“Singolari le affermazioni dell’Amministrazione comunale di Chitignano visto che nel progetto dell’impianto a biomasse non si parla assolutamente di un impianto di teleriscaldamento o di fornitura di acqua calda alle abitazioni”.

«Il teleriscaldamento a Chitignano? È un modo romantico per non affrontare i veri problemi dei cittadini». È quanto sostiene il consigliere regionale di Più Toscana, Gian Luca Lazzeri, che ricorda «il fallimento di un progetto analogo, inaugurato nel novembre 2006, nella frazione di Cetica a Castel San Niccolò».

A Chitignano, infatti, sta circolando sempre di più la voce, supportata da alcune dichiarazioni nei giorni scorsi del vicesindaco Fabio Cenni, della creazione di un impianto di teleriscaldamento per 150 abitazioni circa legato alla costruzione della centrale a biomasse al Poggiolino. Oppure, in alternativa, circola la voce per le strade del paese della possibilità di fornire l’acqua calda alle abitazioni sempre grazie all’impianto a biomasse.

«Mi stupisco di queste affermazioni – chiosa Lazzeri – quando a qualche decina di chilometri da Chitignano, a Cetica, si assiste al grande fallimento del progetto del teleriscaldamento. Una situazione, per certi versi, analoga a quella di Chitignano. Anche lì la caldaia era alimentata da cippato. Le famiglie a proprie spese costruirono la rete di tubature con costi oscillanti tra 4.000 e 8.000 euro ciascuna e, dopo varie vicissitudini, se n’è dovuto constatare il fallimento totale.

La vicenda di Cetica, pur con le sue differenze – prosegue l’esponente di Più Toscana –, pone delle domande all’Amministrazione comunale di Chitignano:

– chi dovrà sostenere i costi onerosi per fare gli impianti e le tubature di distribuzione dell’acqua calda?

– Come si garantisce ai cittadini la continuità delle forniture di acqua calda se l’impianto a biomasse si dovesse fermare per le motivazioni più varie?

– Chi si farà carico dei costi dell’onerosa manutenzione?

Ma ancora, esiste uno studio di fattibilità sulla bontà tecnica ed economica di un progetto di questo tipo, o assistiamo ad una sorta di captatio benevolentiae? Esistono degli impegni vincolanti già presi dall’azienda?

A mio avviso – conclude Lazzeri – esiste una sola verità: si sta cercando in maniera postuma delle giustificazioni ad una scelta che è sostanzialmente sbagliata, ovvero quella di voler collocare in località Poggiolino un impianto del genere».