Una volta andò in crisi la Stimet. Settimane di picchetti, assemblee, manifestazioni, presenza di istituzioni, sindacati tutti mobilitati, media schierati con servizi continui; Consigli comunali e provinciali straordinari; incontri tra istituzioni, banche, associazioni di categorie, per trovare una soluzioni che non mettessero sul lastrico centinaia di famiglie.

Poi venne la SCA di Pratovecchio. E ancora picchetti a tempo indeterminato, presenza di politici, di rappresentanti istituzionali, cantanti e concerti di solidarietà, fino ad individuare una via d’uscita.

Poi, quest’anno….arriva la Mabo, una delle più grandi, anzi la più grande impresa del Casentino, per numero di addetti ed indotto collegato. Avete saputo qualcosa di quello che succede?

Da mesi centinaia di operai ed impiegati sono a spasso, ora in cassa integrazione (fino a quando?), ma in questo caso non ci sono state né campagne di stampa, né mobilitazioni politiche, sindacali, istituzionali; due o tre articoli sui giornali locali e poi….silenzio assoluto.

Ai nostro tentativi di avere notizie, informazioni su cosa stava succedendo, la risposta unanime è stata: silenzio! Non disturbare!

Le poche notizie, al di là di quelle ufficiali del Centro per l’impiego sul numero di cassintegrati o iscritti alle liste di mobilità o disoccupazione, abbiamo dovuto raccoglierle nei bar, dai racconti spauriti e depressi degli ormai ex dipendenti della Mabo, o dei pochi che ancora vi lavorano riscuotendo a singhiozzo – poco più di un mezzo salario in cinque mesi

Un triste clima di rassegnazione si sta diffondendo e centinaia di famiglie sembrano abbandonate a se stesse.

Ma dove sono i Comuni, l’Unione dei Comuni (la Mabo non è un problema solo di Bibbiena), la provincia, la regione, il governo?

Dove sono i sindacati, CGIL e Cobas compresi? E’ accettabile che una tragedia di questo genere avvenga in un silenzio omertoso, che non può non far sorgere dubbi e preoccupazioni sul profilo della vicenda, anche perché la Mabo è l’impresa attraverso la quale allora fu “salvata” la Stimet, anche con sostanziosi interventi finanziari pubblici.

Un silenzio così unanime e trasversale di forze politiche, sindacali, imprenditoriali ed istituzionali non si era mai visto. Non c’è stato un sindacato, né un partito che abbia fino ad oggi parlato.

Non sappiamo se anche questo è il segno della crisi della politica, o della marginalità del Casentino o solo il modo di coprire intrecci di interessi che è bene rimangano nascosti.

Ma almeno le istituzioni locali, in primis il Comune di Bibbiena sul cui territorio ha sede la Mabo, abbiano uno scatto di orgoglio, non lasci centinaia di famiglie (non solo gli ex dipendenti, ma tutto l’indotto) sole in questa drammatica situazione. Basta fare un giro per Bibbiena (e non solo) per capire il cambiamento di clima determinati dalla crisi di questa azienda.

Noi riteniamo inaccettabile il perdurare di questo silenzio, non crediamo nelle soluzioni adottate nelle segrete stanze (ammesso che ci siano); riteniamo che una vicenda di questa rilevanza pubblica debba essere trattata alla luce del sole, anche per far sentire a questi lavoratori e alle loro famiglie che il loro problema è un problema di tutti.

Chiediamo al Comune di Bibbiena ( almeno convochi con urgenza un Consiglio Comunale aperto) alla Provincia di Arezzo, alla Unione dei Comuni, di mobilitarsi presso la Regione ed il governo per trovare una soluzione accettabile alla triste vicenda, che possa dare un futuro all’azienda e ai posti di lavoro. In caso contrario per sapere di che morte il Casentino deve morire!

Noi non siano più disposti a tacere. Questo silenzio per noi si chiama omertà!

Sinistra Ecologia Libertà Casentino