Le varie ciclopiste casentinesi stanno riemergendo dal diluvio del fine settimana, mostrando tutta la loro fragilità e difficoltà di manutenzione. Del resto i “due metri di ghiaino sparsi lungo i fiumi” si sapeva da subito che avrebbero creato tantissimi problemi, ingigantiti dal cambiamento climatico che colpisce anche la nostra valle, con piogge sempre più concentrate e violente. Sarà sempre peggio e siamo curiosi di vedere come saranno mantenute queste ciclovie, ormai indicate dai nostri politici come il più grande (e – purtroppo – unico!) progetto di sviluppo per il Casentino… In merito vi proponiamo un nostro articolo sull’argomento pubblicato su CASENTINO2000 di novembre.

di Mauro Meschini – Lo sappiamo che è come spengere un incendio con un bicchiere d’acqua, che un articolo in più non farà cambiare di una virgola i progetti “faraonici” e inutili che riguardano la pista per le biciclette, ma non possiamo fare altrimenti. Qualcuno, a dire che ci stanno profondamente, e da tempo, prendendo in giro dovrà pur rimanere. Sottolineando tra l’altro che, ai già conosciuti protagonisti della politica di casa nostra, si sono subito associati quelli arrivati da poco, coloro che dovevano essere la “novità” e che, come è successo in Parlamento, hanno subito imparato a destreggiarsi nelle aule consiliari dimenticando spesso i buoni propositi.
Come si dice; si nasce incendiari e si muore pompieri… Una cosa è parlare prima, quando si è all’opposizione, un’altra è farlo dopo, quando si arriva nella stanza dei “bottoni” e “bottoncini”.
Misteri della politica, anche di quella casentinese, che abbiamo visto all’opera esattamente il giorno dopo l’uscita del comunicato che annunciava l’ennesima chiusura di un reparto dell’ospedale di Bibbiena. La ferma risposta dei primi cittadini è stata una bella biciclettata per fare finta di inaugurare la ciclopista, che poi infatti si scopre che è ancora tutt’altro che conclusa.
Ma queste cose non si possono dire, perchè si è subito additati per quelli che sono contro la ciclopista… ma come si fa ad essere contro una ciclopista? È come essere contrari alla pulizia delle strade, alla realizzazione di un qualsiasi ordinario intervento pubblico, perché di questo si tratta: della stesa di qualche chilometro di ghiaia per riattivare, tra l’altro, percorsi che forse in un lontano passato venivano già utilizzati. Punto.
La storia dovrebbe finire qui e se fosse così la ciclopista non creerebbe nessun disturbo, anzi, qualche domenica sarebbe anche piacevole andare a farci quattro passi con il cane come già fanno tanti casentinesi. Quello che sconcerta, lo scandalo che dovrebbe irritare tanti cittadini, è rappresentato da tutta la “caciara” che ci è stata costruita sopra dalla propaganda che accompagna ogni pedalata istituzionale. Ma davvero c’è chi pensa che la soluzione dei problemi del Casentino sia nella realizzazione di una pista per le biciclette?
Non sarebbe forse il caso di tornare sulla terra e iniziare a fare le cose sul serio?
Forse chiediamo troppo, o forse non siamo in grado di vedere il radioso futuro in cui colonne di turisti accaldati percorreranno la preziosa via, che a quel punto sarà elevata al pari della Francigena o della Romea…
Noi, umilmente, continuiamo a dire quello che pensiamo, in pieno accordo con l’articolo del Badalischio che trovate in questo articolo. È un testo di un anno fa, ma rileggendolo abbiamo avuto conferma che quello che veniva allora scritto, era molto molto vicino alla realtà, soprattutto per quanto riguarda la realizzazione del percorso della ciclopista nell’abitato di Pratovecchio Stia.
Da quelle parti i lavori sono tutt’altro che terminati. Uscendo infatti verso nord dall’area camper di Pratovecchio si viene accolti dalla maleodorante fossa dei liquami di scarico, la domanda sorge spontanea; tutto a posto dal punto di vista sanitario? E i liquami sono gestiti nel rispetto dell’ambiente, visto che l’Arno è a pochi metri?
