di Eleonora Boschi – Quando si parla di celiachia, l’esclusione sociale non è la prima cosa che attraversa la nostra mente. Pensiamo piuttosto a una condizione alimentare, a un’attenzione in più a tavola, ai prodotti contrassegnati come “gluten free” negli scaffali del supermercato. Eppure, molte delle persone alle quali viene diagnosticata, prima o poi si trovano ad affrontare delle situazioni che le fanno sentire diverse, un po’ escluse, talvolta messe all’angolo.
La celiachia, però, non è più solo una questione alimentare; è una condizione che entra silenziosamente nei contesti quotidiani, nei momenti di condivisione, nelle abitudini sociali. E se da adulti si impara, con il tempo, a dare il giusto peso alle cose, a spiegarsi e a cercare delle alternative, quando a non poter mangiare la torta di compleanno del vicino di banco è un bambino, lo scenario inizia a cambiare.
È con l’intento di sensibilizzare i più piccoli (ma non solo!) e insegnare loro il significato più profondo dell’inclusività che Ilaria Borgnoli ha pensato e poi ideato, insieme sua figlia Aurora, un libro illustrato e un blog (senzaglutine.blog) per affrontare il tema della celiachia, sia per grandi che per piccoli. È un progetto che, partendo da un’esperienza personale, si è trasformato in un percorso di sensibilizzazione e consapevolezza all’interno delle scuole primarie del Casentino. In gergo comune, sono celiache tutte quelle persone che non possono mangiare glutine e quindi tutti gli alimenti che lo contengono, come molti cereali, poiché questo causerebbe malessere fisico. Ma spiegare la celiachia solo in termini medici rischia di oscurare l’importante lato sociale legato ad essa e che rende più difficile comprenderla per un pubblico più piccolo. Per questo Ilaria ha scelto di raccontarla proprio come la racconta ai bambini, con immagini semplici ma evocative, capaci di parlare sia alla mente che al cuore, perché la conoscenza è il primo vero passo verso l’inclusione.
“Di solito io racconto ai bambini di un pancino triste e di uno felice. In quello felice, il glutine è amico e porta pane e pasta. L’intestino è rappresentato da un lungo serpentone circondato da un sole felice e da tanti fiorellini sbocciati. Nel pancino triste, invece, il glutine rappresenta il nemico e l’atmosfera serena è sostituita da un sole triste e fiori appassiti perché non si riescono ad assorbire minerali e vitamine dagli alimenti. Ciò che serve nella celiachia è ciò che si fa in un gioco in cui si inserisce una regola speciale: la super-attenzione”. Una definizione che ci porta a riflettere. Molto spesso non serve stravolgere le nostre vite per affrontare una difficoltà; spesso, ciò che basta ed è necessario, sono la consapevolezza e un’attenzione in più. Ilaria fa l’esempio di una festa di compleanno in cui, se si sa che uno degli invitati è celiaco, sarebbe gentile portare un dolce senza glutine per evitare che qualcuno rimanga escluso al taglio della torta. “Inclusione – ci ricorda, -“non vuol dire far diventare tutti uguali, ma adattare con spontaneità i contesti affinché tutti si sentano al sicuro e accettati.”
Oggi, in paesi come l’Italia, la situazione è ben diversa rispetto a qualche anno fa. Negli anni, le diagnosi di celiachia sono aumentate, la consapevolezza medica è cresciuta e il mercato alimentare si è adattato a questi cambiamenti facendo grandi passi avanti. Il problema che permane, dunque, non è tanto la possibilità di trovare cibo adeguato o ricevere una diagnosi, quanto l’inclusione sociale. La celiachia raramente viene vista come una condizione che può creare disagio in contesti sociali, ma talvolta prende la forma di una barriera invisibile che reclude grandi e piccoli senza che chi sta intorno se ne renda particolarmente conto. Il progetto di Ilaria nasce proprio dal desiderio di affrontare questo aspetto.
