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domenica, 21 Aprile 2024

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Donatori di sangue speciali: i ragazzi dell’ISIS di Bibbiena

di Gabriele Versari – Qualche mese fa è uscito sul nostro mensile un articolo dedicato al Centro Trasfusionale Casentinese e al tema delle donazioni sanguigne. Dopo quella pubblicazione, vogliamo oggi continuare a promuovere la donazione come gesto di etica pubblica e senso civico. Questo mese lo facciamo raccontando la storia di un gruppo di adolescenti e della loro insegnante, un vero esempio di impegno e devozione verso il prossimo e verso l’intera comunità.

I ragazzi dell’ISIS «E. Fermi» di Bibbiena, in collaborazione con il succitato Centro e la partecipazione fondamentale della Prof.ssa Maura Pagnini, docente di lingua e letteratura italiana, si sono cimentati in quella che è un’opera caritatevole dall’alto valore morale. La Prof.ssa Pagnini ha spiegato come a tale iniziativa abbiano aderito diversi suoi alunni con lo scopo di rendersi utili per gli altri e soprattutto per i bisognosi. Questo è stato possibile grazie alla volontà di portare l’attenzione dei suoi studenti su di un tema così rilevante da spingerli a mettersi in gioco.

«L’idea è stata nutrita dal desiderio di riuscire a far sì che i ragazzi interiorizzassero una rinnovata consapevolezza legata al significato della donazione di sangue e dell’essere cittadini attivi. Volevo che si rendessero davvero conto del supporto che questa pratica di buona condotta può apportare al bene comune. La loro risposta in termini di consenso è stata immediata; hanno manifestato fin da subito la volontà di rendersi utili e di porsi verso il prossimo in maniera sorprendentemente spontanea. Essendo donatrice da tempo, mi sono resa conto che un singolo contributo non può certamente essere sufficiente a migliorare in modo concreto il benessere collettivo.

Questa preoccupazione, unita al mio lavoro, per il quale sono sempre stata portata a confrontarmi con i giovanissimi, ha fatto sorgere in me la voglia di portare altre persone a prestare il loro contributo. La proposta è stata accolta in maniera più che positiva come detto pocanzi. Certamente, non tutti i ragazzi coinvolti nell’iniziativa sono diventati donatori. Ciò per svariate motivazioni: alcuni erano o sono ancora minorenni; altri avevano da poco fatto un tatuaggio; altri ancora hanno problemi di salute. Relativamente a quest’ultimo gruppo vorrei citare un episodio in particolare: un mio alunno, apprendendo in maniera entusiasta del progetto da me proposto, ha subito chiesto ai propri medici di poter donare, ma questi gli hanno sconsigliato di farlo per motivi di salute, purtroppo. Il fatto che, in ultima istanza, il ragazzo non abbia potuto donare non ha importanza; ciò che conta è l’impegno dedicato, che gli fa onore.

Credo che più degli altri si sia reso conto dell’importanza della questione. Proporsi come donatore pur non essendo sicuri di poterlo diventare fa il gesto in sé. Mi ha fatto un enorme piacere assistere alla risposta convinta dei ragazzi, vogliosi di fare qualcosa di utile per la comunità. Spesso noi adulti non concediamo possibilità di dimostrare il proprio valore ai giovani appartenenti alle nuove generazioni. Il successo del progetto dimostra invece che occorre cambiare il nostro approccio verso di loro. Ho pensato di coinvolgere tutti gli alunni delle classi quinte perché credo fortemente nel motto “l’unione fa la forza”. Effettivamente, i ragazzi si sono spronati l’un l’altro e anche chi non ha donato ha fatto il tifo per coloro che invece hanno potuto e deciso di farlo, viste anche l’emozione e la titubanza di compiere un’azione così importante, per la prima volta, in assenza dei genitori.

Sono stati tutti davvero in gamba. In ogni caso, credo che i familiari siano comunque stati informati dai ragazzi nell’iniziativa, visto che i primi mi hanno dato conferma durante gli ultimi colloqui scolastici. Una madre in particolare mi ha riferito quanto il figlio abbia apprezzato l’iniziativa, comprendendone l’importanza. Visti i controlli sanitari obbligatori che fanno parte dell’iter che precede la trasfusione di sangue, ho pensato che il progetto fosse anche un modo per far sì che questi giovani comprendessero l’importanza di monitorare il proprio stato di salute in maniera continuativa nel tempo e di condurre uno stile di vita sano ed equilibrato. Inoltre, se la volontà di donare dovesse perpetrarsi nel tempo, come auspico, il doversi recare in ospedale potrebbe essere un modo per non perdere i contatti e mantenere le amicizie, visto che essi sono in dirittura d’arrivo e stanno per terminare il proprio percorso scolastico.