Da qui in poi, comunque, di ciclopista non c’è più traccia fino al tratto che costeggia il vecchio monastero. Poi di nuovo nell’amata SR71. Qui un nuovissimo marciapiede, mette a dura prova i ciclisti e i residenti, che già devono fare molta attenzione ogni volta che escono con l’auto dai vari accessi delle abitazioni.
Sembra quasi impossibile che si sia pensato di realizzare qui un tratto del percorso, ma ancora nella relazione del 2017 si poteva leggere: “Fra i due centri abitati di Pratovecchio e di Stia, per un tratto di lunghezza pari a circa 300 m è previsto che il percorso ciclopedonale si sviluppi sul marciapiede posto sul lato ovest della Strada Provinciale S.P. 310. Attualmente il marciapiede presenta una larghezza media di 1,4 m; il presente progetto prevede l’allargamento di tale marciapiede a 2,10 m, con il corrispondente restringimento, lungo lo stesso tratto, del marciapiede posto sul lato est; verrà inoltre posizionata una barriera stradale di sicurezza a profilo metallico dotata sul lato interno di protezioni di sicurezza”.
Già qui da ciclopista si passa a ciclopedonale, con tanto di barriere metalliche e qualcuno dice che si era arrivati a ipotizzare anche una serie di piccoli passaggi a livello in corrispondenza di ogni accesso alle abitazioni private… Non ci credete? Non saremmo meravigliati se fosse vero…
Comunque, andando oltre, eccoci davanti alle scuole secondarie, con il tratto costruito in fretta e furia che ha già dato segni di cedimento, poi ecco la mitica strettoia posta all’altezza del cantiere incompiuto. In queste poche decine di metri la strada deve necessariamente rimanere a doppio senso di circolazione, essendo stata progettata come una specie di “circonvallazione”, ma la larghezza è insufficiente anche solo per immaginare di realizzarci non una pista, ma anche solo un viottolo per le biciclette!
Infatti, nonostante l’asfaltatura e le strisce bianche segnate per terra, il tratto rimane chiuso, forse in attesa che qualcuno estragga dal cilindro la difficile soluzione al problema. Comunque, da questo punto, ci troviamo in via della Ferriera, anche qui con accessi da aree private sulla strada e si andrebbe a finire nell’imbuto del ponte di Stia dove, ancora una volta, realizzare una pista dedicata alle biciclette è impossibile.
Viene davvero da pensare se chi ha redatto e chi ha sostenuto, e continua a sostenere, il progetto iniziale, avesse in precedenza mai percorso queste strade. Come è stato possibile insistere su un progetto che presenta così tante criticità?
Viene da ripensare anche alle domande che abbiamo fatto al Presidente dell’Unione: ma chi ha voluto mantenere questo percorso?… In questo caso davvero è sufficiente la generica risposta che ci è stata data parlando del fatto che a volte è davvero difficile essere tutti d’accordo?… o sarebbe necessaria in certi casi più chiarezza e qualche assunzione diretta di responsabilità?
In fondo è più di un’indiscrezione, anzi anche lo stesso Presidente ne fa cenno, quello che si dice sulla possibilità che sia già in progetto di modificare il tracciato nell’intero abitato di Pratovecchio Stia, andando addirittura a passare sull’altra sponda dell’Arno… Se fosse così significherebbe che i problemi ci sono, e c’erano. E allora non si tratterebbe di un clamoroso spreco di denaro pubblico? •••
Come sa riguardo alla ciclopista siamo critici, non tanto per la sua realizzazione, ma per l’enfasi che l’accompagna. Alla vigilia dell’inaugurazione di fine settembre era uscita la notizia della chiusura di un altro reparto dell’Ospedale di Bibbiena. Ma i riflettori erano puntati sulle biciclette. Ma tutti nell’Unione sono convinti di dare così tanta importanza a questo progetto?
