di Federico Bronzin – La fantastica scoperta arriva dal Congresso nazionale della Società italiana di Gerontologia e Geriatria. Il professor N. M. dell’Università di Firenze sbandiera come l’aspettativa di Vita in Italia si sia alzata a “85 anni” (volendo essere precisi, 85 solo per le donne, gli uomini è intorno a 82). Secondo il canone scientifico si diventa anziani quando si ha una aspettativa media di Vita di dieci anni, quindi mediamente un italiano (torno a precisare, donna) sarebbe giovane fino a 75 anni.
A parte l’inghippo del sesso, dal punto di vista matematico al Congresso tutto torna. C’è però un trabocchetto (grosso come una casa) che vorrei analizzare. La maggior parte delle persone pensa che l’aumento dell’età media significhi che nei secoli scorsi si moriva “di vecchiaia” tutti a 60 anni o meno. Errore, in passato si moriva a qualsiasi età anche per cause che oggi sarebbero banali, però in salute si viveva pressappoco quanto oggi. Vi faccio alcuni esempi: Eratostene (vissuto 2300 anni fa) morì a 80 anni, Galileo Galilei (XVI-XVII sec.) a 78, Isaac Newton (XVII-XVIII sec.) a 85 e tanti altri. Il progresso sì, ci salva da ciò che in passato era incurabile, ma ciò non ha nulla a che vedere su come si invecchia. Anzi.
Il Professor N. M. ha usato belle parole del tipo “Un 65enne di oggi ha una forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa (…) Del resto la realtà è sotto gli occhi di tutti, una persona che ha 65 anni ai giorni nostri non si riesce proprio più a percepirla come anziana”, senza tuttavia elencare statistiche e ricerche che supportino tali tesi. Strano, solitamente i luminari quando parlano lo fanno sulla base di evidenze scientifiche.
Fontanella, Presidente FADOI (Fondazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), sostiene che “il 70,7% degli over 65 ha almeno due patologie concomitanti”. La Cgia di Mestre rivela che “l’Italia ha tra i più elevati tassi di lavoratori anziani in Europa. Allo stesso tempo una quota rilevante dell’aspettativa di vita degli italiani dopo i 50 anni è rappresentata da anni NON in salute: il 42% per le donne e il 34% per gli uomini”.
Vi starete chiedendo perché Professor N. M. & company vadano in direzione opposta ai fatti reali; semplicemente, è dai congressi che nascono le leggi ad hoc: fatta la legge, trovato l’inganno, il Governo italiano userà questa “scoperta” per alzare l’età pensionabile e crearsi un alibi per questo ennesimo schiaffo agli italiani.
La forza lavoro in Italia sarà sempre più rappresentata da pseudo giovani malati. Non sono uno studioso di economia e spero di sbagliarmi, ma temo che il popolo italiano la vera crisi non l’abbia ancora vista e che, nei prossimi decenni, si andrà incontro ad un collasso socio-economico di proporzioni inimmaginabili.
Intanto noi servi della gleba in ambito della salute continuiamo come formiche operaie a lavorare con il sogno di costruire qualcosa di buono, cercando di far capire alla gente l’importanza dell’attività fisica che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è una delle principali armi di prevenzione primaria per la salvaguardia della salute. Da vecchi riesce difficile fare ciò che si faceva da giovani, giusto? Vi propongo un piccolo esperimento: prendetevi un paio d’ore di libertà la settimana (suvvia, due ore si trovano). Decidete di fare un percorso in salita, che sapete già che non riuscirete a portare a termine. Prendetevela con calma, nessuna fretta. La prima volta vi sentirete stanchi e sarete costretti a tornare indietro dopo aver percorso una certa distanza, la volta successiva la distanza crescerà, e ancora le volte successive. Il giorno che riuscirete ad arrivare in cima, vi guarderete intorno con il sorriso stampato sulle labbra e vi accorgerete di aver fatto qualcosa che pensavate che il vostro “essere vecchi” vi avrebbe impedito. A quel punto sarete davvero tornati giovani, non grazie al progresso ma grazie a qualcosa che è dentro di voi.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 303 | Febbraio 2019)