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venerdì, 1 Luglio 2022

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Casentino, terra degli alberi di Natale

di Marco Roselli – L’albero quale simbolo del rinnovarsi della vita è un tema della tradizione pagana ed è presente sia nel mondo antico che medievale. Per esempio i Druidi, i sacerdoti celti, fecero dell’abete un simbolo di vita e lo onoravano in varie cerimonie.
La tradizione cristiana dell’albero di Natale è molto antica (VII secolo d.c.) ed è legata al culto di San Bonifacio.  Il Santo, in un lontano dicembre, salvò la vita ad un fanciullo che stava per essere sacrificato al dio pagano sotto a una quercia sacra.
Successivamente il mistico abbatté la grande pianta, ai piedi della quale venne trovato un piccolo abete, che il missionario tagliò ed affidò alla gente del luogo, come simbolo della nuova vita.
A quell’albero venne dato il nome di “albero di Gesù Bambino”.
Per molto tempo la tradizione dell’albero di Natale è stata tipica delle regioni a nord del Reno; sembra che già nel 1441 a Tallin, in Estonia, un grande abete fosse eretto nella piazza del municipo e che i giovani ballassero attorno all’albero alla ricerca dell’anima gemella. Fra i primi riferimenti storici alla tradizione dell’albero di Natale annotiamo una cronaca di Brema del 1570, la quale riporta che un abete fosse stato decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta.
A tutt’oggi la cultura dell’albero di Natale è ormai universalmente accettata anche nel mondo cattolico, che spesso lo affianca al tradizionale presepe.
Ne è riprova anche la tradizione, introdotta durante il pontificato di Giovanni Paolo II, di allestire un grande albero di Natale nel luogo simbolo del cattolicesimo mondiale, in piazza San Pietro a Roma.

Produzioni in Casentino In Italia, sul finire degli anni ’90, a fronte di una domanda crescente di alberi di Natale, si è assistito sia ad un aumento delle superfici interessate da questa coltura, sia ad un maggior ricorso all’importazione di piante finte, cioè di alberi di Natale già pronti per essere venduti al consumatore.
La produzione di questi alberi si è estesa sia nelle Regioni del Nord che in quelle meridionali del Paese, trovando nei terreni marginali aree idonee per la coltivazione.
In provincia di Arezzo e Pistoia, nel 1995, la coltivazione dell’albero di Natale interessava una superficie stimabile intorno ai 1.000 ettari, effettuata per lo più su ex coltivi, in ambito collinare e montano.
La coltura è particolarmente importante in Casentino, nei comuni di Montemignaio e Castel San Niccolò, dove l’abete natalizio si produce da generazioni, così come nei comuni di Pratovecchio-Stia e Poppi.
Nei territori sopra citati la produzione degli alberi di Natale assume una non trascurabile importanza socio-economica in quanto, oltre a rappresentare un sostentamento del reddito nelle zone svantaggiate, contribuisce a mantenere una presenza umana fondamentale per la prevenzione dei rischi idrogeologici e da incendio.
Come noto, le montagne appenniniche sono piuttosto fragili e solo attraverso il mantenimento di un presidio agricolo in grado di regimare le acque meteoriche è possibile salvaguardare concretamente il fondovalle. Le sistemazioni dei terrazzamenti e delle affossature, assieme alle lavorazioni ordinarie, diminuiscono enormemente il ruscellamento di piogge che cadono con sempre maggiore violenza in tempi molto brevi, a causa dei cambiamenti climatici.

Piante provenienti da coltivazioni controllate Gli abeti ad uso natalizio vengono coltivati come una qualsiasi altra pianta ornamentale e provengono da vivai autorizzati dalla Regione Toscana con apposita iscrizione. Ogni singolo abete è accompagnato da cartellino identificativo riportante i dati dell’impresa produttrice con il relativo codice di autorizzazione, oltre alla dicitura che trattasi di soggetti “non per uso forestale”. Inoltre la Regione attua controlli annuali per verificare l’idoneità delle pratiche agronomiche e formali che l’azienda è tenuta a rispettare.