Tutto è partito da un blog online (senzaglutine.blog), nel quale condivideva riflessioni, esperienze personali e consigli utili per convivere con la celiachia nella vita di tutti i giorni. Con il passare del tempo, il blog si è trasformato ed è diventato una vera e propria testata giornalistica di cui Ilaria è Direttrice (una delle poche testate in Italia dedicate esclusivamente al tema), mantenendo sempre lo stesso obiettivo, quello di informare, sensibilizzare e creare rete.
Accanto al lavoro online, è nato poi un progetto ancora più creativo. Lei e sua figlia Aurora, di nove anni, anche lei celiaca, hanno scritto un libro illustrato per bambini, intitolato “Ce l’ha Chia!”, un titolo che è un gioco di parole leggero ma profondo. Nel libro, il tema della Celiachia e dell’inclusione fra i più piccoli sono affrontati attraverso i disegni di Aurora e la narrazione della madre, unendo lo sguardo adulto e quello più infantile. Attraverso semplici parole e una storia accessibile a tutti, Ilaria e Aurora raccontano la celiachia in maniera innovativa, cercando di sfatare tutti i falsi miti che aleggiano intorno ad essa e cercando di riportare un’immagine quanto più vicina possibile alla realtà.
La protagonista del libro è Chia, una bambina di quattro anni che non sta mai bene e ha sempre mal di pancia. Il titolo fa inizialmente riferimento proprio al suo pancino gonfio, un po’ più grande rispetto agli altri, motivo per cui viene talvolta derisa ed esclusa. Presto, però, arriva la diagnosi di celiachia e superato lo spavento iniziale, sia Chia che le persone che la circondano iniziano ad adottare i giusti comportamenti per convivere con la patologia.
Senza svelare troppo, il libro alla fine ha un risvolto positivo: la piccola Chia torna a stare bene, non solo fisicamente ma anche emotivamente, ritrovando serenità con se stessa e con gli altri. È una storia che parla di malattia, ma soprattutto di crescita e inclusione. Attraverso queste pagine, Ilaria e Aurora ci invitano ad andare oltre. La celiachia è il punto di partenza per una discussione sull’inclusione più profonda che affronta il tema dell’unicità e della ricchezza che si trova nella diversità.
Il libro, uscito ad agosto dello scorso anno e disponibile nei punti vendita Mondadori del Casentino e online, è stato il trampolino di lancio per un progetto ancora più ampio: portare il tema della celiachia e dell’inclusione nelle scuole della valle. Dopo un primo intervento nella scuola primaria di Bibbiena e la presentazione del libro al Festival del libro per i ragazzi, altri interventi sono in programma per i prossimi mesi, quando Ilaria e sua figlia Aurora porteranno la loro storia e le loro riflessioni fra i banchi e a Roma al festival Celiakè?! 2026 (il prossimo 16 Maggio), trasformando un’esperienza personale in un’occasione collettiva di riflessione.
“L’obiettivo è insegnare ai bambini l’importanza dell’inclusione perché sono loro le pietre miliari di un mondo più inclusivo del domani. Io e Aurora abbiamo cercato di contribuire attraverso il nostro libro e il progetto nelle scuole, ma ciascuno di noi deve essere parte attiva di questo cambiamento e contribuire a modo suo”.
La celiachia diventa quindi solo un punto di partenza. Un pretesto, forse, per affrontare un discorso più ampio che riguarda l’unicità di ogni persona e la ricchezza che si trova nella diversità. Raccontando ai bambini ciò che provano i loro coetanei con la celiachia, gli incontri di Ilaria e della piccola Aurora nelle scuole insegnano ai bambini qualcosa che va oltre l’alimentazione. Ognuno di noi è diverso, ognuno di noi ha delle caratteristiche, fragilità, talenti, desideri. Riconoscere queste differenze non vuol dire allontanarsi, ma costruire un ponte che unisca pensieri e sogni.
È proprio nella diversità, e nell’inclusione della diversità, che possiamo trovare uno spazio comune per far germogliare dei semi che nel futuro daranno i loro frutti.
E forse è proprio questo il messaggio che Ilaria e Aurora vogliono lasciare con la loro storia: l’inclusione sta nei piccoli gesti. Una torta di compleanno preparata con attenzione, una regola aggiunta a un gioco comune, uno sguardo che non giudica ma accoglie.


