulta essere funzionante, a tratti, solo la prima rampa di scale, mentre la seconda è ferma. Ciò, come è ovvio che sia, rappresenta un insieme di problemi abbastanza evidenti.

Il presente articolo avrebbe dovuto fungere da mediatore tra le domande e le accuse del gruppo di opposizione in Consiglio comunale, rappresentato da Silvia Rossi, e quelle che sarebbero dovute essere le risposte da parte dell’Amministrazione comunale. Purtroppo, sicuramente a causa dei numerosi impegni e, forse, anche per mancanza di risposte e spiegazioni concrete, non è stato possibile entrare in contatto con nessun rappresentante della Giunta e della maggioranza. Nella speranza che in futuro l’ufficio stampa del Comune possa fare un comunicato per rispondere sulla situazione, per il momento ci facciamo bastare le parole di Silvia Rossi con le sue lucide ed interessanti riflessioni contornate da domande più che lecite.

Silvia, ti chiedo genericamente le principali problematiche legate alle scale mobili. «Partirei dalle origini, quando, ormai nove anni fa il progetto ha iniziato subito con il piede sbagliato, in quanto i costi finali dell’operazione sono stati circa tre volte superiori rispetti a quelli che erano stati considerati. Aldilà di quelle che possono essere state le prime problematiche di livello economico, era chiaro sin da subito che il progetto risultava avere in sé una falla non di secondaria importanza: il fatto che le scale fossero all’aperto. Come facilmente intuibile, nel corso del tempo, i fenomeni atmosferici come piogge e ghiaccio avrebbero necessariamente dato dei problemi nel funzionamento, come si è prontamente verificato già alcuni mesi dopo l’inaugurazione. Da allora le cose non sono andate certamente migliorando e, nonostante i numerosi interventi di manutenzione, che sono costati non poco alle casse comunali, non si è mai arrivati ad un risultato che possa considerarsi soddisfacente. Da due anni a questa parte, ormai, si è assistito ad un quasi totale abbandono della questione, lasciando il funzionamento delle scale mobili a metà, con attiva solamente la prima rampa, anch’essa con delle periodiche interruzioni. Ciò, come è evidente che sia, ha creato non poche difficoltà a persone con problemi deambulatori e a genitori con passeggini che, ritrovatisi a metà del percorso, hanno dovuto arrangiarsi per riuscire a completare la salita verso il centro storico».

La soluzione, per te, è lo smantellamento? «Assolutamente no, per una serie di motivazioni. Innanzi tutto, smantellare significa spendere molto denaro, andando a rilevare il completo fallimento di questo progetto. Inoltre, ciò non farebbe altro che aumentare i cantieri non finiti e i numerosi ecomostri presenti nel nostro territorio. Detto ciò, secondo me, questa opera, se valorizzata e completata nel giusto modo, rappresenta veramente un’occasione per cercare di rivitalizzare il centro storico bibbienese. Soprattutto da quando è avvenuto l’ampliamento del piazzale John Lennon, che è diventato un importante parcheggio soprattutto per i turisti, le scale mobili hanno iniziato a rappresentare un’occasione per garantire un accesso rapido e comodo per quelle persone che vogliono spendere un’intera giornata nel centro storico di Bibbiena. Quindi, personalmente ritengo che le scale mobili abbiano, o meglio, potrebbero avere, una loro funzionalità importante. Tuttavia, sono necessari degli interventi affinché queste possano essere finalmente funzionanti senza che vi sia il bisogno di una manutenzione (che significa soldi) un mese sì e l’altro pure. In linea di massima ritengo che la soluzione migliore sarebbe la costruzione di una copertura che eviterebbe tutte le problematiche legate ai fenomeni atmosferici, i quali vanno pesantemente ad impattare sugli ingranaggi e i meccanismi che fanno funzionare le scale».

Quali sono le colpe dell’attuale Amministrazione Comunale? «La colpa è stata quella di essersi totalmente disinteressati del problema. Se da una parte è vero che l’attuale Amministrazione ha ereditato un problema di vecchia data, è altrettanto vero che c’è una sorta di continuità, data anche dalla figura dell’Assessore ai lavori pubblici. È mancata, e manca tutt’ora, la capacità di gestire in alcun modo il problema, lasciando tendenzialmente le cose invariate e procedendo a rinviare costantemente una programmazione efficiente che potesse risolvere le numerose problematiche. Lavarsi le mani alla Ponzio Pilato o spiegare i costanti malfunzionamenti con atti di vandalismo, come il fatto che venga ripetutamente premuto il pulsante del blocco, non possono essere certamente delle soluzioni efficaci. Ciò che rende ancora peggiore la situazione è il fatto che in tutti questi anni il Comune ha sempre pagato una ditta per la manutenzione, anche se i risultati non si sono mai visti. Ad oggi, nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche risulta essere in programma un progetto per la copertura delle scale mobili per un investimento di circa 250mila euro. La mia speranza è che questo progetto esista veramente, dal momento che non sarebbe la prima volta che nel piano delle opere pubbliche si mettono progetti che poi vengono puntualmente rimandati di anno in anno, potendoci inserire non solo ciò che è stato finanziato ma anche quello che si vorrebbe (o dovrebbe) fare. Per il momento risulta che sia stato comunicato alla ditta che lo gestisce il fermo dell’impianto a partire dal primo gennaio. Tale fermo sarebbe dovuto alla necessità di stipulare un nuovo contratto con una nuova ditta per completare l’obbligatoria revisione decennale. Altra necessità è quella di stipulare anche un nuovo contratto per la manutenzione».

Per concludere, quali risposte vorresti avere dall’Amministrazione? «Per prima cosa vorrei sapere, e come me credo anche i concittadini, se c’è già effettivamente un progetto serio e chiaro approvato dalla Soprintendenza o se è soltanto un’idea che deve lontanamente concretizzarsi. Dopodiché, mi piacerebbe sapere se ritengono o meno questo impianto come un’infrastruttura strategica e funzionale, anche per incentivare il turismo nel paese. Ultima ma non per importanza, vorrei sapere, anche da commerciante del centro storico quale sono, se da parte loro c’è la consapevolezza che il malfunzionamento di queste scale abbia portato ad un ulteriore peggioramento del modo di vivere Bibbiena da parte dei turisti i quali, in più di un’occasione, hanno vissuto negativamente la loro esperienza in paese (oltre a tutte le altre evidenti problematiche del centro storico)».

Quel poco che si è potuto evincere dal Consiglio del 10 febbraio 2026, l’unico modo che abbiamo per provare a rispondere alle perplessità di Silvia, in merito alla questione è che non vi è ancora un progetto definito approvato dalla Soprintendenza. L’unica idea, della cui concretezza non è dato sapere, è provare a fare una copertura sulla falsa riga di un progetto approvato a Cortona su un impianto simile. Tuttavia, non si hanno informazioni chiare ed utili su tempistiche e finanziamenti.

Ringraziamo nuovamente Silvia per essere stata disponibile e per aver detto la sua opinione per quanto riguarda l’ormai evidente problema del malfunzionamento, o per meglio dire del non funzionamento, delle scale mobili di Bibbiena.

Dispiaciuti per non aver potuto fornire ai nostri lettori un contradditorio, che sicuramente avrebbe fatto maggiormente luce sulla questione e avrebbe dato maggiori possibilità di interpretazione della situazione, restiamo a disposizione nella speranza di ricevere una risposta dall’Amministrazione comunale. Dalla nostra non ci resta che sperare che la faccenda possa finalmente trovare una lieta conclusione.

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