di Matteo Bertelli – Francesco Ombra (primo a destra nella foto) ancora non ha diciott’anni, è nato nel 2002; non gioca in nessuna squadra professionistica, milita nelle giovanili del Bibbiena, e va ancora a scuola; eppure, nella limitatezza delle esperienze che può aver fatto data la sua età, sì è già levato alcune soddisfazioni decisamente importanti. Per poter dare al mondo la storia della sua vita calcistica, ci siamo incontrati con lui e con il preparatore dei portieri del Bibbiena, Claudio Caporalini (in maglietta bianca), analizzando, con una certa dose di ammirazione e anche un pizzico di sana invidia, le prime tappe della sua ancora brevissima carriera.
Francesco, per quanto tu sia un giocatore delle giovanili del Bibbiena a tutti gli effetti, hai avuto già esperienze “esterne” a questa realtà, giusto?
F: «Si. Oltre a essere stato nella rappresentativa provinciale e regionale, sono andato a fare un provino di due giorni a Verona per l’Hellas, dove ho avuto modo di confrontarmi con una realtà professionistica, essendomi allenato con la squadra primavera. Poi sono stato una settimana a Silvi Marina (TE) dove ho preso parte al raduno della Nazionale under17 della Lega Dilettanti, e ho giocato il torneo Beppe Viola, sempre vestendo la maglia della Nazionale, a Trento. Inoltre mi sono allenato anche con la prima squadra dell’Arezzo, la prima vera esperienza con giocatori decisamente più grandi ed esperti di me».
C: «C’è da sottolineare un aspetto in quello che è stato detto fin’ora: per quanto si parli di Lega Dilettanti e non, quindi, di professionisti, qui vi rientrano anche società la cui prima squadra milita in categorie superiori a quella del Bibbiena (al momento in Promozione), magari anche satelliti di squadre, appunto, di professionisti. Francesco era uno dei pochi a provenire da questo tipo di settore giovanile e, per me e per la società, questo è sicuramente un altro motivo di orgoglio. Oltretutto anche solo una realtà casentinese di Promozione è differente da una medesima, ad esempio, fiorentina, fosse altro che per il differente bacino di ragazzi da crescere».
Effettivamente se si va a guardare la lista dei convocati per il torneo Beppe Viola è difficile trovare un ragazzo che venga da una realtà piccola come quella casentinese. Ma la differenza tra gli allenamenti a Bibbiena e quelli che hai avuto modo di fare in queste tue esperienze, dove sta?
F: «Nonostante il contesto sicuramente diverso, gli esercizi che mi hanno fatto fare erano praticamente gli stessi che faccio anche qua a Bibbiena, solamente cambiava l’intensità. Essendoci il preparatore piuttosto anziano, ad esempio, i vari tiri in porta ci venivano fatti dai ragazzi della primavera (giocatori professionisti, Ndr.)».
C: «Parlando per me, cerco sempre di stare attento a aggiornarmi sulle metodologie di allenamento, seguendo i vari stage che vengono promossi dalla A.P.Port (Associazione Preparatori Portieri, Ndr.). Parlando invece per la società, c’è da dire che, nonostante tutte le premesse che sono state già fatte sulla dimensione che abbiamo, il settore giovanile è particolarmente curato, come dimostrano anche gli ottimi risultati che otteniamo nei campionati, il cui livello è decisamente alto».
Questo “viaggio” tra le rappresentative, prima provinciale, poi regionale e infine nazionale, oltre agli ottimi risultati con la squadra Allievi di Bibbiena, da cosa sono dovuti? Qual è la caratteristica principale di Francesco Ombra?
F: «Non è certamente facile dirlo. Sicuramente, però, il mio fisico mi aiuta in un ruolo dove la fisicità è certamente importante».
C: «Francesco Ombra è un portiere dotato di una notevole forza esplosiva nelle gambe e di un fisico adatto al ruolo, caratteristiche che gli permettono anche di arginare alcune carenze tecniche che ancora, data la giovane età, ha. L’importante per un portiere è “lo stare in porta”, la posizione, i passi, gli spostamenti; il gesto tecnico della parata è l’ultimo step, quello che, nel caso manchi il resto, fallisce. Lui deve migliorare, in parte, nella “prima fase”, ma la struttura fisica lo aiuta molto a arginare gli errori. Ma la dote forse più significativa di Francesco è la grande voglia e, di conseguenza, la grande voglia di allenarsi che lo ha contraddistinto in questi ultimi anni».
Tanta voglia che è stata, direi, ripagata a dovere.
C: «Come ho detto non è un giocatore perfetto, né tantomeno è “arrivato”. La strada che ha fatto finora sostanzialmente è soltanto l’inizio, ha socchiuso quella porta di opportunità che gli potrebbero permettere (voglia, fortuna e bravura permettendo) di continuare a togliersi soddisfazioni. Questo è un dato che vorrei sottolineare, senza ovviamente togliere nulla o sminuire tutti i risultati ottimi che ha ottenuto ad oggi. È giusto dare a Cesare ciò che è di Cesare e prendere i meritati applausi, ma non c’è da montarsi la testa».
In chiusura, una domanda per Francesco: alla luce di queste esperienze, quanto devi al mister Claudio Caporalini e, di riflesso, alla società del Bibbiena?
F: «Penso che con un esempio si possa chiarire bene la cosa: a Verona il preparatore dei portieri (tra l’altro preparatore di personaggi del calibro di Buffon e Pegolo) mi prendeva come esempio in alcuni esercizi, per mostrarli anche ai giocatori della primavera che si allenavano con me. Penso basti per capire il livello della preparazione, decisamente eccellente».
Un ulteriore orgoglio per il Casentino, la cui strada però è ancora in salita. Come ha giustamente sottolineato mister Caporalini, ancora è da fare la parte più importante: il professionismo è lì vicino, ma protetto da un muro altissimo che in pochissimi hanno la forza (e la voglia) di scavalcare. Francesco di soddisfazioni se ne è già tolte parecchie, ormai è stato detto in tutte le lingue, ma speriamo vivamente che possa arrivare ancora più lontano, per lui e per la società che l’ha cresciuto insieme a tantissimi altri ottimi calciatori che hanno militato e stanno militando in quelle stesse giovanili.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 306 | Maggio 2019)