di Mauro meschini – Fiumi di champagne avranno accolto il “salvataggio” della provincia di Arezzo che adesso sarà a pieno titolo la più piccola provincia della Toscana e, quindi, se era considerata periferia prima, tanto da non ottenere neppure un assessorato nella Giunta regionale dove è stata superata “dall’odiata” Siena, figuriamoci quanto potrà contare adesso.
Certo i problemi veri sono altri, purtroppo anche le scelte politiche e l’organizzazione amministrattiva dovrebbero contribuire a risolverli ma con le scelte appena fatte invece si è scelto di non scegliere mantenendo 51 enti, non più eletti dai cittadini, che non si sa bene a cosa possano servire… il dubbio che saranno solo un parcheggio per mantenere, a spese di tutti, un po’ di esponenti dei partiti diventa così sempre più credibile.
I professori hanno fatto l’ennesimo danno (con l’appoggio della maggioranza PD, PDL, UDC) e non hanno avuto il coraggio di fare l’unica scelta possibile: dare alle province veri poteri su materie che oggi sono delegati a carrozzoni, consorzi e autorità varie eliminando tutto quello che negli anni si è creato per ingrossare senza motivo l’amministrazione pubblica, si sarebbe così rispettato quanto previsto dalla Costituzione e mantenuto solo enti elettivi.
Vedremo cosa accadrà in Parlamento dove queste scelte dovranno essere aprovate, l’aria che tira e i campanilismi che sono esplosi potrebbero causare sorprese, dubitiamo però che siano positive visto che si parla solo di chi dovrà esseer il capoluogo nei nuovi enti, mentre nessuno parla di quello che dovranno fare e, soprattutto, che saranno in futuro fuori dal controllo dei cittadini.
Mentre si assiste a questo “terremoto” che riguarda le province anche in Casentino sono in corso “grandi manovre” per arrivare a fusioni di comuni. A qualcosa forse il referendum sul Comune Unico è servito… così, dopo aver fatto di tutto per ostacolare quel progetto, anche gli amministratori di casa nostra si stanno rendendo conto che l’attuale situazione non è più sostenibile e che qualcosa si devono inventare.
Cosa succederà quando questi progetti saranno ultimati?
Avremo dei… comuni poco più grandi di quelli di adesso e, in concreto, a noi pare che la situazione cambierà poco.
Parliamo in particolare della fusione di Montemignaio e Castel San Niccolò e di Stia e Pratovecchio. Ci è capitato di partecipare ad un incontro in cui veniva presentato il possibile percorso che verrà seguito per la fusione di questi ultimi due comuni: atti formali dei due consigli comunali e richiesta alla Regione di predisporre la legge di istituzione del nuovo comune su cui tenere un referendum nel prossimo anno, quindi, in caso di risultato positivo, già nel 2014 si potrebbebro tenere le elezioni del nuovo consiglio comunale. Entusiasti dell’idea il sindaco di Stia, Luca Santini, e il presidente del comitato promotore per la fusione dei comuni, Mauro Bartolucci, che è anche uno dei progettisti e dei promotori del project financing in cui era compresa la realizzazione della nuova scuola media ancora da ultimare e su cui il genio civile ha in corso istruttorie. Disponibile il sindaco di Pratovecchio, Anselmo fantoni, che non ha mancato di chiarire che “Se matrimonio sarà, lo sarà per interesse, non certo per amore“.
Durante l’incontro ci siamo permessi di osservare che, finalmente, si era archiviata la fase del “padroni a casa nostra” e si era scelto di guardare oltre, anche se forse sarebbe stato opportuno, visto il lungo percorso a cui si sta pensando, di dare avvio fin da subito a qualcosa di più ampio che permettesse di coinvolgere in un unico progetto Pratovecchio, Stia, Castel San Niccolò, Montemignaio e Poppi; cioè un territorio omogeneo con più di 15.000 abitanti, in cui, tra l’altro, si utilizzerebbe il doppio turno per l’elezione del sindaco. A nostro avviso questo sarebbe l’obiettivo minimo, di ripiego considerato che rimaniamo convinti che il Comune Unico sarebbe stata comunque la scelta migliore. Altre ipotesi ancora più minimali rischiano di non dare risultati concreti e, nei casi specifici prima ricordati, possono portare a pensare che si faccia tutto questo solo per permettere a due sindaci che non possono più farlo di avere la possibilità di candidarsi di nuovo, mentre, per quanto riguardo Pratovecchio e Stia, che a questo si aggiunga soltanto la volontà di avere, in futuro, molti meno problemi nella gestione di “grandi opere” che interessano il territorio dei due comuni.
Naturalmente le nostre obizioni non hanno trovato ascolto, ci hanno detto che non essendo nati in Casentino non conosciamo il territorio (a proposito ci dobbiamo ricondare di andare a chiedere la cittadinanza… forse dopo quasi dieci anni ne abbiamo diritto), mentre per quanto riguarda i vantaggi che avrebbero nella gestione di progetti futuri nessuno ha ritenuto di intervenire. Infine è stato il sindaco Santini ad affermare: “Frasi in cui si parla di padroni a casa nostra non mi appartengono (e i manifesti con cui avevano riempito il Casentino chi li aveva fatti stampare?) e quando arriveremo ad eleggere il sindaco del nuovo comune chi potrà candidarsi lo farà”.