di Francesco Benucci – Don Carlo Corazzesi e i suoi 50 anni di sacerdozio; dalle iniziative per i giovani, agli incontri religiosi, fino agli aneddoti sul Carnevale e la Fiorentina… I nomi, che siano di battesimo o che scaturiscano dalla saggezza popolare, sono degli scrigni preziosi: lì trovi personalità diverse, storie ordinarie e straordinarie, sentimenti, legami, aneddoti, riflessi. Nell’alto Casentino, a tale proposito, c’è un forziere dentro il quale si accumulano da ben 50 anni di sacerdozio (“compiuti” proprio nel 2017) questi aspetti, dipanandosi così in un filo rosso che ivi parte per giungere alla comunità dei fedeli.

Lo scrigno di cui stiamo parlando condensa tutto ciò nell’affettuoso termine Donci con cui è noto don Carlo Corazzesi, parroco di Stia e punto di riferimento per tanti. Dicevamo che i nomi sono come cofanetti contenenti storie diverse: quella di un giovane Carlo inizia a Pratovecchio nel segno di una precoce ed intensa partecipazione alla vita religiosa: serve messa al monastero delle monache domenicane, partecipa alle iniziative della parrocchia, entra in seminario dopo aver condiviso l’importante passo col filiale amico don Ilario Morini. Dopo i 13 anni di preparazione il nostro è ordinato sacerdote alla festa dell’Ascensione, il 4 maggio 1967, e svolge la prima esperienza come cappellano a Rignano sull’Arno fino al ’69. Il clima in cui avviene la sua formazione è quello del Concilio Vaticano II e del fermento di fine anni ’60 e in questa temperie storico-culturale il “novello” prete si tempra e si “abbevera”. Successivamente lo stesso vescovo che l’ha ordinato, monsignor Antonio Bagnoli, gli chiede di assumere la funzione di parroco a Casalino e di cappellano di Pratovecchio finché, nel 1980, il vescovo Simone Scatizzi lo invita a fare il vice-parroco di Stia per poi, nell’ ’82, diventare parroco nella stessa comunità svolgendo al contempo analoga funzione a Casalino e presso il Santuario di Santa Maria delle Grazie.

Giungendo così ad oggi, ai 50 anni di sacerdozio da celebrare il 4 maggio con una messa presso la chiesa delle monache domenicane di Pratovecchio e il 7 maggio, in ricordo della prima messa novella, con la celebrazione della funzione religiosa nella pieve di S.Maria Assunta proprio in occasione del millenario di quest’ultima. Fin qui pare un’ordinaria storia di vocazione, ma Donci è davvero uno scrigno pieno di sorprese, in primis per quella costante attenzione verso i giovani che è diventata, col tempo, il suo marchio di fabbrica nonché fiore all’occhiello: dalle iniziative di carattere ricreativo e teatrale al varo di attività sportive, dai campeggi estivi su Dolomiti e Burraia con centinaia di ragazzi coinvolti a gite e viaggi in varie località compresi i parchi di divertimento, dalla rilevanza data alla funzione di chierichetto e alla catechesi al recupero di stabili per svolgere le suddette attività senza dimenticare i progetti stile settimana bianca promossi per le giovani coppie… un lavorio instancabile ed entusiasta ha sempre caratterizzato un parroco che si è posto anche “al di là” dell’altare nel pieno centro della sua comunità di fedeli.

E se ancora non siete convinti del carattere “inconsueto” di questi 50 anni di don Carlo, allora dovreste prendere nota della sua partecipazione, affabile ed atta a trasmettere serenità e sorrisi, a svariati eventi della vita civile paesana: il parroco stiano non è stato solo il deus ex machina della recita “Forza venite gente” o il professore di religione che ha svolto il suo ruolo in un clima di festa e condivisione. No, non solo. In alcune occasione si è anche “spogliato” del suo abito talare partecipando al Carnevale ora nelle vesti di Aladino ora in quelle di Virgilio in una ricostruzione dell’Inferno dantesco che, per l’uscita successiva, poiché il carro prese accidentalmente fuoco, dovette essere trasformata nella versione…paradisiaca! Potenza di Donci!

