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giovedì, 30 Giugno 2022

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Esclusi dal Tangram di Rassina. Come in un limbo

di Mauro Meschini – «Fino ad ora, con la scusa del Covid, abbiamo raccontato a mio fratello che per adesso non è possibile tornare negli spazi del Tangram che ha sempre utilizzato… certamente sarebbe molto più difficile e pesante dover spiegare che, dopo tanti anni, potrebbe lasciare quel luogo e le persone a lui familiari per andare in uno spazio diverso e con estranei».

Con queste parole si conclude la chiacchierata con Bruno Boschi, fratello di uno degli ospiti del Centro di Socializzazione Tangram di Rassina che dal 1° marzo scorso non possono più frequentare il servizio gestito dall’Unione dei Comuni perché residenti nel Comune di Bibbiena.

Si tratta di una vicenda iniziata nel 2014, quando lo stesso Comune di Bibbiena aveva deciso di lasciare la gestione associata dei servizi sociali e aprire un proprio Centro nel quale, obbligatoriamente, tutti i residenti del Comune, già frequentatori degli altri servizi, avrebbero dovuto spostarsi. La decisione, che non teneva in minima considerazione le esigenze delle persone a cui era rivolta in quanto utile solo a sostenere la crociata di Bibbiena contro l’Unione, era stata da subito rifiutata dalle famiglie che volevano tutelare la continuità educativa che i Centri da decenni avevano sempre garantito.

Lo scontro si era poi spostato nel Tribunale amministrativo, fino alla sentenza del Consiglio di Stato dello scorso anno che ha rigettato le tesi delle famiglie.

In conseguenza di questo, e senza che sia stato raggiunto un accordo tra le amministrazioni, dal 1 marzo, come detto, l’Unione di Comuni ha dovuto interrompere il servizio rivolto alle quattro persone residenti nel Comune di Bibbiena.

«Per fortuna, grazie alla cooperativa l’Albero e la Rua, che gestisce il servizio Tangram, è stato possibile individuare uno spazio dove questi ospiti possono, almeno per circa un mese, continuare ad andare usufruendo del servizio di trasporto e mensa. L’orario è un po’ più limitato ma è comunque un aiuto, sperando si arrivi a breve ad una soluzione… Comunque per le famiglie questa interruzione del servizio ha già comportato la necessità, a proprie spese, anche di fare ricorso ad altri perché queste persone non possono essere mai lasciate sole…».

Si tratta di soluzioni precarie e non definitive. Ma nelle settimane precedenti il 1 marzo vi siete visti o avete avuto notizie dal Comune di Bibbiena? «Noi non abbiamo mai fatto richieste al Comune di Bibbiena perché il nostro obiettivo è che i nostri familiari possano continuare a frequentare lo stesso spazio ed essere seguiti dagli stessi operatori che hanno imparato a conoscere da anni… io non sopporto le frasi melodrammatiche e strappa lacrime, ma per chi nasce con delle fragilità è già tutto deciso e non potrà mai scegliere nella sua vita…. Una cosa era stata scelta, di frequentare il Centro di Rassina e negli anni si è visto che il servizio funzionava. Che ora questa cosa venga meno per delle scelte politiche è un fatto che mi logora… Tra l’altro quello che fa più rabbia è che uno dei principali promotori del Centro Tangram era stato l’allora sindaco di Bibbiena Ferruccio Ferri…».

Quando si aveva una visione diversa… «Prima che arrivasse il Bernardini a Bibbiena molti servizi erano associati, SUAP, polizia municipale, servizi sociali…».

È la sentenza del Consiglio di Stato che ha portato a questa situazione, ma leggendola si vede che si fa anche riferimento alla necessità di avere un servizio uguale per la qualità, i tempi… insomma ci sono elementi tutti da verificare… «Si tratta di una sentenza del Consiglio di Stato, quindi l’ultimo grado della giustizia amministrativa. Ma in ogni caso ci stiamo muovendo per avere un parere da esperti della materia per continuare a seguire tutte le strade che ci possano permettere di raggiungere la soluzione migliore».

Voi il primo marzo, dopo essere stati di fronte al Tangram, siete andati a parlare con qualcuno del Comune di Bibbiena? «Si abbiamo parlato con gli assessori Francesco Frenos e Matteo Caporali…».

Da quel momento si sono fatti di nuovo sentire? «No, gli abbiamo interpellati noi per sollecitarli…».

