di Francesca Corsetti – Non capita tutti i giorni di vedersi aprire la porta dell’Expo, con il biglietto d’ingresso conquistato grazie al proprio talento e alla propria dedizione. Per Erik Vannucci e Maddalena Rossi, studenti bibbienesi del Liceo “Piero della Francesca” di Arezzo, tutto è iniziato in modo inaspettato, con la visita del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara alla loro scuola lo scorso maggio. La scuola aveva appena lanciato un progetto innovativo, il primo in Italia, per creare un parco avventura nel cortile scolastico, accessibile anche a persone con disabilità.
«Noi non lo abbiamo incontrato di persona in quel momento, ma per quello che ci ha detto il nostro preside, il Ministro è rimasto molto impressionato dalla nostra sezione del gioiello e ha chiesto se ci potesse essere qualche studente che poteva andare in Giappone. Il nostro prof di laboratorio ha scelto sulla base del merito». Così, a pochi giorni dalla maturità, hanno saputo che sarebbero partiti per rappresentare la loro scuola e l’Italia a Osaka. La proposta è stata accolta con entusiasmo: «abbiamo concluso in bellezza», commentano sorridendo.
Il loro percorso creativo affonda le radici nella formazione ricevuta durante gli anni di scuola, in cui hanno potuto lavorare fianco a fianco con un artigiano esperto. Questa collaborazione ha permesso di apprendere tecniche particolari non sempre incluse nei programmi scolastici e di tradurre l’esperienza in creazioni di grande qualità. All’Expo, potevano portare dieci gioielli che rappresentassero le lavorazioni di tre laboratori diversi: progettazione e disegno a partire da un tema, realizzazione artigianale partendo da una lastra di metallo e lavorazione della cera e degli smalti. Hanno scelto pezzi realizzati in cera poi fusi, gioielli smaltati e altri lavorati interamente a mano.
Oltre all’esposizione, i due studenti hanno portato con sé un vero e proprio banco da orafo montabile, che permetteva di mostrare le lavorazioni dal vivo ai visitatori. Erik si è concentrato soprattutto sul traforo e la lucidatura delle lastre, mentre Maddalena ha lavorato la cera. Nonostante la mancanza di macchinari più complessi, ad esempio per la saldatura, hanno potuto eseguire lavorazioni semplici ma significative. Il banco attirava i visitatori, incuriositi da quel lavoro manuale che si svolgeva davanti ai loro occhi.
La loro giornata all’Expo iniziava alle nove del mattino e finiva alle dieci di sera. «Non era stancante, perché facevamo quello che ci piace». I visitatori erano quasi tutti giapponesi, «disposti a fare anche sette ore di fila e sempre gentili: chiedevano il permesso di fare foto, anche se eravamo lì anche per quello». Nel padiglione italiano, collocato in una struttura che ricordava un piccolo Colosseo, c’erano altre dieci scuole provenienti da tutta Italia, ognuna specializzata in un diverso settore dell’artigianato, ad esempio mosaico, cucina o lavorazione del legno. L’atmosfera di collaborazione ha permesso di stringere nuove amicizie tra studenti di realtà diverse.
Un episodio è rimasto impresso più di altri. «Alcune scuole hanno deciso di far provare ai visitatori, per esempio quelli dei mosaici facevano attaccare un pezzettino, una piastrella di vetro. Noi, per una questione di sicurezza, visto che abbiamo attrezzi anche molto pericolosi, abbiamo deciso di non farlo, – spiega Maddalena. – Solo che una mattina, avevamo appena aperto, è arrivato un signore giapponese e ha indicato il banco parlando in giapponese: inizialmente pensavo ci volesse chiedere qualcosa, poi invece si è seduto al banco. Non sapevamo bene cosa fargli fare, visto che non potevamo fargli usare strumenti pericolosi, allora abbiamo optato per la cera. Ha tagliato due petali e li ha assemblati: solo per aver fatto questo era felicissimo, come se per lui fosse la giornata più bella del mondo».
L’Expo ha anche lasciato momenti istituzionali importanti, come la visita del Ministro Valditara al padiglione, occasione in cui i due studenti hanno potuto finalmente incontrarlo, stringergli la mano e illustrargli il loro lavoro. «Tra i gioielli che abbiamo realizzato in Expo abbiamo fatto principalmente orecchini. In particolare, abbiamo realizzato un orecchino che abbiamo decorato con dei frammenti: abbiamo sbriciolato un pezzetto di vetro preso dalla scuola accanto e, con della resina, l’abbiamo incollato. Quindi c’è stata un’unione tra due arti diverse».
Un’altra creazione di grande complessità è «il lavoro nella cornice di legno, realizzato con smalti. Ci ha richiesto un sacco di mesi di lavoro, perché dovevamo prendere il filo d’argento e modellarlo con le pinze seguendo la figura, in questo caso una donna art nouveau. Una volta finito il lavoro sul biadesivo lo abbiamo portato sulla lastra con una colla particolare che non crea spessore e che, quando si cuoce, blocca il filo. Dopodiché, una volta cotto e fermato il filo, lo si poteva riempire con gli smalti, sempre a caldo, che cuocevano a 800 gradi. È stato un lavoro veramente lungo e di molta pazienza».
C’è poi il gioiello a forma di sole e luna: «Partivamo da un semplice pezzo di cera, lo lavoravamo fino a ottenere la forma del gioiello. Poi, tramite uno stampo in gesso in cui veniva versato il metallo fuso, ottenevamo il gioiello in metallo. Sopra ci sono degli smalti con la tecnica cloisonné».
Il viaggio ha avuto anche momenti di scoperta del paese ospitante. Nei quattro giorni complessivi, due sono stati dedicati a gite organizzate dal Ministero. La prima tappa è stata Kyoto, con visite al Bosco di Bambù, al Tempio d’Oro e a un altro tempio tradizionale. La seconda ha condotto a Hiroshima, al Parco della Pace e al museo, un’esperienza intensa e toccante. «C’erano foto impressionanti, in bianco e nero, e l’ambiente completamente scuro… creava parecchia ansia».
La cura e il rispetto giapponesi sono stati evidenti in ogni contesto, dal silenzio dei templi alla pulizia delle strade, fino alla meticolosità con cui venivano trattati i bagagli. Oltre all’esperienza giapponese, hanno visitato altri padiglioni: Indonesia, Arabia Saudita, Canada, Svizzera. «Il padiglione dell’Italia è stato l’unico, per quanto abbiamo visto, ad avere persone che lavoravano sul momento». Molti altri puntavano su esperienze digitali e tecnologiche, ma senza quella manualità diretta.

Dall’Expo di Osaka, quindi, Erik e Maddalena tornano con un bagaglio fatto di ricordi, insegnamenti e consapevolezze. «Per loro ogni lavoro è una forma d’arte, pertanto lo rispettano e ne vanno fieri, di qualunque lavoro si tratti».
Un messaggio che vale più di ogni premio e che ci parla dell’importanza di valorizzare l’artigianato italiano nel mondo, con le mani, la passione e il rispetto per ogni dettaglio.


