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domenica, 2 Ottobre 2022

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Confindustria: “I Sindaci aretini riducano l’IMU”

Per salvare il settore edile i Comuni possono intervenire da subito sull’IMU. La ricetta la dà la Sezione ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) di Confindustria Arezzo che ha scritto ai Sindaci di Arezzo e provincia chiedendo loro con urgenza di abbattere l’aliquota sugli alloggi invenduti e di non avvalersi della facolta’ di incrementare l’aliquota base dell’imposta.
“L’IMU sta pesando in maniera drammatica sui bilanci delle imprese , è un cappio al collo per tutti, ma in particolare lo è per le imprese edili che devono pagarla anche sul magazzino, cioè sulle case costruite e invendute, i cosiddetti “beni merce”; su questo punto ANCE TOSCANA ha tra l’altro presentato ricorso alla Corte Europea di Giustizia – spiega Andrea Fabianelli, Presidente di Confindustria Arezzo – l’iniquità dell’impostazione attuale dell’IMU, che colpisce indiscriminatamente le famiglie, ha contribuito alla caduta del settore immobiliare ed Il comparto edile non può più sostenere l’attuale imposizione fiscale. L’IMU è una vera e propria patrimoniale che va rimodulata perché così com’è mette a rischio la sopravvivenza di un settore già stremato dalla crisi”.
Secondo gli industriali, è necessario un rapido intervento legislativo, finalizzato a ripensare la tassa e a rimodulare il prelievo affinchè non penalizzi l’investimento in abitazioni, aggiornando le rendite catastali in modo che tengano conto del reale valore di mercato degli immobili.
“E’ indispensabile che i Comuni facciano subito uno sforzo! – esorta Fabianelli – utilizzando subito la loro facolta’ di ridurre l’aliquota base dell’imposta per i fabbricati costruiti e destinati alla vendita per un periodo non superiore a 3 anni dalla ultimazione dei lavori, a condizione che venga mantenuta la destinazione alla vendita e che gli immobili non vengano locati. Se al futuro Governo ed al Parlamento compete uno specifico intervento legislativo di riordino della materia, intanto i Sindaci possono evitare il collasso delle imprese adottando la possibile riduzione della aliquota base IMU per i fabbricati invenduti, così come consentito dal Decreto Salva Italia del dicembre 2011, prima della prossima scadenza IMU del 30 giugno 2013 – continua Fabianelli – pur comprendendo le ristrettezze di bilancio dei Comuni, chiediamo infine un altro gesto di responsabilità per non azzerare l’industria edile: è necessario che le Amministrazioni non incrementino l’aliquota IMU 2013 oltre il 7,6 per mille, evitando di sfruttare gli ulteriori 3 punti che i Comuni hanno a disposizione per le loro casse”.

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