di Antonella Oddone – Abbiamo visto i rischi per lo sviluppo cognitivo prodotto dagli strumenti digitali, usati troppo e soprattutto troppo presto, ma ci sono altri rischi, fisici e soprattutto psicologici.
Disturbi del sonno L’esposizione agli schermi, soprattutto nelle ore serali, interferisce con la durata del sonno, i tempi di addormentamento, la regolazione del ritmo circadiano e la qualità complessiva del sonno. Più ore trascorse davanti allo schermo significano meno tempo dedicato al sonno, infatti la stimolazione emotiva generata dai contenuti digitali e l’interruzione della secrezione di melatonina generata dalla luce blu dei dispositivi elettronici ritardano l’addormentamento. Tra i 3 e i 5 anni ogni ora in più trascorsa davanti ad uno schermo corrisponde a 15 minuti di sonno in meno. Tra i 6 e i 12 anni l’uso dei device prima di andare a letto è associato a ritardi nell’addormentamento e risvegli notturni, con conseguente sonnolenza diurna e ricadute su attenzione, umore e rendimento scolastico. Negli adolescenti l’impatto degli schermi è ancora più grave: 1 adolescente su 5 riferisce di essere svegliato dal telefono più volte durante la notte.
Impatto sul peso corporeo e sul rischio cardiovascolare Bambini davanti ad uno schermo per più di un’ora al giorno mostrano BMI (indice di massa corporea) più elevati. Nella fascia 3-6 anni, ogni incremento di esposizione si associa a maggior probabilità di sovrappeso. Questo è ancora più evidente negli adolescenti. Infatti il tempo davanti allo schermo riduce l’attività fisica e diminuisce il dispendio energetico. Parallelamente la precoce esposizione a pubblicità digitali, ricche di alimenti ad alto contenuto di grassi e zuccheri condiziona le preferenze alimentari. Inoltre l’uso serale dei dispositivi riduce la durata del riposo, modificando gli ormoni che regolano sazietà e fame, e favorisce l’aumento di peso. Infine è ormai assodato da ampi studi prospettici un legame tra tempo passato davanti agli schermi e rischio di ipertensione già in età pediatrica.
Distracted eating Il consumo dei pasti davanti a uno schermo riduce la capacità nei più piccoli di riconoscere fame e sazietà, favorendo un’assunzione calorica superiore al necessario. (mai farli mangiare davanti al televisore!) Isolamento sociale e adolescenza: i rischi dell’interazione con i chatbot e l’intelligenza artificiale Dall’avvento delle intelligenze artificiali i ragazzi hanno iniziato a rivolgersi ad esse non solo come aiuto nello studio e nella scrittura, ma sempre di più come ad una forma di compagnia virtuale. L’IA diventa così una figura di riferimento alternativa, sempre presente, non giudicante e capace di modellarsi empaticamente sulle aspettative dei ragazzi. Pericolosissimo! L’adolescenza è una fase in cui cervello e identità corporea e sociale sono in pieno riassetto: aumentano sensibilità al giudizio dei pari, bisogno di appartenenza, ricerca di riconoscimento, ricerca e costruzione di un nuovo sé. La solitudine in questa età non è solo un’esperienza dolorosa, ma un fattore di rischio (anche suicidario). Parlare con una IA può essere confortante, ma nel lungo periodo può evitare il confronto con figure reali e condurre ad un sempre maggiore isolamento, soprattutto nei ragazzi con bassa autostima e ansia sociale. Sono evidenti i falsi vantaggi: assenza del corpo fisico e frustrazioni azzerate, l’IA è sempre comprensiva e compiacente. Ma tutto questo porta anche pericolosamente all’incapacità di affrontare la vita reale con le sue frustrazioni e riduce il pensiero critico e le capacità cognitive.
Bambini e cybersicurezza Oggi vediamo bambini con lo smartphone già nella scuola primaria, oggetto di desiderio e regalo per la prima comunione. Purtroppo anche gli adulti sono poco consapevoli che dietro un gioco online, una chat o un social esistono sistemi di tracciamento e raccolta dati e possibilità di contatto con sconosciuti. Questo espone i ragazzi a truffe digitali, diffusione non consapevole di immagini personali e intime, cyberbullismo “di gruppo”, amplificato dalle chat, dipendenze da gaming online, spesso associate ad acquisti involontari, furti di account e ambienti digitali tossici (vedi quelli relativi all’anoressia). È importante far comprendere ai genitori che la sicurezza digitale non è un software che protegge un dispositivo, ma è un comportamento. Nel modo digitale i divieti vengono rapidamente aggirati. I ragazzi e i bambini hanno bisogno non soltanto di regole e divieti ma di adulti presenti. Quando i ragazzi si sentono capiti parlano. Quando si sentono giudicati si chiudono. Educare al digitale fa parte della crescita, così come si insegnano il rispetto e la convivenza civile bisogna insegnare il rispetto e il comportamento online.
DOTT.SSA ANTONELLA ODDONE Medico pediatra
ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società


