di Alessandro Volpone – Iniziamo dal tema dell’identità. Con l’introduzione di un Comune Unico si rischia veramente di perdere la cultura delle singole realtà?
«Non credo che questi valori si misurino con la presenza o meno di un sindaco, ma piuttosto attraverso l’espressione e l’impegno della comunità nella vita di tutti i giorni. Inoltre nemmeno le guerre riescono a estirpare l’identità e la cultura di una nazione, figuriamoci un riassetto amministrativo di una vallata».

L’interesse della comunità non è tenere i ragazzi nel territorio e farli lavorare laddove vorrebbero? Non sarebbe giusto utilizzare i beni pubblici compatibilmente con la loro funzione, all’interno di un quadro di programmazione, per incentivare esperienza e sviluppo tra i giovani?
«Credo proprio di SI! è necessario offrire un po’ di speranza (la disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni è al 32% nel 1° trimestre del 2012), dare una manciata di opportunità ai vari livelli per favorire dal basso l’iniziativa senza un tornaconto politico, ma solo rianimando l’impegno e l’interesse. Contrastando quindi marginalizzazione, disoccupazione e disperazione sociale».
Sono in grado i comuni con l’attuale assetto frammentato di disporre, organizzare, fare meglio sia in termini di sviluppo che di iniziativa?

«Se NO, il problema allora è che i comuni hanno un dovere assegnatogli dalla legge che non riescono ad adempiere. Per la precisione il Testo Unico degli enti locali (art.3) dice: ”…il comune è l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo…”.
Sappiamo bene che per essere competitivi e offrire beni e servizi appetibili sul mercato dobbiamo puntare sulle nostre qualità migliori, ovvero i prodotti tecnici e artigianali, la storia, la cultura, l’ambiente e il paesaggio. Ma per fare questo serve una trasversalità di competenze ovvero figure professionali che siano specializzate sui temi sopra elencati, altrimenti si naviga “a vista” come è stato fatto per lo più fino ad adesso con risultati evidenti.

Ribadisco che abbiamo bisogno di un nuovo coordinamento all’interno delle strutture amministrative che si devono obbligatoriamente interfacciare. I grandi e i piccoli comuni da soli non ce la possono fare, gli enti da soli non ce la possono fare, le amministrazioni pubbliche devono riallinearsi e fondersi per dovere nei confronti dei cittadini e per fare veramente gli interessi della collettività.
Se SI, lascio un libero spunto di riflessione».
Possiamo trovare nella creazione di un Comune Unico un’alternativa valida e sostenibile?
«I notevoli risparmi ottenuti dalla creazione di un Comune Unico potrebbero in parte essere dirottati nelle direzioni sopra citate: supporto alle idee, supporto all’innovazione, supporto alle categorie deboli e alle comunità.

Da dove derivano i risparmi e le risorse? Come abbiamo illustrato nelle vesti di Comitato di liberi cittadini i risparmi ci sono e senza mandare a casa i lavoratori degli enti pubblici come qualcuno vorrebbe far credere.
Semplicemente riducendo lo staff politico dalle 213 unità alle 31 unità si ha un risparmio stimato di 300.000 euro, a cui si aggiunge il premio per le fusioni. L’altro capitolo di risparmio sta soprattutto nella maggiore capacità di operare di un Comune Unico, che andrebbe a eliminare gli attriti tra amministrazioni, le distorsioni di pianificazione territoriale, la perdita di opportunità per la mancanza di gruppi di lavoro da impiegare nei bandi di finanziamento.

In ultimo vorrei ricordare che il processo di rinnovamento avverrà con effetti importanti soprattutto negli anni, con il turn-over dei lavoratori, e permetterà, ad esempio, di pensionare un impiegato ed assumere un biologo: in tal modo si valorizzerà ulteriormente il personale arricchendolo di competenze».
Come può un Comune Unico essere in grado di valorizzare il patrimonio ambientale e naturale del territorio?
«In campo ambientale sarebbe idoneo, per il ruolo che rivestono gli ecosistemi e le foreste in Casentino, creare un distretto “ambiente” all’interno del Comune Unico. Tale distretto potrà soddisfare numerosi compiti: appoggio al governo del territorio e alla pianificazione urbanistica, manutenzione del verde urbano, sostegno all’agricoltura, ricongiunzione delle proprietà demaniali (cioè regionali) e comunali, progetti di forniture energetiche sicure e alternative per ospedali, scuole o case di riposo, aste pubbliche per il legname, potenziamento dei boschi di pianura o fasce tampone fluviali finalizzati alla depurazione delle acque, al turismo, alla fauna ittica, ai prodotti della terra.

Vale la pena ricordare che il consumo crescente di acqua legato all’aumento di popolazione e la diminuzione di precipitazioni a causa degli andamenti climatici, ci impongono di potenziare la rete di invasi, rivalutare quelli esistenti, far si che si garantisca acqua agli agricoltori, che si garantisca portata ai fiumi e ai torrenti per la sopravvivenza sia dell’ecosistema, sia delle falde sotterranee (sempre più pericolosamente basse), sia per i bisogni dell’uomo.
Per far questo ci vuole lavoro e dobbiamo essere coordinati, il più possibile, anche attraverso un Comune Unico.
In conclusione sono molti altri i settori di interesse rivalutabili da un Comune Unico: cultura, archeologia, didattica, tecniche di produzione energetica… Spero che ci siano persone esperte che vogliano contribuire al tour informativo casentinese e che vogliano dire la loro.
Durante la campagna di informazione svolta in maniera indipendente, ho trovato poca voglia di informazione, quasi una “letargia diffusa”. Spero che il mese di aprile risvegli gli animi. Credo che siamo tutti d’accordo sulla necessità di trovare nuove strade di crescita: a livello locale così come a livello nazionale, c’è bisogno di un cambiamento.

La Regione Toscana ha investito molto su questo referendum e mi piacerebbe capire prima di maggio se i cittadini hanno chiare le ragioni del SI. E anche se vi fossero le ragioni del NO, perché ancora le trovo inconsistenti…

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