Il recente decreto-legge Cura Italia del Governo ha previsto la possibilità di procedere alla sospensione del pagamento delle quote di capitale e alla rinegoziazione dei mutui sottoscritti con il Ministero delle Finanze, per sostenere con i relativi risparmi, le maggiori spese correnti determinate dall’emergenza Coronavirus.
Molte Amministrazioni comunali hanno approfittato di questa opportunità, anche in Casentino. Ma, naturalmente, non tutto ciò che luccica è oro e infatti, dietro questa accattivante proposta c’è, se non una fregatura, più di un aspetto che dovrebbe far riflettere.
Nel concreto questa operazione trasferisce agli anni futuri impegni considerevoli in cambio di un po’ di liquidità immediata. Essa è finalizzata ad ottenere disponibilità immediate e liquidità attraverso tassi di interesse, fissi post rinegoziazione, che scendono mediamente di uno 0,70%, ma rimangono elevati e fuori mercato, con cristallizzazione dei tassi di interesse al 3/5%, e con un allungamento della scadenza di ammortamento dei mutui fino al 31/12/2043 (mediamente 12 anni in più rispetto alla scadenza originaria).
Come detto anche in Casentino alcuni comuni hanno approfittato di queste disposizioni di legge, nella tabella che pubblichiamo nella pagina seguente sono riportati i dati relativi ai tre comuni più grandi della vallata.
Facendo riferimento ai numeri vediamo che le maggiori risorse a disposizione delle correnti amministrazioni (anni 2020-2023) sono: per il Comune di Bibbiena €. 568.632,76; per il Comune di Poppi €. 841.866,91; per il Comune di Pratovecchio Stia €. 524.905,54.
Ora queste risorse dovrebbe trasformarsi in servizi e azioni orientate a sostenere la cittadinanza pesantemente provata dalle conseguenze dovute all’epidemia da Covid-19, ci preoccuperemo di verificare se e come questo sia avvenuto, anche per capire se davvero valeva la pena di fare questa scelta e caricare di maggiori debiti le Amministrazioni e le generazioni future.
Quello che possiamo evidenziare da subito è quanto, ogni singolo comune, dovrà pagare in più da qui al 2043: il Comune di Bibbiena €. 651.138,46; il Comune di Poppi €. 960.836.60; il Comune di Pratovecchio Stia €. 491.837,36.
Il prezzo da pagare non sembra trascurabile, e soprattutto il prolungamento per più di 10 anni impedisce di liberare le Amministrazioni da fardelli che, in alcuni casi, si tramandano da decenni (in alcuni casi si parla di mutui per asfaltature così datate che già è stato necessario asfaltare di nuovo…).
Ognuno potrà farsi un’idea della situazione, non possiamo però non mettere in evidenza che, tra i comuni presi in considerazione, sia necessario sottolineare il caso di Pratovecchio Stia, che ha “scelto” di rinegoziare i mutui in pieno regime di contributi per la fusione (circa €. 900.000,00 ogni anno) spostando il debito nel futuro quando, ormai da tempo, non ci saranno più queste risorse aggiuntive. Tra l’altro lo stesso Comune di Pratovecchio Stia aveva già deciso rinegoziazioni nel 2015 per un costo per interessi in più per il futuro di circa €.1.000.000,00, tale importo, sommato all’operazione attuale, porta il totale dei debiti “lasciati” ai posteri a circa €. 1.500.000,00.
Concludiamo questo articolo riprendendo dal web le dichiarazioni di amministratori di altri comuni italiani che hanno deciso di non procedere alla rinegoziazione dei mutui, ci sembrano un ulteriore contributo alla riflessione e al confronto, e soprattutto la dimostrazione che scelte diverse, se si vuole, si possono fare.

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Iniziamo da una dichiarazione di Gianluca Ugolini, assessore al bilancio del Comune di Coriano, una realtà della provincia di Rimini con poco più di diecimila abitanti (newsrimini del 22 maggio 2020).
«… Ogni anno il nostro bilancio sopporta una spesa per rimborso dei prestiti di circa 1,3 milioni di Euro, il 20% circa delle nostre entrate, costringendoci a scelte precise sui servizi da erogare. Ma nonostante questo come giunta abbiamo deciso di non aderire alla nuova rinegoziazione che la Cassa depositi e prestiti ha lanciato. Certo il risparmio sul 2020 sarebbe stato importante, e ci avrebbe permesso di liberare risorse utili. Ma a che prezzo? Un prezzo molto alto, troppo alto per i cittadini di Coriano. La rinegoziazione e il conseguente allungamento dei mutui al 2043 avrebbe cristallizzato la situazione dei tassi di interesse al 4,5/5% rispetto all’attuale dello 0,8/1% costringendoci a maggiori esborsi in interessi per circa 2 milioni di euro e condannando le generazioni future a pagare debiti per investimenti di cui non beneficeranno. Una scelta “di valore”, difficile ma consapevole, per evitare di scaricare su chi verrà dopo di noi debiti che ci siamo trovati a pagare senza poter sbandierare facili risultati. Coriano dovrà ancora fare sacrifici almeno fino al 2028, quando una buona parte degli attuali mutui andranno in scadenza e questo consentirà di liberare nuove risorse. E consegneremo alle nuove amministrazioni un bilancio sano».
Proponiamo ora quanto dichiarato da Dario Rollo, ex sindaco reggente di Cascina, comune in provincia di Pisa con circa 45.000 abitanti (Il Tirreno del 31 maggio 2020).
«…aderendo all’operazione si porterebbe un allungamento del piano di ammortamento da un minimo di 4 a massimo 22 anni rispetto alle scadenze attuali. Nel breve periodo si avrebbe un alleggerimento della spesa corrente dovuto ad un abbattimento delle rate dei mutui rinegoziati, mentre nel lungo periodo la spesa corrente subirebbe un incremento dovuto all’allungamento della fine dell’ammortamento. Tali variazioni infatti genererebbero un maggior costo complessivo, spalmato fino al 31 dicembre 2043, per 1.085.887,02 euro, dato dalla differenza del debito attuale ante rinegoziazione (8.954.624,52) e quello post (10.040.511,54 euro). A fronte di un risparmio nel primo anno di circa 500 mila euro e risparmi più bassi negli anni seguenti, alla nuova scadenza di tutti i mutui rinegoziati, il maggior costo totale dell’operazione sarebbe di quasi 1,1 milioni di euro. In poche parole, significa spostare nel futuro maggiori costi per un beneficio economico di oggi… Non sarebbe corretto nei confronti delle generazioni future lasciare in eredità maggiori costi dovuti all’incapacità gestionale della cosa pubblica in questo periodo…».

(tratto da CASENTINO2000 | n. 322 | Settembre 2020)