«Purtroppo noi sindaci non abbiamo il potere di decidere se chiudere o aprire un nuovo reparto all’interno del nostro ospedale, possiamo esprimere il nostro disappunto, chiedere garanzie, vigilare sul rispetto dei Patti Territoriali, e chiederne una revisione, ma purtroppo non siamo noi a decidere gli investimenti e a scegliere le strategie dell’azienda sanitaria. Questo non vuol dire che la sanità non rimanga al centro delle nostre preoccupazioni, anzi io stesso negli anni della minoranza mi sono battuto con altri per questo, ma il collegamento dell’ospedale con la Ciclopista dell’Arno lo vedo bizzarro. Le energie e le risorse utilizzate per la realizzazione delle infrastrutture nella vallata, non possono essere dirottate verso il potenziamento del presidio ospedaliero, si tratta di argomenti completamente diversi. Il nostro territorio ha bisogno di garanzie sanitarie, ma ha altrettanto bisogno di essere presente nei circuiti turistici regionali e di dimostrare attenzione verso la mobilità dolce, allineandosi alle richieste turistiche del momento. Dobbiamo dimostrare di essere preparati, con sentieri da percorrere a piedi e ciclovie da attraversare in bicicletta e per fare questo è necessario investire e promuovere le nuove opere, e perché no, anche con un po’ di enfasi. La ciclopista è sempre piena di gente, domenica scorsa ho percorso personalmente il tratto che va da Stia a Castel San Niccolò e sono rimasto sorpreso dalle tantissime famiglie che passeggiavano insieme, a piedi o in bicicletta. Già questa per noi è una vittoria».
Tra l’altro si parla molto delle presunte potenzialità di questa realizzazione e molto poco della sua manutenzione. Già si vedono gli effetti del tempo, anche se poco, su alcuni tratti. Come sarà seguito questo importante aspetto e chi ne sarà responsabile?
«Ad occuparsi della manutenzione della Ciclovia sarà l’Unione dei Comuni Montani in accordo con gli altri comuni della vallata. Abbiamo programmato vari interventi durante l’anno, cercheremo di rispettare i tempi e mantenere il percorso bello e pulito proprio come lo è adesso».
Dal punto di vista del progetto stanno sorgendo delle problematiche nel tratto iniziale a Pratovecchio Stia. Sembra che sarà necessario realizzare un percorso completamente nuovo sull’altra riva dell’Arno. Ma non era evidente che quello che si è imposto di fare, con improbabili allargamenti di marciapiedi e utilizzando tratti di strada già adesso critici, era sbagliato? Chi ha voluto mantenere quel progetto? Tutti erano d’accordo?
«Quando si realizzano opere importanti è impensabile che tutti siano d’accordo. Credere di poter andare avanti, crescere, costruire e cambiare le cose con il consenso di tutti, è un’utopia. Comprendo la preoccupazione degli abitanti di quel tratto, con i quali mi sono relazionato anche personalmente, stiamo cercando una soluzione, in accordo con il comune di Pratovecchio Stia, che vada incontro alle loro richieste, ma ci vuole anche un po’ di elasticità verso nuove prospettive di sviluppo, d’altro canto abbiamo provveduto a progettare ogni tipo di segnaletica e limitazione possibile che possa ridurre al minimo i rischi».
Spostando il percorso sull’altra riva dell’Arno ci saranno lavori aggiuntivi da fare. Dove saranno reperite le risorse necessarie per queste spese? E i lavori già realizzati a cosa saranno serviti?
«L’aver allargato il marciapiede in un tratto di strada critica dove ci sono anche le scuole, è stata di per sé un’opera utile che rimarrà nel tempo a servizio di tutti e che è stata realizzata con una spesa minima finanziata dalla Regione. Stiamo valutando la possibilità di realizzare un percorso alternativo e se il progetto diverrà definitivo, valuteremo con la Regione come reperire le risorse».

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(tratto da CASENTINO2000 | n. 312 | Novembre 2019)