di Eleonora Boschi – Essere donna non è mai stato semplice. Una società storicamente patriarcale ha fatto sì che, nel corso degli anni, si radicasse una mentalità che per lungo tempo ha considerato la donna inferiore, meno capace, non all’altezza: una visione che si è insinuata tanto nel pensiero maschile quanto in quello femminile, portando molte donne a interiorizzare questa presunta inferiorità, arrivando a pensare persino di meritare determinate ingiustizie.
Da una condizione di subordinazione, sono nate lotte, manifestazioni pacifiche, marce, per reclamare diritti tanto semplici quanto fondamentali: il diritto al voto, al lavoro, al divorzio, all’aborto. Nel tempo, le donne hanno intrapreso una lunga e tortuosa strada verso la parità, ma questo viaggio, purtroppo, non è ancora giunto al termine. Nonostante sempre più persone si siano unite alla causa femminista, la parità di genere non è ancora stata raggiunta in tutti gli ambiti; la libertà di espressione di una donna è spesso ostacolata, la sua sicurezza, troppo spesso, ancora assente.
Marzo è il mese in cui storicamente si ricorda e si celebra la donna. Una ricorrenza, quella dell’8 marzo, il cui significato è cambiato nel tempo. Abbiamo chiesto a due giovani ragazze casentinesi che cosa rappresenti per loro questa giornata oggi e, soprattutto, che cosa significhi essere una giovane donna in Casentino.
Mariachiara Rialti ha 26 anni ed è nata e cresciuta in valle. Dopo aver studiato a Firenze negli anni scorsi è tornata a casa. Recentemente avrebbe avuto l’occasione di lasciare il Casentino per fare un lavoro che l’appassionava molto, con i cavalli, ma ha scelto di non andare. Maria Rolloni, classe 2000, vive a Poppi e lavora come insegnante nella scuola primaria. Anche lei è nata e cresciuta qua, ha studiato a Firenze ed è tornata e ci descrive la sua vita come serena e tranquilla, pur riconoscendo i limiti di una realtà piccola come quella del Casentino. Due storie diverse, due giovani ragazze con ambizioni differenti ma con una scelta in comune: quella di restare.
Marzo è il mese della donna: che rapporto hai con l’8 marzo? Cosa rappresenta per te oggi? Mariachiara risponde senza indugi: «Non mi piace, per niente. Non è una ricorrenza che festeggio e non mi piace neanche il gesto simbolico di regalare una mimosa a noi donne. Dire che è necessario “festeggiare la donna ogni giorno” risulta banale, ma non ci si può ricordare delle donne solo un giorno all’anno. Un giorno non basta per ricordare tutto ciò che le donne hanno fatto in passato per permetterci di avere i diritti che abbiamo oggi. Per me la festa della donna è una triste ricorrenza però riconosco che può essere un importante spunto di riflessione. Piuttosto, sfrutterei l’occasione per proporre iniziative in età scolare». Anche Maria concorda, in parte, con questa visione: «Per me la Giornata della Donna è un momento di importante riflessione, ma penso che il rispetto, la parità e il valore delle donne non debbano essere ricordati solo l’8 marzo. Questa giornata è un simbolo, ma l’impegno e l’attenzione dovrebbero essere continui».
Cosa significa per te essere donna e vivere in Casentino oggi? Quali sono gli aspetti positivi e quali invece quelli negativi? Mariachiara ci descrive un contesto ancora fortemente maschilista, in cui la donna fatica a sentirsi pienamente soddisfatta e riconosciuta: «Purtroppo in Casentino c’è ancora una mentalità molto maschilista, sia fra i giovani che fra gli adulti. Se sei donna, qua cercano tutti di farti sentire un po’ inferiore, in tutti gli ambiti. Diciamo che la concezione della donna in Casentino è un po’ rimasta agli anni di pietra. È ancora diffusa l’idea di donna-madre, che si occupa della casa e questa mentalità cercano di trasmettertela e importela». Mariachiara si sofferma a pensare e dopo una pausa aggiunge: «… aspetti positivi dell’essere donna in Casentino… forse nessuno… Questo è triste, però». Maria, invece, offre una versione che a primo impatto risulta meno critica: «Vivere in Casentino, come giovane donna, ha sia aspetti positivi che negativi per me. Tra quelli positivi c’è sicuramente il fatto che mi sento tranquilla. D’altra parte, però, è un contesto che offre meno opportunità e poche possibilità di fare nuove esperienze, e questo può risultare un po’ limitante, soprattutto per una giovane donna che vuole crescere, conoscere persone diverse e avere più occasioni per il futuro…». Un tema che emerge da entrambe le testimonianze, però, è quello del giudizio sociale e della competizione fra donne.
