di Francesco Benucci – “La più piccola ma non l’ultima”, in questa definizione, opera di monsignor Luciano Giovannetti, già vescovo di Fiesole, troviamo una formula di attenzione, affetto, devozione e dignità, che meglio di qualunque altra sintesi è in grado di rappresentare anima e cuore della chiesa di Sant’Andrea Corsini a Gaviserri, un minuscolo ma spiritualmente vivace cenacolo di fede, sito nell’omonima frazione di Pratovecchio Stia, lontano dai riflettori delle realtà più cittadine, pervicacemente abbarbicato a una natura montana e, al contempo, a una storia millenaria che narra di costruzioni e ricostruzioni, di conti Guidi e monaci camaldolesi, di guerre mondiali che, nella loro furia distruttiva, si sono portate via campanili e non solo e di rinascite.
Soprattutto, il luogo di culto in oggetto palesa un legame indissolubile con la comunità circostante, per la quale da sempre costituisce una luce accogliente e, parimenti, aggregante. E se il venir meno di questi focolai disseminati nei borghi e nelle campagne è inevitabilmente una ferita che lascia cicatrici nelle memorie passate e nelle prospettive presenti e future di molti, non possiamo negare che un analogo rischio la minuta parrocchia casentinese l’ha corso allorché don Isio Cecchini, protagonista di un’esperienza quasi ventennale in loco, è stato trasferito.
A preoccupare non è stata solo la rinuncia a una figura che per il menzionato edificio religioso ha fatto molto, promuovendo vari lavori riguardanti la facciata, le catene per rinsaldare il muro e il pavimento della sagrestia, oltre alla ristrutturazione della canonica; a suscitare i timori dei fedeli nostrani era altresì il citato, concreto, rischio di una chiusura, alla luce della crisi delle vocazioni. Inizia così un percorso, trasformatosi presto in dialogo e confronto, alla ricerca di soluzioni in grado di preservare un tesoro esiguo nelle dimensioni materiali, ma importante per le sue implicazioni spirituali.
A muovere i primi passi è una frequentatrice assidua della chiesa in oggetto, Luisella Stefani, la quale, recatasi in Secchieta, dove si trova il vescovo di Fiesole Stefano Manetti, ha modo di cimentarsi in un primo colloquio esplorativo con quest’ultimo, grazie all’intermediazione di don Bruno: a fronte di un’immediata disponibilità e di una notevole sensibilità manifestata a proposito della questione, si decide di affrontare la problematica in un incontro promosso proprio a Gaviserri, con la partecipazione dello stesso Stefano Manetti e dei parrocchiani della comunità omonima.

Qui il vescovo, alla luce del numero limitato di preti, prospetta l’invio di una persona, un laico, con l’incarico di celebrare la Liturgia della Parola e di convocare, in alcune occasioni particolari, dei parroci per officiare la messa. E dopo un incipit che ha visto commemorare la ricorrenza di Ognissanti da don Bruno, la cura di questa persistente fiammella di fede è affidata a Simone Bonaccorsi. L’accolito nonché delegato per attività pastorali, che prende immediatamente a cuore le sorti sia della chiesa sia del sodalizio circostante che in essa riconosce un importante riferimento, trasformando così, con la sua volontà e col suo religioso attivismo, una possibile chiusura in una provvidenziale rinascita; Simone non si limita a far sopravvivere in modo formale la fiaccola devozionale ma, piuttosto, la rivitalizza facendo comunità, attraverso la sua presenza, le sue attenzioni e le sue iniziative: processioni, eventi che vedono la partecipazione del coro di Montemignaio, convocazione di sacerdoti da vari enti ecclesiastici del Casentino, sovente anche con funzione di confessori, celebrazioni delle festività accompagnate o integrate tramite soluzioni ad hoc, momenti condivisi e partecipati, occasioni particolari come la messa officiata a settembre per Sant’Andrea Corsini dal vescovo Stefano Manetti, a ulteriore testimonianza delle sue premure nei confronti di questa piccola nicchia incastonata tra i monti che abbracciano la nostra vallata.
Si consolida pertanto un cenacolo di fede ristretto ma, al tempo stesso, devoto, resiliente e accogliente verso chiunque voglia, pure saltuariamente, farne parte: per usare proprio le parole di Simone «la porta di Gaviserri è aperta, è casa vostra». In questa finalità di richiamare, unire e aggregare sotto il medesimo campanile, rientra anche tutto ciò che viene promosso prima e dopo le celebrazioni, dai momenti conviviali in canonica (rinfreschi, incontri, dialoghi) alla condivisione, per mezzo di un gruppo WhatsApp, di avvisi di aperture e orari, materiale di fede come pensieri, preghiere, canti, discussioni sulle iniziative da porre in atto, in modo tale che ognuno possa dare il proprio contributo facendo nascere dalla base dei parrocchiani quanto in procinto di essere organizzato.
E se dalle difficoltà è emerso un quadro persistente, volenteroso, laborioso e devoto, oltre a felicitarsi della positiva evoluzione, non si può che tributare un sentito ringraziamento a Simone, che ha affrontato con disponibilità, entusiasmo, fede e amore il nuovo incarico, al vescovo che ha palesato un riguardo affettuoso per la realtà in oggetto e a tutti coloro che, con il loro apporto, hanno piantato un semino affinché potesse crescere qualcosa di bello, comunitario e partecipato.
Al suddetto grazie si accompagna, con altrettanta convinzione, l’auspicio che Gaviserri continui ad essere un delicato, ospitale e profondo avamposto di fede, una soglia che si apre a tutti con umiltà e calore, un cantuccio di devozione che ancora si riflette in quella definizione così appropriata e così cara: “la più piccola ma non l’ultima”.


