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domenica, 26 Giugno 2022

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Decisi per tagliare la sanità, imbarazzanti sulle fusioni

di Mauro Meschini – Niente da fare ancora una volta. Ormai sui referendum per le fusioni tra comuni in Toscana, e in Casentino, sembra  che aleggi più di una maledizione. Anche questa volta due comuni, che sono così vicini da non capire dove finisce l’uno e inizia l’altro e con tanti servizi già condivisi, resteranno due amministrazioni separate.

Insomma sembra che il campanile sia ancora un forte richiamo in terra di Toscana… ma è davvero così?

Per quanto ci riguarda, assistendo da semplici spettatori a quello che andava in scena a Capolona e Subbiano, non abbiamo potuto fare altro che tornare con la mente a cinque anni fa e al referendum che avrebbe permesso di giungere, per primi nella Regione, alla creazione di un Comune Unico solido e rappresentativo in Casentino.

Anche allora non andò così, anzi si fece di tutto da parte della politica locale e regionale per osteggiare quella possibilità e i raccapriccianti manifesti affissi per l’occasione in alcuni paesi sono ancora lì a ricordare la miopia e la chiusura dimostrata da chi ancora oggi pretende di rappresentare un faro per questo territorio.

Eppure solo pochi mesi prima la stessa Regione Toscana, nella legge n. 68 del 27 dicembre 2011, in cui sono raccolte norme che riguardano il sistema degli enti locali, aveva previsto all’articolo 62: “A decorrere dal 1° gennaio 2013, la Giunta regionale promuove le intese di cui al comma 2, che coinvolgono i comuni obbligati all’esercizio associato delle funzioni fondamentali, tenendo conto degli ambiti di dimensione territoriale adeguata di cui all’allegato A. A decorrere dal 1° gennaio 2016, la Giunta regionale presenta le proposte di legge di fusione dei comuni anche in assenza dell’intesa“.

Da precisare che la “dimensione territoriale adeguata” che interessava il Casentino comprendeva tutti i Comuni escluso Subbiano e Capolona, quindi non si capiscono le ragioni dell’ostilità dimostrata cinque anni fa verso una proposta che andava in una direzione già indicata dalla normativa regionale, voluta dal partito che anche in Casentino era ovunque maggioranza.

Il problema era che il referendum prevedeva anche il coinvolgimento di Subbiano e Capolona? Considerato che la decisione finale avrebbe comunque dovuto prenderla il Consiglio regionale, si sarebbe potuto benissimo discutere e confrontarsi su questo prima del referendum promuovendo un dibattito positivo e coinvolgente, che probabilmente avrebbe portato a ben altri risultati.

Ma forse non era possibile, quel referendum non era stato proposto dal PD e quindi non poteva essere accolto, inoltre ancora troppi interessi giravano e girano introno alle poltroncine dei comuni casentinesi e un taglio così netto avrebbe fatto storcere il naso a molti.

In ogni caso, portato al fallimento quel voto, le cose, a parte la fusione di Pratovecchio e Stia dove c’era da eliminare l’anomalia di un sindaco fuori dal coro, non è che siano poi andate tanto bene.

Come abbiamo già detto in altre occasioni, se una volta vai a raccontare alle persone che con il Comune Unico si chiuderanno gli uffici postali, si taglieranno i servizi, non si pagheranno le pensioni… non puoi la volta dopo, visto che la fusione ti piace, dire che invece andrà tutto bene. Le persone si ricordano cosa viene detto da determinati personaggi e non possono dare loro credito quando raccontano tutta un’altra storia.

O prima era una bufala oppure lo è adesso, in ogni caso non sono credibili!

Chissà se dopo l’ennesima batosta di Subbiano e Capolona si prenderà atto delle conseguenze negative di quanto fatto allora e se qualcuno avrà l’umiltà di dire che cinque anni fa si è sbagliato a non far prendere al Casentino un treno che, purtroppo per tutti noi, difficilmente potrà passare di nuovo. E chissà anche se qualcuno spiegherà mai perché la determinazione utilizzata per ridimensionare e mettere in discussione il carattere pubblico del sistema sanitario regionale, non è stata messa in campo anche per prevedere norme che permettano di ridisegnare un Casentino e una Toscana dove ci siano comuni maggiormente rappresentativi, in cui i Consigli comunali avrebbero maggiori possibilità di far sentire la propria voce. Una Toscana con meno enti e strutture di secondo livello, non elette direttamente dai cittadini, a cui ormai sono delegate tutte le decisioni perché gli attuali comuni, piccoli e piccolissimi, non hanno la forza per poter imporre e condizionare le scelte fondamentali.

Archiviato Subbiano e Capolona rimane adesso la tripla che vedrà Chiusi della Verna conteso addirittura tra due proposte di fusione. Anche in questo caso la politica locale ha dato davvero il peggio di sé,  con amministratori che hanno deciso di giocare sul futuro di una parte del territorio casentinese guardando più al destino politico personale di qualcuno invece che al bene della collettività.

Questo caos non aiuterà la partecipazione e potrebbe portare molti a disinteressarsi, ma forse questa è davvero l’ultima occasione per dare una spinta al Casentino. Se nascesse davvero il primo comune con più di 15.000 abitanti Bibbiena-Chiusi della Verna-Ortignano cambierebbe tutto e probabilmente tutto il basso Casentino sarebbe spinto ad aderire al nuovo soggetto, creando le condizioni per avere una scelta simile anche sotto il Falterona.

Sarebbe un Casentino finalmente diverso.

Possiamo parlarne e discutere serenamente dei vantaggi o svantaggi di questa soluzione?

Oppure dobbiamo rassegnarci ancora una volta a subire scelte di pochi decise lontano da questa terra?

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