Maria racconta: «In un contesto piccolo come il Casentino, ci sono spesso più giudizi e più controllo sociale nei confronti delle ragazze. Le persone si conoscono tutte e si tende a parlare di più. Questo può far sentire una ragazza più osservata e criticata per come si veste, o per le sue scelte. Penso che in alcuni contesti ci sia ancora una mentalità un po’ tradizionale, in cui si hanno diverse aspettative fra ragazzi e ragazze e questo può pesare di più per una femmina». Anche l’esperienza di Mariachiara conferma questa visione: «Se sei una ragazza, qua, ti senti sempre in competizione con le coetanee, una competizione spesso dettata dall’invidia. Io stessa mi sono sentita tante volte in dovere di dimostrare di essere migliore di altre, anche fra amiche. Questa dinamica crea un’ostilità fra donne che, soprattutto in una realtà così piccola, non dovrebbe esserci».
Ti senti libera e sicura in Casentino? Mariachiara risponde con una frase che ci porta a riflettere: «Si, più sicura che libera. Libera, purtroppo, no». Ci racconta poi di non sentirsi libera di esprimersi, di vestirsi come vorrebbe, spesso per timore del giudizio altrui: «… viviamo in un posto in cui tutti sanno sempre tutto degli altri, siamo costantemente esposti perché tutti si conoscono. Siamo in un contesto in cui dobbiamo rispettare le aspettative degli altri e io non mi sento sempre libera di non rispettarle. Con gli uomini però non è così. Però sicura si; qua mi sento più sicura rispetto ad alte città, ma credo che sia dovuto al fatto che non c’è nessuno. Se fosse un luogo più abitato, probabilmente non mi sentirei troppo sicura neanche qua». La mancanza di libertà è un aspetto che pesa anche a Maria: «Mi sento abbastanza tranquilla a vivere in Casentino, però non sempre mi sento completamente libera, perché in un posto piccolo a volte si ha la sensazione di essere osservati o giudicati».
Hai mai pensato di lasciare la valle anche tu? Cosa ti trattiene qui e cosa invece ti spingerebbe a partire? Questa è una questione che sia Maria che Mariachiara si sono poste, negli anni. Ma entrambe sono trattenute qua dai loro affetti e dal legame che hanno con il territorio. Mariachiara ci confessa: «Sono molto legata alla mia famiglia, ha un valore immenso per me e loro mi trattengono (in modo positivo) qui. Inoltre ho una grandissima passione per i cavalli. In un posto in cui non posso trascorrere quotidianamente del tempo con i miei animali io non potrei stare». Maria, invece, comprende chi ha scelto di andarsene perché fuori ci sono molte più opportunità, ma lei ha ancora un forte legame con la valle: «Ho studiato per qualche anno fuori, a Firenze. È stata un’esperienza importante, che mi ha fatto crescere e conoscere una realtà diversa da quella del Casentino. Però, rientravo praticamente tutti i fine settimana, perché sentivo il bisogno di tornare a casa dai mie affetti e alla mia tranquillità».
Secondo te, cosa dovrebbe cambiare perché una ragazza giovane possa scegliere di restare qui senza sentirsi limitata? Mariachiara propone spazi di aggregazione e una maggiore attenzione al ruolo della donna: «Suonerà scontato, ma credo sia necessario dare più importanza alla donna, sotto tanti punti di vista. Sarebbe bello creare spazi di aggregazione fatti da donne per le donne, per parlare e organizzare, magari, anche degli eventi di sensibilizzazione».
Maria invece sottolinea la necessità di più opportunità di lavoro e di una mentalità più aperta che faccia sentire le ragazze meno giudicate: «Servirebbero più opportunità di lavoro e svago. Inoltre, sarebbe importante una mentalità più aperta, che non giudichi troppo le scelte delle ragazze e dia loro libertà di sperimentare e crescere senza sentirsi osservate o vincolate. In questo modo, secondo me il Casentino potrebbe restare un posto si tranquillo, ma allo stesso tempo stimolante per chi vuole costruire qui il proprio futuro». Tanti spunti di riflessione emergono da queste chiacchierate. Da un lato, il forte legame che spinge alcun* giovani a restare, dall’altro il peso di questa scelta e la consapevolezza dei limiti imposti da una realtà piccola. Scegliere di restare è ormai diventato un atto di amore verso i propri cari e verso una terra che, pur offrendo un briciolo di tranquillità in un mondo ormai diventato crudele, chiede spesso alle donne un prezzo più alto da pagare.
Mariachiara ci ha detto: «Io rientro in quella piccola minoranza di giovani che crede nel Casentino e nelle sue qualità; viaggiare e conoscere altri luoghi è giusto, ti aiuta a crescere e a sviluppare la tua personalità, ma scappare e denigrare il Casentino non è sempre necessario. Penso, però, che per viverci bene da giovani, indipendentemente dal genere, sia necessario trovarsi o crearsi un hobby e avere una passione forte che ci lega al territorio, altrimenti purtroppo è un luogo in cui non è facile restare».
Forse la vera sfida è smettere di chiedere ai giovani, donne e uomini, perché restano o perché se ne vanno, e iniziare ad ascoltare le loro risposte, cercando insieme di trovare nuove possibilità.


