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venerdì, 14 Giugno 2024

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C’era una volta la balera

di Nicola Spadi – Non è facile raccontare l’emozione; pressoché assente dal mondo dei social, dove ogni giorno si raduna e materializza la “confraternita del nulla”, capita di incontrarla casualmente ai bordi della SR 71, on the road e lontano dalla forza centripeta del mainstream. Apri la porta di una bottega alimentare e, in un momento di pausa dal suo lavoro, trovi Francesco Boschi che suona la fisarmonica. Per chi non l’avesse ancora letto, sembra di entrare negli universi paralleli descritti da Murakami nello splendido Dance, dance, dance. Siamo alle porte di Subbiano, nei locali che fino a poco tempo fa hanno ospitato La Chiocciola; prima pizzeria e oggi “bottega di servizio”, è qui che incontriamo il titolare in rigorosa giacca bianca.

Francesco, quando e in che modo nasce la passione per la musica? «Andavo alle scuole medie – oggi Francesco ha 44 anni – e mi piaceva ascoltare la musica della Banda del paese. Se hai voglia di ascoltare le parole di una persona veramente umile – “ciò che mi frena, a volte, è la paura di non essere all’altezza” – la conversazione si scalda e riaffiorano i ricordi: “Non posso fare a meno di citare Danilo Sereni, allora maestro di musica e Direttore della Banda Musicale. Fu lui ad introdurmi allo studio del clarinetto. Successivamente, vista la mia crescente passione per il liscio, che tra l’altro condividevo con mio padre, decisi di dedicarmi allo studio della fisarmonica, affidandomi all’insegnamento di due maestri diversi. In effetti sì – afferma convinto Francesco – il mio amore per la musica arriva da lontano.»

La fisarmonica, quindi; uno strumento complesso e, per certi versi, “atipico”. «Senz’altro complesso. La fisarmonica è uno strumento aerofono che implica l’utilizzo “a pieno regime” di entrambe le mani; quella che vedi è una fisarmonica “a piano”; da un lato la tastiera, simile a quella di un pianoforte, dall’altro la bottoniera dei bassi. Puoi usare la mano sinistra ed agire sui bassi non necessariamente come mero accompagnamento al lavoro della mano destra; la fisarmonica è uno strumento polifonico e, come tale, si presta ad essere suonata con tecniche e metodi diversi che ne consentono l’utilizzo sia sul versante del repertorio “classico” che su quello prettamente “folkloristico”. A questo punto Francesco imbraccia il suo strumento e accenna ad alcuni motivi tradizionali, senza staccare lo sguardo dallo spartito. La bottega oggi è chiusa e possiamo andare avanti senza interferenze.»

Francesco, credi che stiamo assistendo ad una riscoperta del tuo strumento, anche in virtù della renaissance del tango argentino, solo per citare un esempio? «In realtà, credo che il discorso sia più complesso. Prendiamo il caso del liscio; da tradizionale musica da ballo, indiscutibilmente legata alla Romagna e all’Italia settentrionale in generale, dopo il periodo d’oro coincidente con gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, ha registrato un’evoluzione significativa fino a diventare un genere musicale propriamente d’ascolto. Poi, ovviamente, il binomio fisarmonica-tango argentino ha permesso una diffusione immediata e, al tempo stesso, una riscoperta dello strumento; che – come accennavamo sopra – può spaziare dal valzer, polka e mazurka, le danze delle origini, fino alle più recenti commistioni con i generi latinoamericani. In Italia, lo studio della fisarmonica è stato promosso al rango di scuola in tempi relativamente recenti, esattamente nel 2006, a seguito di un lungo periodo sperimentale; da quel momento è entrato nei Conservatori e occorrono lunghi anni di studio e sacrifici per ottenere risultati soddisfacenti.»

Ti piacerebbe diventare un professionista dello strumento? «Per come sono fatto, mi piace andare fino in fondo. Tra impegni lavorativi e familiari il tempo per esercitarmi non è mai abbastanza; occorrerebbero quattro ore al giorno di esercizio per raggiungere un alto livello di preparazione. Inoltre – ed è qui che emerge in superficie il lato più umano ed autentico di Francesco – so benissimo che il mio essere molto emotivo può giocarmi qualche brutto scherzo in qualsiasi momento. Nonostante tutto, non mi fermo; oggi prendo regolarmente lezioni da Emanuele Rastelli, compositore e fisarmonicista sammarinese di indiscussa fama. Basta dare uno sguardo alla sua discografia per capire lo spessore e l’ecletticità del musicista a cui mi sono affidato per provare a migliorarmi.»

Ci stai dicendo, in fin dei conti, che hai ancora molta strada fare. «A dire il vero, moltissima. Gli infiniti risvolti dello strumento implicano un impegno costante; naturalmente, mi piacerebbe coinvolgere altri musicisti in quest’avventura. Nelle orchestre di liscio, come dicevamo, la fisarmonica svolge il ruolo di strumento principale, ma anche dall’incontro con i ritmi tipicamente sudamericani si può ottenere un potente mix di culture musicali”.»

Francesco gira le pagine degli spartiti; dai motivi classici al tuffo sentimentale nella musica folkloristica il passo è breve. Gli faccio altre domande mentre mi versa un bicchiere di vino; non c’è presunzione nelle sue risposte chiare ed efficaci, il tono è sempre misurato. Quando sconfiniamo nel jazz e nella forza dell’improvvisazione, Francesco sottolinea che bisognerebbe studiare ed esercitarsi ancora di più. La forza della musica; da Secondo Casadei a Bill Evans che ha improvvisato partendo dal ¾ del valzer. Apriamo la serranda per scattare una foto on the road, davanti alla bottega di servizio del Casentino, ma potremmo essere anche in un immaginario Far West.

“Intanto un mistico, forse un aviatore – canta Lucio Dalla in “Com’è profondo il mare” – inventò la commozione, che rimise d’accordo tutti… Siamo offline, sul ciglio del SR71, e la realtà ci sembra un po’ meno dura del solito.

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