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venerdì, 7 Ottobre 2022

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Ciclopista: a ciascuno il suo Oscar…

di Matteo Bocca – Lo scorso 3 giugno sono stati assegnati a Matera gli “Italian Green Road Award”, o Oscar Italiani del cicloturismo, premio nato per promuovere il turismo lento e la vacanza su due ruote e che elegge ogni anno da sette anni le migliori ciclovie del Paese proposte dalle Regioni. Era anche la giornata mondiale della bicicletta, e in ogni parte del Paese sono state promosse iniziative per pubblicizzare la mobilità su due ruote e la frequentazione delle ciclovie, ma non preoccupatevi, in Casentino non ve la siete persa perché non ce n’è stata neanche una.

La notizia che riguarda il Casentino è che il primo premio se lo è aggiudicato l’Emilia Romagna con il “Grand Tour della Valle del Savio”… tranquilli, non si tratta di uno strafalcione geografico, ci torneremo fra poco. Al secondo posto le Marche con le “Strade di Marca”, e al terzo posto la Lombardia con la “Ciclabile della Valchiavenna” che avevamo citato in un articolo poco tempo fa come esempio di sviluppo cicloturistico al quale ispirarsi per la nostra sospirata ciclabile dell’Arno.

Due le menzioni speciali: una per la “Green Road delle Dolomiti” alla Provincia autonoma di Trento, e l’altra alla Puglia per la “Ciclabile dell’Ofanto”. Sono inoltre state elette le dieci ciclovie di eccellenza in Italia, ma non preoccupatevi, la Ciclopista dell’Arno non era tra queste.

Il Grand Tour della Valle del Savio, un anello di 172 km che parte da Cesena per arrivare a Verghereto attraversando sei centri dell’Unione dei Comuni della Valle del Savio, ha vinto il primo premio per la ciclovia più bella d’Italia 2022 perché “È ben segnalato e collegato ad altri percorsi e alla rete ferroviaria, ma soprattutto è il cuore di un vero e proprio distretto interamente dedicato alla bici: il Valle Savio Bike Hub”, un sito che gestisce una rete di percorsi ad anello di ben 1200 km di sentieri! Significa che il Grand Tour della Valle del Savio è stato messo in piedi da un’organizzazione che gestisce e promuove non solo la ciclopista, ma tutta una rete enorme di sentieri connessi tramite punti di ricarica ebike e cellulare, segnaletica permanente e pannelli informativi, fontane d’acqua, bike sharing, negozi convenzionati, hotel e strutture ricettive dedicate, ristoranti, bar, cantine bike friendly con servizio ciclo officina e ciclo guide, servizi trasporto bagagli: tanta roba. Un progetto pubblico – privato creato con il finanziamento della legge regionale 14/2014 dell’Emilia Romagna per i laboratori territoriali per l’innovazione e la sostenibilità delle imprese.

Cosa c’entra però il nostro bel Casentino con questo Oscar del cicloturismo assegnato all’Emilia Romagna? Ebbene c’entra perché i romagnoli, astuti promotori turistici, non hanno perso l’occasione per fregiarsi di un brand riconosciuto e patrimonio UNESCO come quello del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, inserendo nel loro Grand Tour anche un percorso che parte da Firenze per arrivare a Bagno di Romagna attraversando il Casentino dalla Consuma al Passo della Calla, e incrociando fatalmente la Ciclopista dell’Arno. Riassunto: I romagnoli non perdono l’occasione di vincere un premio per la miglior ciclopista d’Italia 2022 sfruttando anche il nome del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, e i Casentinesi applaudono e stanno a guardare la ciclopista dell’Arno deserta e incompiuta. Bella soddisfazione, no?

Nel frattempo della ciclopista dell’Arno non se ne sa più nulla, o quasi. Dopo le ultime notizie dello scorso dicembre relative al collegamento tra la ciclopista dell’Archiano con quella dell’Arno, la ciclopista è scomparsa dalle cronache, e non se ne trova traccia nemmeno sul portale Bicitalia.org, il sito ufficiale della FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) che nell’ultimo anno ha registrato oltre seicentomila visualizzazioni e ricerche online di utenti a caccia di percorsi cicloturistici. Sul portale di Bicitalia si possono consultare, programmare e scaricare in formato gpx i percorsi delle 20 Ciclovie Nazionali, o grandi itinerari, e di 90 ciclovie di qualità, lunghe anche solo cinque chilometri, ma che rispondano a standard qualitativi di “infrastrutture, caratteristiche del paesaggio, sicurezza, servizi offerti”.

Quanto alle caratteristiche del paesaggio, siamo tutti d’accordo, quelle della ciclopista dell’Arno non sono seconde a nessuno. Per le infrastrutture e i servizi offerti… lasciamo perdere, ma in compenso, la ciclopista dell’Arno in quanto a sicurezza inizia a fregiarsi di una notorietà sinistra per via dei diversi vetri rotti delle macchine in zona Macee. A ciascuno il suo Oscar. In sostanza non ci sono cinque chilometri, cinque esigui, corti, insignificanti chilometri di ciclopista dell’Arno degni di essere nota del maggiore portale italiano di cicloturismo.

Nel frattempo è iniziata la stagione: sparuti gruppi di cicloturisti stranieri si vedono arrancare per le strade e i sentieri del Casentino, smarriti e sconfortati dall’assenza di un sito o una applicazione di riferimento per i cicloturisti. Anche quando si attrezzano di carte topografiche, sono costretti a fare i conti con una segnaletica dei sentieri spesso assente (fatta eccezione per le zone all’interno del Parco Nazionale) o peggio, non di rado percorrono sentieri con i segnavia biancorossi del CAI che finiscono davanti a un cancello con appeso il cartello “Proprietà privata”, o ancora, alla fine di un sentiero CAI si ritrovano in mezzo a due file di arnie con una catena che ne impedisce il passaggio, e centinaia di api che ronzano intorno. Queste sono le esperienze e i racconti che, con un sorriso di imbarazzo, ci forniscono i cicloturisti italiani e stranieri nei quali capita di imbattersi, e ai quali rivolgiamo qualche domanda per avere da loro le impressioni in presa diretta della loro esperienza di vacanza avventura in Casentino.

Tutti amano il nostro Paese, i tedeschi in particolare, infatuati ancora dalle ceneri di ciò che negli anni Ottanta era per loro la “Toskana Fraktion”, l’amore per le “Raffinate e semplici dolcezze della regione più bella d’Italia” come la definiva Thomas Mann, e che oggi appare a loro come il sinonimo di superficialità e inconsistenza. Parole loro. Ai loro occhi il Casentino appare come uno scrigno che conserva un patrimonio prezioso di selvaggia bellezza, ma che non vuole mettere in mostra. Lamentano la mancanza di riferimenti come guide in lingua, tracce GPS per i dispositivi di navigazione (non c’è nemmeno quello ufficiale della ciclopista), servizi di trasporto per le biciclette, strutture bike friendly.

Tutti amano e apprezzano le bellezze del Casentino, ma il cicloturismo del Casentino stenta a farsi amare dai cicloturisti, soprattutto stranieri (i più ricchi) che vedono in questo luogo un potenziale enorme nel quale sviluppare un serio progetto turistico basato sulle due ruote e l’Outdoor in generale, ma non capiscono come mai questi italiani, proprio, non ne vogliano approfittare, e non preoccupatevi, hanno ragione.

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