di Federica Andretta – John Steinbeck affermava che «le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone». Perché che si viaggi per diletto, passione o per lavoro, il viaggio rappresenta un arricchimento che ci forma nel cuore e nello spirito, modella il nostro intelletto e apre la nostra mente a innumerevoli orizzonti. La sete di conoscenza ha da sempre portato l’uomo a esplorare nuove terre, a sperimentare nuove tecniche e a cementare intensi interscambi economici e socio-culturali. Così non esistono più frontiere che l’uomo non possa varcare, lembi di superficie su cui non abbia posato il proprio piede. Di fatto, Seneca diceva: «Non sono nato per un solo cantuccio di terra. La mia patria è l’intero mondo».
Abbiamo conosciuto Gianne 22, pseudonimo con il quale preferisce farsi chiamare il protagonista della nostra storia. Dal 1990 ad oggi ha lavorato come impiegato commerciale per sei aziende metalmeccaniche del Casentino (alcune di prodotti finiti e altre di semilavorati) con il compito di presentarne i prodotti all’estero.
L’importanza di un continuo ricambio generazionale.
«Ho sempre pensato che dopo quarant’anni di lavoro una persona debba dare voce ai giovani; già dopo cinque-sei anni passati all’interno di un’azienda credo che sia giusto lasciar spazio a nuove risorse in grado di poter apportare grandi idee e innovazioni».
Dagli inizi ad oggi.
«Ho incominciato a promuovere i prodotti metalmeccanici nel Sud Italia, dopodiché mi sono rimesso a studiare la lingua francese per i miei viaggi di lavoro in Francia. Oltre ad essa, ho visitato Paesi come la Croazia, la Slovenia (dal 2004 al 2009), la Bosnia e la Serbia. Grazie alla mia professione ho avuto modo di interagire con tante persone, sia piccoli artigiani che grosse aziende, arrivando persino a collaborare con un gruppo autostradale francese e altri di interesse mondiale».
Quanto duravano le sue trasferte all’estero?
«Circa una settimana. A volte mi accompagnava mia moglie».
Al di là del lavoro, che cosa le hanno trasmesso questi suoi viaggi?
«Nonostante si trattasse di semplici viaggi di lavoro, in realtà hanno significato molto più per me. La mia curiosità mi ha spinto oltre, avvicinandomi alle abitudini e ai modi di vita delle persone incontrate durante il mio cammino; ho potuto così riscontrare enormi diversità nei Paesi dell’Est, sia di tipo commerciale che culturale. Infatti, mentre in Occidente (in particolare, in Francia, Svizzera, Belgio e Germania) i nostri prodotti locali riscuotono una grande approvazione, nell’Est si acquista il made in Italy più per scoprirne le caratteristiche in modo da trarne ispirazione e quindi produrre e fornire beni simili ma a prezzi più contenuti. In linea generale, ho potuto anche evidenziare che nel nostro Paese non esiste lo stesso livello di sicurezza sul luogo di lavoro che si riscontra invece all’estero. Durante le mie trasferte ho dovuto pure rivoluzionare il mio stile di vita adattandomi alle diverse abitudini alimentari, alcune talmente opposte alle nostre da poter sembrare a volte bislacche o addirittura inconciliabili con il nostro vissuto quotidiano. Ma la cosa che più ci tengo a precisare della mia esperienza all’estero è che ho curato moltissimo i rapporti umani. In fondo, prima che lavoratori siamo persone (nel bene e nel male), pertanto il rispetto si rivela basilare».
Negli ultimi anni ha portato molti clienti stranieri in Casentino, facendogli conoscere la nostra terra e i nostri luoghi, i suoi usi e i suoi costumi. Ha qualche ricordo in particolare che le è rimasto impresso?
«Ricordo che un giorno due signore, una di Nantes e una di Brest, vennero a trovarmi per farmi una sorpresa. La cosa che più mi è piaciuta fare nel corso della loro permanenza è stata avvicinarle alla nostra tradizione gastronomica».
La nostra valle ha tante bellezze ma non sempre abbastanza valorizzate. Che ne pensa a riguardo?