Lo stesso Donci, a proposito di vesti inusuali, ha più volte indossato la tenuta da calcio, sua grande passione che gli ha consentito di entrare in contatto col mondo giovanile, che lo ha proiettato in innumerevoli manifestazioni della vita civile e che si condensa in miriadi di aneddoti: come quando nascondeva la radiolina nella tonaca per seguire i match o come quando, durante il seminario, gettò una copia, proibita, del quotidiano “Stadio” nel gabinetto provocando un intasamento generale; o ancora come quando commentava a messa i risultati dei chierichetti che avevano giocato pochi minuti prima o come quando, avendo saputo della retrocessione dell’amata Fiorentina, si bloccò durante l’omelia; o, infine, come quando, avendo perso i viola una finale di coppa con la Juventus, temendo le prese di giro, lasciò nella segreteria telefonica il seguente messaggio “Don Carlo è spiacente ma non può rispondere, perché disperato per la sconfitta della Fiorentina contro la Juve”!

In questi episodi c’è tanto di don Carlo, c’è altresì il suo “sentire” spontaneo, sereno, volenteroso che lo porta a curarsi non solo dei suoi prediletti giovani ma anche degli anziani, girando in lungo e in largo per l’Italia nel weekend, degli immigrati, ai quali ha offerto ospitalità e sostegno pure recandosi sui luoghi di partenza dei flussi come l’Albania, della comunità intera nei momenti più tragici, delle strutture religiose paesane (ristrutturazione pieve romanica S.Maria Assunta di piazza Tanucci, costruzione chiesa di San Francesco al Poggio, completamento chiesa Regina di tutti i Santi al cimitero) e di realtà come il Casalino tramite l’attenzione dedicata all’Istituto Suore Francescane S.Elisabetta, la promozione della prima, storica, sagra dei tortelli, la rievocazione del bruscello, una forma arcaica di teatro popolare. E comunque che il nostro sia uno scrigno prezioso ce lo conferma anche il numero di incontri “speciali” che ne hanno caratterizzato la missione di vita: da quello con Giorgio La Pira che lo ha incoraggiato circa il percorso da compiere a quello con don Vittorione ed Helder Camara, da quello con don Oreste Benzi a quello con il cardinale di Varsavia Wyszyński, senza dimenticare il breve colloquio con Giovanni Paolo II, in occasione del quale lo invitò in Casentino, o episodi come la fuga dal seminario per rendere un omaggio clandestino al defunto don Lorenzo Milani.

Questo è don Carlo: aneddoti, incontri, stati d’animo, riflessioni, sorrisi e… ringraziamenti. Quelli che lo stesso parroco rivolge ai familiari, ai sacerdoti e alle popolazioni che in ogni fase del suo percorso lo hanno accolto di buon grado, alle suore, ai catechisti, ai collaboratori di ogni genere, il tutto suggellato da un pensiero di suffragio verso i defunti che ha assistito in vita e con cui ha sperimentato testimonianze di fede davvero intense. Ma i ringraziamenti, in un ideale do ut des, sono anche quelli che la comunità di Pratovecchio Stia rivolge ad uno scrigno prezioso di storie ordinarie e straordinarie, di storie piccole e storie grandi, di storie scritte e storie da scrivere. Uno scrigno chiamato Donci.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 282 | Maggio 2017)

Don Carlo con Papa Giovanni Paolo II. Con un gruppo dei tanti giovani che ha seguito. Genio della lampada al Teatro di Stia durante un Carnevale. E nel fotomontaggio, grande tifoso della Fiorentina, eccolo come novello Batistuta, Bati-don. Don Carlo oggi.