E qualcuno di loro è andato al Tangram per salutare i vostri familiari ospitati nello spazio offerto adesso dalla cooperativa? «No, dell’Amministrazione non si è visto nessuno… All’inizio anche all’Unione dei Comuni questa soluzione transitoria aveva suscitato delle perplessità, adesso invece sembra che proprio l’Unione stia cercando di capire se è possibile trovare una soluzione che potrebbe vedere un sostegno garantito dalle famiglie in modo che la cooperativa possa coprire il costo di un operatore… ma per ora sono tutte ipotesi, anche perché non sarebbe una soluzione definitiva. Frequentare il Centro non vuol dire stare in una stanza, ma prendere parte ad una serie di attività e alla vita in comune, non è un parcheggio».

Per assurdo è l’Unione di Comuni che sembra cercare soluzioni mentre il Comune di Bibbiena, per adesso, è assente? «Siamo fermi lì…. Nei giorni scorsi il sindaco e l’assessore al sociale dovrebbero essere stati ad Arezzo a parlare con il gestore del Centro di Bibbiena per capire come potrebbe funzionare il servizio….».

Ma se le cose stanno così non è che già c’era un’offerta disponibile. In realtà è tutta da inventare… «Infatti… la struttura è quella e non so neppure quante persone possa realmente accogliere, di certo, e sta scritto anche nella sentenza, il Comune di Bibbiena sosteneva che può offrire un servizio uguale se non migliore di quello già erogato… ad oggi non ci risulta. Di sicuro c’è una cosa, ognuno degli ospiti ha un proprio PAI (Piano Assistenziale Individualizzato), si dovrà verificare se l’eventuale offerta del Comune di Bibbiena è compatibile con i PAI di ognuno di loro. Adesso ci sono solo delle chiacchiere, ma queste sono cose che non si fanno dall’oggi al domani mentre il servizio dovrebbero garantircelo subito. Avrebbero dovuto essere pronti nel 2019, quando c’era stata la sentenza di primo grado del TAR, nessuno in quel momento sapeva che avremmo fatto ricorso al Consiglio di Stato…».

Per la verità il Comune di Bibbiena avrebbe dovuto essere pronto nel 2014… «Si… tra l’altro. Ricordo quando ci convocò l’ex sindaco Bernardini. Pensavamo ci avesse chiamato per presentare l’idea e per sentire chi poteva essere interessato… invece ci disse: noi apriamo questo servizio e voi da adesso ci portate i vostri ragazzi…».

E inizio così subito lo scontro, ma non è che si trattava di spostare l’arredamento di una stanza, c’era e c’è in gioco la vita di persone che hanno bisogno di un’attenzione particolare… «Esatto. Tra l’altro era stato detto, ma sono solo parole, che il Centro di Bibbiena sarebbe stato in rete con gli altri e questo avrebbe permesso una maggiore interazione, ma è rimasto tutto lì… purtroppo tra Comune di Bibbiena e Unione dei Comuni non si parlano, ma in questo caso ci stanno andando di mezzo delle persone…. L’assessore Caporali ci ha detto che si tratta di una scelta politica su cui non intende fare passi indietro… ma non si tratta di rifare un marciapiede o aprire o no un supermercato…. A questo punto io so solo una cosa: all’Unione dei Comuni avevano tutte le migliori intenzioni, al Comune di Bibbiena avevano tutte le migliori intenzioni, ma con le buone intenzioni ci si lastrica la strada per andare all’inferno. Io so che a marzo 2022, con tutte queste buone intenzioni, quattro ragazzi disabili, se non era per il buon cuore di una cooperativa, sarebbero stati a casa…».

Questa la situazione dopo dieci giorni dalla decisione di escludere i quattro ospiti dal Centro Tangram, può sembrare un tempo non eccessivamente lungo, ma per chi si è visto da un momento all’altro negare l’accesso ad attività e persone che rappresentavano la propria quotidianità è un tempo infinito.

Ci sono quattro persone che stanno vivendo in un limbo, in uno spazio ristretto senza avere la possibilità di salire dove troverebbero di nuovo i loro amici e compagni.

Ci dicono che si tratta di scelte politiche… Ma, a nostro modesto parere, pensiamo che la Politica sia una cosa totalmente diversa.

La possiamo chiamare così quando si occupa realmente del bene delle persone e in questo caso si deve ancora dimostrare di saperlo e volerlo fare.

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