«Purtroppo non pubblicizziamo molto la nostra vallata come meriterebbe. Un vero peccato, perché sono convinto che tante piccole realtà e aziende abbiano tutti i requisiti necessari per poter emergere dal Casentino e presentarsi a livello globale. Ritengo, infatti, che ci saranno dei ritorni positivi nel futuro per le aziende con cui ho avuto modo di cooperare. Non a caso, ci sono molti stranieri che comprano dall’Italia, specialmente nei Paesi francofoni. In questi lunghi quarant’anni di lavoro sia in Italia che all’estero sono contento di aver fatto conoscere la nostra vallata e la sua gente e mi auguro fortemente che altre aziende escano dai confini del Casentino proponendosi nel panorama internazionale per il bene di tutte le persone che vi lavorano. Stare in Europa significa inoltre varcare i confini nazionali, per questo motivo è necessario darsi una scossa preparandosi ad affrontare i mercati esteri perché nonostante siano più particolari, risultano degli ottimi pagatori. Tuttavia, il casentinese non sembra possedere il coraggio necessario per mettersi in gioco, forse perché spesso troppo preoccupato a costruirsi inutili paranoie».
C’è qualcuno che vorrebbe ringraziare?
«Devo dire grazie a più persone, in particolare a Giancarlo Cipriani che mi ha insegnato come si lavora commercialmente all’estero e ad Andrea Poggi che mi ha dato la libertà e l’opportunità di esprimermi al meglio possibile supportandomi in tante mie scelte».
Quanto è importante organizzare un viaggio di lavoro?
«È essenziale. Occorre assicurarsi, prima della partenza, di essere ricevuti e di potersi esprimere al meglio con la persona giusta. Tutto il viaggio deve essere pertanto organizzato nei minimi dettagli, sia negli spostamenti che nell’alloggio al fine di evitare spiacevoli inconvenienti durante il proprio soggiorno. Oggi tutto è reso più facile grazie a internet, al cellulare e al navigatore rispetto a quanto avveniva in passato quando ci affidavamo esclusivamente alla cartina stradale e il rischio di sbagliare strada era assai più frequente. Parigi rappresentava la città meno difficoltosa da girare grazie alla metropolitana a differenza di Bordeaux, Lille, Nantes e Strasburgo dove dovevamo muoverci necessariamente in auto nei vari spostamenti. Nell’organizzazione dei viaggi ho imparato moltissimo da Giancarlo Cipriani».
Con quale tipo di clientela straniera si è trovato più in difficoltà?
«Nutrivo forti titubanze verso gli svizzeri a causa della loro rigidità e del fatto che difficilmente parlano la lingua francese nella contea tedesca. Tuttavia, sono persone molto corrette, precise, davvero cordiali e allegre! Purtroppo, il costo della vita nel loro Paese è ben più alto che in Italia. Perfino in Slovenia, differentemente dalla Croazia, c’è molta rigidità e precisione, dato che si percepisce molto l’influsso austriaco».
Qual è il prodotto del settore di cui si è occupato che riscuote più successo all’estero?
«Non c’è un prodotto che si venda per la maggiore all’estero. Qualsiasi tipo di prodotto può essere commercializzato, basta eseguire preventivamente una ricerca di mercato e poi proporsi. Bisogna fornire allo straniero un prodotto ed un servizio clienti di alta qualità».
Ha qualche aneddoto che vorrebbe condividere con noi?
«Certamente. Una volta a Firenze feci assaggiare ad un signore di Tolosa il lampredotto senza informarlo sugli ingredienti, ma dopo aver capito di cosa fosse fatto ne ordinò subito un altro! Un giorno, invece, mi telefonò un cliente che si trovava ad Arezzo con la famiglia; io e mia moglie decidemmo di accompagnarli a visitare le chiese più importanti del territorio e alla fine scoprimmo, con nostro stupore, che in realtà erano atei! Una sera mi trovavo a cena con un cliente svizzero di origine turche; ricordo che gli posi delle domande circa le pietanze che gli era permesso mangiare, consapevole che essendo musulmano non poteva consumare carne di maiale. Ma alla mia richiesta se preferisse l’acqua o il vino replicò simpaticamente con una risposta del tipo: ‘tra carne e carne non vedo differenza ma tra l’acqua e il vino sì. Ordiniamo il vino!».
Che dire, è sempre divertente e piacevole viaggiare per lavoro poiché non solo si ha la possibilità di vedere posti nuovi, ma soprattutto perché ci si ritrova a contatto con le persone. E così il viaggio diventa uno scambio interculturale che si trasforma nel tempo in un prezioso percorso di crescita personale.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 292 | Marzo 2018)