“La Borri vive la situazione di difficoltà di ogni altra azienda del settore – commenta Nicola Vigiani, della Fiom Cgil. – Abbiamo quindi la cassa integrazione ordinaria per una decina di addetti e sia la Rsu che la Fiom seguono con attenzione l’evolversi della situazione tanto che hanno già in programma un incontro con l’azienda per i prossimi giorni. Non comprendiamo, quindi, le dichiarazioni formulate da un sindacato, ‘Cobas Imprese Private’ che è assolutamente sconosciuto in Borri e che mai fino ad oggi aveva fatto sentire la sua voce. Anche se esistesse (e finora non ha mai dimostrato di esistere) deve fare affermazioni corrette. Ricordo, quindi, che negli ultimi mesi si sono verificate carenze di commesse. Una purtroppo normale fase di crisi che ha portato l’azienda a chiedere il ricorso alla cassa integrazione. Quella ordinaria e non certo quella straordinaria. Questa forma di ammortizzatore sociale, in quanto “congiunturale”, ha carattere temporaneo, può essere richiesta dall’Azienda senza necessità di accordo sindacale e,a differenza di quella straordinaria, non prevede l’obbligo di rotazione e non può essere continuativa prevedendo riprese produttive. Un’altra non corretta valutazione di Cobas Imprese Private è sui lavoratori che vengono definiti in cassa integrazione a zero ore. In realtà sono in fase di utilizzazione anche ferie e permessi residui che vanno ad aggiungersi alla cassa integrazione e il meccanismo della rotazione è previsto nel testo dell’accordo subordinato a esigenze tecnico produttive, dipendendo quindi dalla mansione del personale interessato”.
Vigiani ricorda anche l’impegno di Rsu e Fiom per armonizzare i trattamenti delle due aziende Borri e Astrid che ha come obiettivo un accordo integrativo unico che vada a riconoscere parità di diritti tra i lavoratori delle due aziende. Non ci sono stati e non ci saranno riconoscimenti differenziati per i lavoratori Borri e Astrid, così come previsto dagli accordi di armonizzazione votati dagli addetti con 141 votanti: 118 si, 16 contrari, 6 bianche e 1 nulla.
“Riteniamo che la pluralità sia alla base della democrazia sindacale – commenta Alessandro Mugnai, Segretario provinciale della Cgil. – Ma la sigla COBAS Imprese Private era e rimane sconosciuta all’interno della Borri. Una pseudo sigla della quali ci chiediamo se ci sia veramente bisogno e che può portare solo confusione e incertezza. Non è una componente RSU, non ha mai fatto parte della delegazione trattante sia in Borri che, per quanto mi risulta, nel resto della provincia. L’unica lista presentata è stata quella della Fiom che ha avuto 140 voti validi su 145 votanti a fronte di 200 aventi diritto. Ben venga, comunque, un’altra sigla ma si arrivi, possibilmente, anche alla certificazione prevista dal Testo Unico sulla rappresentanza e sulla rappresentatività sindacale. Tutti siamo impegnati a fronteggiare la crisi e a sostenere le possibilità di sviluppo. E per far questo servono sindacati con reale e forte rappresentanza per difendere lavoratori in carne e ossa”.