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martedì, 17 Febbraio 2026

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Genitorialità e figli malati

di Denise Pantuso – «Quando ho ricevuto la diagnosi di autismo mi è crollato il mondo addosso», «Mio figlio ha preso da me la malattia, sono io che gliel’ho trasmessa», «Ho il terrore delle visite perché temo mi dicano che qualcosa non va».

È da queste frasi che ho ascoltato da alcuni genitori che prendo spunto per soffermarmi su una condizione della genitorialità che smuove affetti intensi e profondi. Vorrei anticipare ciò che andrò a dire partendo dalla frequenza con cui in gravidanza, soprattutto nelle madri, ci siano paure riconducibili al mettere al mondo un figlio malato. In questa fase della maternità ci sono angosce relative all’integrità del corpo, paura di malattie ereditarie, paura che il figlio non sia vivo quando non si muove in pancia, paura di perdere il bambino. Nella mente delle madri c’è un’angoscia che il medico e psicoanalista Franco Fornari chiama angoscia di generazione caratterizzata dal timore di mettere al mondo un figlio non sano.

Per una madre in particolare la nascita del figlio appare quindi come una prima confutazione sulla veridicità delle paure e seppur nella contemporaneità la maternità è accompagnata medicalmente in maniera accurata, è la nascita che permette ad ogni madre, attraverso i propri occhi, di verificare l’effettiva salute o gravità della malattia. Così come è nel tempo della nascita che una diagnosi effettuata in gravidanza finisce di fare i conti con l’angoscia immaginifica per passare ad una angoscia reale e che coglie impreparato ciascun genitore.

Una nascita difficile così come una diagnosi di malattia nell’età infantile portano i genitori a dover fare i conti con esperienze profonde legate ai desideri per un figlio. È noto alla disciplina psicologica, ed è evidente dai conflitti tra genitori e figli in fase adolescenziale, che un figlio è custode dei desideri dei genitori ed è la figura da cui viene cercato l’amore. Nel momento in cui un figlio non fa quello che dice un genitore non c’è solo la dimensione educativa ad essere agita ma c’è anche che cosa vuole un genitore dal proprio figlio, cosa spera per lui, dove lo vuole orientare.

Ogni genitore, attraverso il figlio, cerca di realizzare qualcosa di sé che è rimasto irrealizzato, cerca di vivere per mezzo del figlio le proprie aspirazioni non raggiunte, cerca di manifestare qualcosa che non si è concluso nella vita del genitore stesso. La diagnosi di malattia sembra incidere proprio su questi aspetti del mondo genitoriale. È come se i genitori dovessero imparare a fare i genitori senza poter essere ciò che credevano di saper fare e di dover fare: «Io non ho più avuto idea di come si cresce un figlio, perché quello che sapevo fare e mi immaginavo che potessi fare, con lui non funzionava. Sorridergli non funzionava, rincorrerlo invece di divertirlo lo spaventava. Gli parlavo e lui guardava altrove». Così si racconta una madre in un colloquio in cui cerca di superare come ha inciso nell’immagine di sé come madre la diagnosi di malattia del proprio figlio.

«Io sono il padre, un padre dà la vita e invece gli ho trasmesso una malattia che lo condizionerà per tutta la vita. Ed io non ho avuto conseguenze gravi, mentre lui già giovane ha già troppe conseguenze». Così va in crisi la paternità di un genitore che scopre di aver trasmesso una malattia ereditaria abbastanza grave al proprio figlio.

Si inverte, in questo caso, il senso naturale della genitorialità poiché è innaturale per un genitore che il figlio stia fisicamente peggio del proprio padre. «È contro natura», capita di sentir raccontare. In presenza di figli con malattie di varia natura non è solo difficile e ancor più impegnativo l’accudimento e l’educazione, ma è soprattutto difficile dover elaborare che non si può essere il padre e la madre che si credeva di essere, non si può sperare di riscattare la propria vita con quella del figlio, modificandosi inevitabilmente anche il modo di sentirsi in coppia.

Essere genitori di figli con malattie richiede un atto verso il proprio mondo interno teso alla costruzione di un nuovo modo di sentirsi genitori.

Dott.ssa Denise Pantuso Psicologa e psicoterapeuta individuo, coppia e famiglia www.denisepantuso.it – tel. 393.4079178

(Rubrica ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società)

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