di Fiorenzo Rossetti – Il peggiore dei mali per una società credo sia la mancanza di una gestione democratica dei suoi apparati pubblici e l’assenza di organi istituzionali in grado di garantire la partecipazione e la corretta gestione.
La mente corre all’ennesimo e, da fuori, inspiegabile ritardo nel completare l’assetto istituzionale dell’Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Prima, la prolungata assenza delle fondamentali figure del Direttore e del Presidente, ora, dopo ben sette mesi dalla scadenza del mandato, il Consiglio Direttivo.
La latitanza di tali organi istituzionali, i vuoti politici e gestionali che si susseguono ciclicamente, vengono, ormai, percepiti come normalità, riflesso di una scarsa attenzione politica verso i temi ambientali e di una conduzione localistica che mette a serio rischio la gestione e la tutela di questa area protetta.
Una situazione forse non casuale, che invita a riflettere su cosa si rischia di perdere e su chi otterrà un qualche guadagno.
Il Parco Nazionale appare ancora una volta come un ente carente di un organo istituzionale fondamentale, garante della rappresentanza, della partecipazione alle scelte politiche, nonché della verifica della gestione, non può che generare e instaurare la convinzione dell’esistenza di una sorta di “territorio indipendente”, quasi un “regno”, con monarca, principi e relativa corte.
Agli occhi di un cittadino non può che apparire come una spiacevole circostanza fonte di inoperosità e dubbie gestioni autocratiche.
Chi osserva da fuori riscontra una chiara politica di isolamento, con negazione della partecipazione anche a quei cittadini che abitano i territori più periferici della Comunità del Parco, il distacco culturale e la difficoltà nel collaborare con le altre strutture pubbliche.
Per una corretta operatività occorre che tutti gli organi previsti dalla normativa dei Parchi (Legge n. 394 del 1991) siano eletti o nominati: Presidente, Consiglio Direttivo, Giunta Esecutiva, Collegio dei revisori dei conti e Comunità del Parco. Ad ognuno di questi organi sono attribuiti compiti ben precisi.
Per quanto riguarda la presidenza, Luca Santini è stato rinominato Presidente e, con qualche alto e basso, il suo “regno” ha continuato a prosperare (quasi) indisturbato fin dal lontano 21 giugno 2013, data di prima nomina.
Tra il primo e il secondo mandato, complice il primo Governo Conte, quello giallo-verde, e i dubbi del Ministero sulla figura del proposto Santini, vi è stato un periodo di oltre un anno in cui il Consiglio Direttivo è rimasto paralizzato, affidando la gestione politica ai fidi di corte, il Vicepresidente Marco Baccini e il Presidente della Comunità del Parco Daniele Valbonesi.
Il colpo di scena è intervenuto nel corso della scorsa estate: la Lega è uscita dalla maggioranza e il Governo Conte bis ha ottenuto, in sostituzione, il soccorso di PD e Movimento 5 Stelle.
In pochissimo tempo, precisamente l’8 ottobre dello scorso anno, Santini è stato ufficialmente rinominato Presidente.
Malgrado il ritorno in sella da re, Santini è apparso da subito praticamente assente dalle cronache e dalla vita politica percepibile dall’esterno.
Sarà che l’aria era cambiata, un poco per la visibilità e il peso politico incamerati da Baccini e Valbonesi, sarà che durante il periodo di “vacatio” della presidenza si è accesa una viva discussione politica e sociale sulla figura del Presidente del Parco. Cittadini sempre più attenti e responsabili, prima o poi richiedono gestioni avulse da giochi politici e più incentrate su competenza e responsabilità ambientale.
Il Consiglio Direttivo del Parco ha terminato il mandato con la fine del mese di dicembre 2019. Presieduto dal Presidente dell’Ente, è formato da componenti individuati tra esperti particolarmente qualificati in materia di aree protette e biodiversità; quattro componenti sono individuati all’interno della Comunità del Parco, uno dalle associazioni di protezione ambientale, uno dal Ministero dell’Ambiente, uno dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e uno dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
I tentativi della Comunità del Parco e del suo Presidente Valbonesi di formare il Consiglio si sono dimostrati – strano? – legati ai vecchi schemi di spartizione politica. Innanzitutto la ricerca dei quattro nomi da inserire in Consiglio si è limitata ai soli Comuni ricadenti nel perimetro del territorio del Parco, dimenticando nuovamente che la Comunità del Parco è formata anche dalle tre Province e due Regioni coinvolte territorialmente e che la gestione di un Parco Nazionale, come dice la citata legge, deve essere affidata a “esperti”, ovvero soggetti in grado di attuare le dovute attenzioni verso le comunità locali e, al tempo stesso, rappresentare gli interessi globali di quelle più allargate.
Non sembra, purtroppo devo ammetterlo, la soluzione più confacente alla sua tutela e allo sviluppo delle comunità in esso insediate, l’affidamento di un bene nazionale esclusivamente a responsabili di Pro Loco o ad esponenti dell’economia locali prestati alla politica.
Il Consiglio Direttivo del Parco deve essere istituito subito!
È il momento di alzare la testa e sentire il vento della consapevolezza verso le questioni ambientali e naturali delle nuove generazioni, è il momento di allontanarsi dalla politica deplorevole delle spartizioni, è ora di considerarci tutti responsabili e partecipi alla vita di ogni territorio di questo pianeta.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 320 | Luglio 2020)