A un anno dalla sentenza emessa dal Tribunale Civile di Arezzo, che rigettò la richiesta di risarcimento di 150.000 Euro avanzata, nel 2008, nei confronti del nostro giornale dalla Provincia di Arezzo in persona dell’allora Presidente p.t. Dott. Vincenzo Ceccarelli e condannò la Provincia stessa (cioè tutti i cittadini e noi compresi) a pagare le spese legali per un totale di oltre 10.000 Euro; un altro Tribunale, questa volta Sezione Penale di Perugia Ufficio del Giudice delle indagini Preliminari, ha dichiarato, ai sensi dell’art. 425 CPP, Non Luogo a Procedere “perché il fatto non costituisce reato”, nei confronti di giornalisti e responsabili di CASENTINO2000, che erano stati chiamati a rispondere del reato di diffamazione a mezzo stampa per un articolo pubblicato sul nostro mensile. Il procedimento penale era stato avviato a seguito di querela sporta da Grifagni Paolo, quale dirigente della Comunità Montana del Casentino, e Ferri Maria Rosa, quale legale rappresentante della Cooperativa 2000 Onlus s.c.s. a.s.r.l..
Non è una decisione da poco. Il GIP di Perugia ha riconosciuto ulteriormente, sempre che ce ne fosse stato bisogno, che informare non è un reato; esprimere il proprio dissenso non è reato; far conoscere anche quello che a qualcuno è sgradito non è reato; rendere consapevoli i cittadini di quello che accade non è reato, ma diritto di cronaca e diritto di critica, entrambi costituzionalmente garantiti.
Tale riconoscimento attesta e legittima nettamente l’attività di CASENTINO2000, o di qualsiasi altro organo di informazione, che ha senso di esistere se svolge pienamente il suo compito di cane da guardia; se sa essere il mezzo che sollecita discussioni e dibattiti; se è in grado di mettere a nudo ciò che si vorrebbe tenere nascosto.
Preso atto di tali pronunciamenti viene spontanea una considerazione d’ordine generale sul diritto di critica e di cronaca e sul rapporto tra una certa informazione e la politica, quella informazione non serva (il servizio, come ogni altro lavoro è dignità), ma ruffiana e lecchina del potente di turno, pronta ad accodarsi al carro vincente pur di evitare problemi. Questo spesso accade perché chi vuole soffocare l’informazione libera e limitare le possibilità dei cittadini di conoscere e sapere, ricorre alle denunce, spesso basate su niente, dando il via a un tortuoso iter che richiede tempo, energie e risorse.
Quanti potrebbero essere gli esempi che vedono giornalisti, noti o meno noti, oggetto di giudizi nei tribunali solo per avere semplicemente reso concreto il diritto di cronaca.
In questo modo chi promuove le denuncia crea un danno e lancia un chiaro segnale intimidatorio a chi osa scoperchiare la pentola, senza rischiare niente, perché, male che vada, la sua denuncia cadrà nel vuoto, ma nessuno avrà la possibilità di rivalersi su di lui perché la Legge italiana non lo prevede.
È sempre la solita storia, quella che anche un anno fa, abbia voluto mettere in evidenza: la politica, e tutto il mondo malato che le gira intorno, usano questo metodo, se pur riconosciuto dalla legge in ogni caso intimidatorio, per cercare di imbavagliare i giornalisti, per niente tutelati, e “dissuadere” i giornali da essere troppo curiosi e invadenti.
Ora che, grazie al brillante e insostituibile lavoro del nostro avvocato, Giacomo Pietrelli, tutto è stato riportato nel giusto ordine delle cose, siamo noi che ci possiamo sentire legittimamente quelli offesi, tanto da poter arrivare anche a decidere di passare dalle parole ai fatti e chiedere, comunque, conto di quanto abbiamo dovuto sopportare in questi anni.
Stiamo valutando il da farsi ma, d’altra parte, anche le mancate risposte alle nostre domande riferite all’altro procedimento a cui abbiamo fatto riferimento all’inizio di questo articolo, ci portano a pensare che, in ogni caso, la strada è e sarà sempre in salita.
Ma noi non ci fermeremo certo qui e ogni mese continueremo a fare il nostro lavoro convinti che la verità sia sempre, e comunque, l’arma più forte, a volte richiede tempo, a volte anche molto tempo, ma alla fine non può che prevalere.
Nella società di oggi, purtroppo, nel lungo e duro percorso, spesso ostacolato, che porta alla conoscenza della realtà dei fatti, c’è chi impropriamente e senza merito può continuare a godere di vantaggi e benefici, ma siamo convinti che la dignità e la coerenza siano valori ben più alti di qualsiasi bene materiale di cui qualcuno abbia la possibilità di disporre.
Auguri a tutti.

Mauro Meschini
direttore di CASENTINO2000