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lunedì, 28 Novembre 2022

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BORRI: smentite le voci di vendita. Continua la vertenza per il lavoratore licenziato

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di Mauro Meschini – Si torna a parlare di lavoro in Casentino, di lavoro vero. Di quello che si teme possa avere termine e di quello caratterizzato dal conflitto.
Nelle scorse settimane, se pur non collegate tra loro, due notizie hanno acceso l’attenzione sulla BORRI di Soci. La prima riguardava il licenziamento di un lavoratore, rappresentante sindacale dei COBAS all’interno dell’azienda, che aveva provocato l’immediata reazione dei sindacati di base e la formale apertura di una vertenza. La seconda, rimasta a livello di voci non confermate, era relativa alla possibilità che si potesse giungere ad un cambio di proprietà.
Su entrambe le vicende abbiamo potuto raccogliere alcune dichiarazioni da Andrea Bigozzi, responsabile finanziario e risorse umane della BORRI. È stato lui a smentire categoricamente le voci che circolavano sul futuro dell’azienda: «Non ci sono all’ordine del giorno progetti che prevedono un cambio di proprietà e non ci sono in programma riduzioni di personale. Certo – ci ha fatto presente – la situazione non è facile per nessuno, ma anche per il 2016 l’azienda ha redatto un bilancio che prevede una piccola crescita. Quindi ci sarà da lavorare e impegnarsi ancora di più per raggiungere i migliori risultati che ci siamo posti come obiettivo».
Sull’altra questione Bigozzi in pratica ha confermato che le motivazioni che avevano spinto l’azienda a prendere la decisione di licenziare il lavoratore sono ancora pienamente valide e che, in caso di ricorso, sarebbe stato un giudice a prendere la decisione definitiva.
In effetti sembra questo l’epilogo, ormai inevitabile, di questa vicenda.
Infatti anche David Puri, il lavoratore licenziato con cui abbiamo parlato durante una conferenza stampa in strada organizzata dai COBAS nei pressi dei cancelli della BORRI, è orientato a seguire questa strada.
«Sono stato licenziato 4 mesi fa, nel momento in cui è nato il mio secondo figlio. Ho voluto prendere un po’ di tempo per riflettere perché di fronte ad una richiesta di risarcimento danni di oltre 90.000 Euro qualsiasi iniziativa deve essere ben valutata. Adesso, anche in accordo con il mio sindacato, i COBAS, abbiamo deciso di andare avanti e di fare ricorso in Tribunale dove chiederemo il reintegro e vedremo cosa succede. Certo non sarà una vertenza semplice perché pur non facendo riferimento alle recenti norme del Jobs Act, già la Fornero ha introdotto modifiche all’articolo 18 prevedendo il reintegro solo in casi particolari. Comunque ci proveremo perché pensiamo di avere tutte le ragioni per farlo».
In attesa di conoscere l’esito di tutta questa vicenda, che tutti avrebbero probabilmente preferito non fosse mai iniziata, abbiamo raccolto anche il punto di vista di Federico Giusti, della Confederazione COBAS, che ha voluto proporre una riflessione più generale, che riguarda il nostro territorio ma anche la situazione dell’intero mondo del lavoro.
«Chiediamo un impegno alla RSU della Borri, alle organizzazioni sindacali e alla stessa FIOM del Casentino non capiamo la ragione per la quale sono stati silenti rispetto a questo licenziamento. In questo ultimo periodo ci sono molte iniziative che stanno portando avanti i lavoratori del sindacato di base, lavoratori della CGIL e tanti altri lavoratori anche non iscritti alle organizzazioni sindacali.
I procedimenti disciplinari, tanto nel pubblico impiego come nel privato, sono ormai armi di distrazione di massa. Si individuano e colpiscono i lavoratori che rivendicano diritti, non solo diritti civili, ma anche diritti sociali, il diritto ad una giusta retribuzione, al rispetto del contratto nazionale, a non avere delle deroghe ai contratti nazionali che spesso a livello locale i sindacati concedono e fanno si che si deteriorino le condizioni stesse in cui operano i lavoratori.
Noi crediamo che mai come in questo momento abbiamo avuto tanti licenziamenti, è una situazione che ci riporta agli anni ’60, agli anni ’50. Ogni giorno c’è un licenziamento politico, perché politici sono i licenziamenti che colpiscono i lavoratori, seppur travestiti da licenziamenti disciplinari.
Non più tardi di 15 giorni fa abbiamo scongiurato, con una serie di blocchi ai cancelli, 4 licenziamenti di natura economica dell’indotto Piaggio, un quinto è ancora in sospeso e questo lavoratore ha solo una colpa, che è quella di aver concluso un accordo che ha portato il buono mensa a tutti i lavoratori con una spesa che l’azienda dell’indotto Piaggio non voleva assolutamente sostenere. Come vediamo nel momento in cui il sindacato svolge il suo lavoro, quando non viene meno ai principi e alle pratiche conflittuali il sindacato viene colpito e si colpiscono i soggetti che si espongono maggiormente. È in ballo la Democrazia nei luoghi di lavoro, al tempo del Jobs Act lo avevamo detto che avrebbero abbattuto anche i residuali spazi di Libertà e di Democrazia.
Siamo tornati anche all’uso delle telecamere nei luoghi di lavoro, queste erano proibite dall’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori che il Jobs Act ha attenuato, consentendo di tornare al controllo dei lavoratori.
Per quanto riguarda il caso specifico del licenziamento del delegato sindacale David Puri, questo avviene in una Provincia e in un Casentino dove troppe chiusure di fabbriche sono passate sotto silenzio, dove si sono persi centinaia di posti di lavoro senza un’adeguata opposizione sindacale e sociale».

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