Gli abeti più coltivati Attualmente si producono per la quasi totalità l’abete rosso (Picea abies) e l’abete bianco (Abies alba) quindi, in misura minore, gli abeti del Caucaso (Abies nordmanniana) e del Colorado (Picea pungens). La commercializzazione avviene al 5°-6° anno di coltivazione con taglie attorno ai 180-200 cm.

Perché l’albero vero In alternativa alla commercializzazione di alberi di Natale “veri”, cioè di piante coltivate per questo specifico scopo, negli ultimi anni si sta affermando sensibilmente il mercato degli alberi di Natale “finti”, cioè di plastica, presentati talvolta come prodotti “ecologici” per il semplice fatto che non comportano il prelievo in campo di piante vere.
Gli alberi di Natale in plastica sono prodotti all’estero, vengono trasportati attraverso i continenti e raggiungono i centri di distribuzione del nostro Paese; sono realizzati con materiali, talvolta non dichiarati sulle confezioni, che comprendono varie leghe metalliche e materie plastiche, tipo polivinilcloruro (PVC) e polietilene tereftalato (PET).
La produzione di questi alberi sintetici comporta un notevole dispendio di energia ed è fonte di inquinamento, sia durante il processo di produzione e trasporto che di smaltimento del prodotto.
Relativamente ai consumi energetici ed emissioni per la produzione degli alberi di Natale sintetici, dobbiamo ricordare che per produrre un kg di plastica si consumano 2 kg di petrolio e che la relativa combustione di 1 kg dell’idrocarburo comporta l’emissione in atmosfera di 2-3 kg di CO2.
Considerando il peso di un albero di Natale di plastica medio (10 kg), si ha che il consumo di petrolio per la produzione è di 20 kg, con relative emissioni in atmosfera di CO2 pari a 40-60 kg.
Alcune stime a livello nazionale riportano che la vendita degli alberi di plastica ammonta annualmente a circa 500.000 unità (varie taglie), per cui consumi ed emissioni risultano rispettivamente pari a diversi milioni di kg di petrolio e di CO2.

Valutazione dei consumi energetici per la coltivazione degli alberi ad uso natalizio Secondo uno studio regionale nell’ambito del progetto di ricerca Pro.bi.orn.(Produzione biologica di piante ornamentali) al quale hanno collaborato numerosi Enti e Università, coinvolgendo i coltivatori del Casentino, è emerso che il bilancio della CO2 per la coltivazione di un albero di Natale vero (CO2 assorbita x accrescimento – CO2 emessa) risulta pari a 47 g di CO2 tolta dall’atmosfera. Considerando che nel ciclo annuale sono mantenuti in coltivazione costantemente almeno 1.000.000 di alberi di Natale solamente nei vivai toscani, abbiamo un contributo positivo alla diminuzione dei gas serra pari a circa 47 tonnellate di CO2.
Secondo la National Christmas Tree Association, un acro coltivato ad abeti natalizi (circa 4000 mq) produce ossigeno per 18 persone, pertanto, un ettaro ne produce per 45. In Casentino ci sono in coltivazione circa 100 ettari che forniscono ossigeno a circa 4.500 persone.

Alcuni consigli per il mantenimento degli abeti durante le feste Gli abeti ornamentali soffrono gli ambienti caldi come quelli degli appartamenti, infatti, i caloriferi producono aria eccessivamente asciutta, molto diversa dall’ambiente esterno. Al fine di un corretto mantenimento sarebbe adeguato sistemarli in un vaso capiente nel quale aggiungere una miscela in proporzione di terra buona da giardino, terriccio, sabbia; tenerli lontani da fonti di calore; annaffiarli regolarmente e, perché no, aggiungere del ghiaccio sopra il pane di terra al fine di raffrescarne le radici. E’ anche opportuno non caricare eccessivamente l’albero di addobbi e luminarie, che finiscono spesso per nasconderlo completamente. L’albero di Natale vero è bello anche nella sua semplicità, magari ornato, ad esempio, con mele del Casentino e pigne secche colorate a mano. E pazienza se ci sarà un poco di sporco da spazzare ogni tanto.

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Bibliografia Regione Toscana “L’albero di Natale – linee guida per la coltivazione tradizionale e possibilità di produzione biologica in Toscana”
Siti internet https://realchristmastrees.org/

(tratto da CASENTINO2000 | n. 324 | Novembre 2020)

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