Insomma, tanti fattori mi hanno spinto a proporre il progetto: fare del bene agli altri, ma anche prendersi cura di sé stessi e fare squadra. Come detto, i ragazzi hanno risposto in maniera molto positiva per quanto riguarda la prima donazione, avvenuta a dicembre. In termini numerici, si parla di sette donatori su quattordici alunni appartenenti alla classe quinta del corso di meccanica, mentre sono stati in cinque su ventuno quelli della classe quinta del corso di informatica. Visto il successo dell’iniziativa, in accordo col dirigente scolastico e con gli stessi ragazzi, abbiamo deciso di ripeterci con una nuova donazione, alla quale si aggiungeranno con ogni probabilità tre o quattro alunni per classe. Ciò significa che doneranno quasi la metà degli studenti del corso di informatica e più del 50% di quelli di meccanica. Numeri che comunque riflettono quanto asserito precedentemente».

Alla professoressa è stato poi chiesto, visto che si tratta di un’iniziativa inerente al programma di educazione civica, se negli studenti sia effettivamente maturata una nuova consapevolezza legata al significato dell’essere cittadini: «L’esperimento della donazione è stato, a parer mio, la più importante lezione di educazione civica che si potesse dare ai ragazzi. In classe ci si occupa più che altro di teoria e non di qualcosa che si possa effettivamente vivere sulla propria pelle. Di fatto è il primo progetto pratico che siamo riusciti a capitalizzare. Proporre, discutere, confrontarsi, è di certo importante, ma è il gesto concreto che fa davvero la differenza. È per questi motivi che si è deciso di ripetere l’iniziativa della donazione con un nuovo appuntamento al Centro Trasfusionale del Casentino in programma a fine aprile. Ma non basta. Vorrei portare avanti il progetto istituzionalizzandolo, proponendo ogni anno a tutte le classi quinte di turno la possibilità di cimentarsi nella pratica trasfusionale. Sono dell’idea che ai ragazzi non venga in mente di agire in maniera autonoma, per questo sostengo che essi debbano essere guidati in un percorso di cittadinanza attiva. In ultima istanza, vorrei nuovamente sottolineare come anche chi non ha donato abbia comunque partecipato: tutti hanno aderito alla realizzazione del progetto, nessuno escluso».

Dopo aver ascoltato le parole della docente, abbiamo deciso di ascoltare anche due alunni che hanno partecipato all’iniziativa in prima persona, uno per ciascuna delle due classi quinte coinvolte. Nello specifico Gregorio Galli, della classe di meccanica, e Edoardo Donati, che frequenta invece quella di informatica. «Confermiamo che l’idea ci è stata proposta dalla Prof.ssa Pagnini. Il progetto è stato presentato a novembre e, dopo averne discusso anche con i nostri cari, ci siamo recati in ospedale la prima settimana di dicembre per la visita preliminare. Una volta ricevuti i risultati, la settimana successiva ci siamo ripresentati per la trasfusione. Durante l’esame preliminare siamo stati sottoposti ad un prelievo sanguigno, un ECG (ai fini della tutela della salute dei riceventi e a quello del donatore stesso) e ad un questionario per comprendere quale fosse il nostro stile di vita.

Quando ci siamo recati per la prima volta al Centro Trasfusionale siamo stati accolti dalla dott.ssa Silvia Sereni, responsabile del Centro, figura che insieme allo staff infermieristico ci ha messo subitamente a nostro agio e che ci ha mostrato tutta la sua vicinanza e gratitudine per il gesto. La settimana seguente siamo tornati in ospedale, stavolta proprio per la donazione. Siamo stati nuovamente sottoposti alle domande del questionario per confermare le risposte e ad un nuovo prelievo per verificare l’eventuale presenza di anemia del sangue. Infine, gli infermieri hanno proceduto con le trasfusioni sanguigne e, salutandoci, ci hanno regalato un buono per la colazione: un motivo in più per andare a donare!

Avendo vissuto in prima persona tale esperienza, possiamo garantire che tutto il timore legato agli aghi, alle iniezioni e alle conseguenze del prelievo che può sopraggiungere prima di recarsi a donare è in realtà infondato. Questo perché si procede preventivamente con l’esecuzione di tutti i controlli del caso e solo in secondo luogo all’eventuale donazione.

A volte sono le nostre aspettative che condizionano in maniera eccessiva il nostro agire. In questo caso occorre essere il più razionali possibile. Grazie a tale percorso abbiamo pienamente compreso che donare è un gesto che può davvero fare la differenza e salvare vite umane».

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