di Beatrice Mazzanti – L’Endurance equestre, come disciplina sportiva moderna, nasce negli Stati Uniti, ispirata alle storiche cavalcate del pony express per la consegna della posta. Ma è solo dagli anni ’70 che questa disciplina arriva anche in Europa, e in Italia. Affascinante è il forte legame che si crea tra cavallo e cavaliere: profondo, simbolico, che può portare fino alla vittoria.
Oggi raccontiamo la storia di Luca Bucarelli, casentinese che già conosciamo per la sua macelleria (di cui abbiamo parlato nei numeri precedenti), ma che ha anche una vera passione per questo sport. Recentemente è stato in Francia per partecipare al Mondiale di Endurance, e ci ha raccontato l’esperienza vissuta con il suo cavallo.
Parlaci di questo sport: cos’è l’Endurance? «L’Endurance equestre è lo sport delle lunghe distanze. Le gare sono divise in categorie: 30 km, 60 km, 90 km e poi quelle internazionali, da 100 km, 120 km fino alla regina, 160 km. Per accedere a ogni categoria bisogna ottenere qualifiche specifiche, sia per il cavallo che per il cavaliere, e queste hanno una durata temporale. La cosa fondamentale è sempre il benessere del cavallo, che deve essere in grado di affrontare ogni nuovo step. L’Endurance non è solo competizione, è anche allenamento quotidiano, alimentazione studiata e una relazione molto forte tra cavallo e cavaliere».
Com’è nata questa tua passione? E cosa puoi raccontarci del tuo cavallo e delle gare vissute insieme? «Fin da piccolo ho sempre montato a cavallo. Facevo trekking anche di più giorni, e questo mi ha formato molto. L’Endurance, che si svolge all’aperto su lunghi percorsi e non in rettangoli come altre discipline, mi ha sempre attratto. La vera svolta è arrivata con Bidunele di Barbagia, il cavallo con cui ho corso il Mondiale. Era arrivato quasi per caso: cercavo un cavallo per sostituire la mia cavalla, che volevo mettere in riproduzione. Ho molti amici in Sardegna, una telefonata tira l’altra, e mi propongono Bidunele.

Aveva 5 anni, veniva dall’ippodromo dove aveva fatto bene a 3 anni, meno a 4, e così era stato messo in vendita. Appena arrivato a casa gli ho dato una settimana di riposo dopo il viaggio in nave, poi ho iniziato a montarlo. Capisco subito che è un cavallo speciale. Dopo un mese decido di fargli il passaporto FISE per poterlo portare alle prime gare di endurance. A marzo corriamo la prima 30 km a Città della Pieve: lui ha voglia di correre, ma è difficile da gestire deve capire che l’Endurance non è l’ippodromo. Ci lavoro tanto, ma già quell’anno completiamo tre 60 km, qualificandolo per le 90 km dell’anno successivo. Con le 90 Km cambia tutto, sia in gara che nella gestione a casa. Lì ho capito che potevamo fare qualcosa di importante. Completate due gare da 90 km, a novembre partecipiamo alla mia prima gara internazionale: 100 km per cavalli di 6 anni. Siamo 40 partenti, noi siamo entrambi agitatissimi, ma partiamo forte. Bidunele vola. Arriviamo secondi a soli 30 secondi dal primo, con una velocità altissima. Indimenticabile».
E da lì in poi… è cominciata la tua strada verso il Mondiale? «Sì, esatto. Dopo quella gara ho capito che potevamo provarci davvero. Continuiamo le qualifiche, e ad aprile 2025 partecipiamo a una 120 km a San Vito al Tagliamento, fondamentale per poter essere selezionati per i Mondiali a Jullianges (Francia). Tutto va bene e a giugno arriva la chiamata del CT della nazionale. Ci prepariamo per mesi: ogni dettaglio è curato, e Bidunele arriva in Francia in condizioni perfette».
Com’è stata l’esperienza e la gara in Francia? «Siamo un gruppo di cinque cavalieri italiani, seguiti dal CT. Mi viene chiesto di gestire il cavallo nei primi due giri e poi valutare la situazione. Purtroppo durante l’ultima ripartenza un altro cavallo viene eliminato e perdiamo minuti importanti per la classifica a squadre. Il CT mi dice: “Dai tutto!”. Facciamo gli ultimi 20 km a 19,5 km/h di media. Bidunele taglia il traguardo e recupera molto velocemente il battito. Ma al trotto finale, per la verifica dell’andatura, risulta leggermente stanco. I veterinari non ci giudicano idonei. Siamo eliminati. È stato un colpo durissimo. Non ce lo meritavamo, ma lo sport è anche questo. Il mio primo pensiero è stato solo per lui: che stesse bene. E per fortuna, è così».
E adesso? Hai già programmato altri obiettivi e progetti per il futuro? «Sì, non ci fermiamo. Siamo già qualificati per le 160 km, l’obiettivo è crescere ancora. La mia scuderia si è allargata: ho una 5 anni già qualificata per le 90 km del prossimo anno, e una puledra che debutterà nel 2026. Grazie a Bidunele ho trovato la mia strada. E continueremo a correrla insieme».
Luca ci ha fatto capire che quello che ha vissuto non è stata solo una gara mondiale, ma un susseguirsi di emozioni, chilometri, sudore e passione, vissute insieme ai cavalli.


