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mercoledì, 22 Settembre 2021

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“Cacciatori” di storia. Proseguono le scoperte di Lorenzo Campus e Michele Bianchini

di Riccardo Buffetti – In precedenti articoli vi avevamo presentato le attività di Lorenzo e Michele, due giovani ragazzi casentinesi legati da un filo conduttore che li accumuna: la passione per la storia. Un sentimento che li sta portando a lavorare molto sulla ricerca e sul campo. Infatti, è notizia di poche settimane fa, l’ennesima scoperta del team, che ha riportato in superficie degli avvenimenti accaduti nel nostro territorio durante la Seconda Guerra Mondiale.

Lorenzo, Michele, cosa è emerso di nuovo dai vostri ultimi ritrovamenti?
«Siamo riusciti a tracciare il curioso e interessante percorso di un frate cappuccino, arruolato come soldato nelle truppe tedesche. Il suo nome era Emil Walpert. Tutto è nato grazie ad un caro amico di Lorenzo proveniente da Bologna che, sapendo l’interesse che abbiamo per questo tipo di materiale, ci ha inviato un santino pubblicato nel 1946 in Germania che racconta la vita di questa persona. La traduzione è stata tutt’altro che semplice in quanto si tratta di una forma gotica di scrittura particolare denominata Sutterlin. Una volta decifrato il testo abbiamo scoperto che Emil era un frate cappuccino che aveva iniziato gli studi a Schweigern. In quel periodo in Germania la Cancelleria riuscì ad arruolare nella Wehrmacht oltre 18 mila tra preti e monaci, strappandoli di forza dalla loro realtà. Indossò ufficialmente i panni da soldato nel 1942, ipotizziamo che possa aver fatto tutta la campagna d’Italia e che abbiamo combattuto con la quindicesima Panzergrenadier Division, unità formata in Sicilia.
È finito nelle nostre zone dopo i combattimenti a Monte Lignano, punto cruciale nel rallentamento delle truppe alleate in direzione Firenze. La zona del Casentino era molto importante perché il promontorio di Bibbiano era un punto strategico: si trovava a guardare l’attuale statale 71 e la parte rivolta verso il Valdarno, comprendendo i territori della Crocina e Talla. Dopo gli aspri combattimenti nella località di Giovi vicino a Capolona, i soldati tedeschi furono mandati tutti nella zona tra Poggio Grillo e Carra, dove dovettero sopportare diversi attacchi dalle unità inglesi. La particolarità del santino si lega a questa vicenda anche per lo spazio temporale e la descrizione dei luoghi molto accurati e precisi, così riportarti: “Piangiamo nostro figlio, morto nel piccolo paese di Vitinano nel ’44. Ora giace seppellito tra due alberi”. Ma da una ricerca successiva è stato constatato che la salma è stata trasferita nel tempo a Pomezia: non era desueto, nel dopoguerra, tornare a cercare le tombe dei soldati per riportarli nel luogo d’origine. Un’altra particolarità del santino è quando viene riportato il combattimento nella zona di Bibbiano: Emil, ferito da una scheggia alla testa, riuscì ad arrivare nella chiesa del paese e, mentre fuori volavano bombardieri e caccia, si recò dal prete e gli chiese di poter indire messa. Il prete concesse a lui questo favore, prima di perire».

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Avete il merito di portare avanti ricerche nel nostro territorio, e non solo, davvero molto importanti per la cultura e per le ricostruzioni storiche dello stesso. Vi siete prefissati un obbiettivo in merito?
«L’obbiettivo sostanzialmente è quello di fare studi storici a 360 gradi focalizzandosi su episodi e fatti che hanno interessato la zona della provincia di Arezzo, anche controversi, discussi e non. Attualmente stiamo anche portando avanti, incoraggiati dagli studi di Michele, la ricerca di tutti gli aerei caduti durante la Seconda Guerra Mondiale in Arezzo, Siena e Firenze. Finora abbiamo localizzato oltre venti velivoli in tutta la provincia, di cui ben 8 in Casentino (dal Passo della Calla a Subbiano). Interessante è la storia della “Battaglia Aerea di Poppi” avvenuta il 25 aprile del 1944 dove Jurgen Harder, asso dell’aviazione germanica, riuscì ad abbattere un bombardiere. Leggenda vuole che l’uomo, rimasto con i mitragliatori inceppati, si schiantò contro la fortezza volante. Oltre alla ricerca documentale qui ci siamo mossi anche sul campo, effettuando delle indagini fra le persone anziane del luogo. Dalle ricerche qualche pezzo interessante è venuto fuori (peso d’acciaio della coda dell’aereo) e siamo riusciti a capire l’esatta posizione della caduta dell’aereo grazie al ritrovamento di frammenti del blocco motore. A proposito di teorie, immaginiamo che conosciate la storia della testa del fauno di Michelangelo del Castello di Poppi: la stenografia narra che delle opere vennero razziate da un gruppo di S.S., scalmanate, che entrarono a forza dentro il castello. Ma da un libro pubblicato negli anni ’70 in Germania contenenti le memorie di un generale che combatteva in queste zone, ricorrono queste parole: “quando arrivammo a Poppi, non tutti i camion potettero attraversare il ponte e vista la fretta di farlo esplodere, abbiamo messo alcune opere in una cassetta di legno e lasciate all’interno del castello”. Da qui una domanda più che lecita: che fine hanno fatto queste opere? Poi abbiamo ritrovamenti sul campo di oggetti freschi: come il famigerato coltello “kukri”, affilatissimo e pesante, temuto e letale utilizzato dai Ghurka nel corpo a corpo, lo ritroviamo nella battaglia per l’Alpe di Catenaia insieme ai “simpatici” utensili “Taglia Orecchie”, i quali avevano come scopo “non ufficiale” di strappare via un lobo di orecchio da un avversario ucciso per formarci collane che avrebbero dimostrato al capo il termine della missione. L’ultimo ritrovamento è stato a Giovi: un elmetto con un mimetismo particolare, probabilmente dello stesso reparto di Emil Walpert».

Una così grande collezione meriterebbe posto in un museo, siete d’accordo?
«Il nostro sogno sarebbe quello di creare un punto di riferimento per il territorio anche per delle rievocazioni storiche: farle partire da Cortona e arrivare fino al Casentino per fare una sorta di “strada della liberazione” che attirerebbe un turismo di nicchia, quindi persone interessate ai pezzi di storia, ma anche il cittadino curioso di scoprire cosa è accaduto in quegli anni nel proprio territorio. Sarebbe bello poter mettere a disposizione la nostra collezione per promuovere questo tipo di attività».

(tratto da CASENTINO2000 | n. 328 | Marzo 2021)

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