di Monica Prati – “La musica, è forse l’unico esempio di quella che avrebbe potuto essere – se non fosse stato inventato il linguaggio delle parole – la comunicazione delle anime”, diceva Marcel Proust, ed è così, la musica è un linguaggio universale, ma soprattutto è una palestra in cui ci si allena per affrontare con lo spirito giusto tutte le prove della vita. È Quanto emerso dall’incontro che si è svolto venerdì 5 aprile, tra gli allievi della Scuola Secondaria di 1° ad indirizzo musicale di Poppi e un grande musicista di livello internazionale: il Maestro Francesco Santucci (foto sotto) trombettista, compositore e solista dell’orchestra RAI per più di vent’anni.
Numerosi i genitori e i casentinesi che hanno partecipato all’incontro. La giornata che il Maestro Santucci ha trascorso a conoscere i ragazzi della scuola, con i quali ha suonato per ore, è stata un’occasione importante per trasmettere una passione, quella per la musica, che se iniziata da giovanissimi può portare lontano. Una domanda fondamentale rivolta al Maestro è stata quella sull’importanza della musica nella vita di tutti i giorni, una domanda alla quale non si può dare una sola risposta.
«Premesso che, dopo trenta minuti di silenzio, una persona impazzisce – esordisce il musicista – e che, sono dati scientificamente provati, il silenzio assoluto non esiste perché c’è sempre un rumore di sottofondo che giunge alle nostre orecchie, la musica a differenza del rumore è organizzazione del suono. Da un punto di vista educativo dei giovani, la musica svolge un ruolo fondamentale. Non solo aiuta ad imparare ad ottimizzare il tempo che si dedica allo studio, che poi può essere applicato ad ogni ambito del sapere: dalla matematica, alla scienza etc… ma, inoltre, dati scientifici dimostrano che lo studio della musica aumenta del 35% la velocità di ragionamento della mente di un giovane, dunque chi si dedica all’apprendimento della musica ha una marcia in più, utile per risolvere problemi e questioni pratiche in età adulta.
Un consiglio che posso dare ai ragazzi – prosegue il maestro – è quello di studiare giorno per giorno in modo da arrivare preparati sia ad un’interrogazione che ad un concerto. Pensare di studiare solo il giorno prima e poi credere di prendere un bel voto o eseguire un bel concerto è impossibile! Ciò vale anche per i musicisti professionisti, è una regola applicabile erga omnes.
Gli allievi di musica educano l’apparato uditivo ad avere una certa consonanza ad ascoltare certe cose, quindi automaticamente sono più predisposti ad apprezzare le opere d’arte, sono più inclini ad evitare luoghi chiassosi. Chi fa della musica una scelta di vita, normalmente non è appassionato di calcio, perché il rumore della folla giunge all’udito talmente disorganizzato da infastidire.
Una branca della medicina: la cimatica bionica, che studia gli effetti che il suono produce all’interno dei corpi, ha mostrato come il suono fa vibrare le molecole. C’è un forte potere creativo nella musica e nel suono. Persino materiali inorganici, come la plastica o i liquidi, vibrano con i suoni. La materia inorganica cambia forma e crea modelli geometrici che assomigliano a creature viventi, come le stelle marine e le cellule umane.
Oggi – continua il maestro – si sente parlare di beauty center, di palestra, come mezzi per stare bene, ma chi ci pensa al benessere del nostro spirito? La musica, che ha un influsso diretto sulla biologia umana, influendo positivamente sulla salute. Inoltre è l’arte che più ci avvicina a Dio. Ed è anche l’arte più effimera perché ogni esecuzione è irripetibile. Un pezzo musicale eseguito oggi, non sarà mai lo stesso il giorno dopo».
La scuola secondaria di 1° grado ad indirizzo musicale ha un’importanza fondamentale, però a livello nazionale non è organizzata al meglio. Questo è un danno per le zone che ne sono prive e che quindi non possono usufruire di questa opportunità. Secondo lei dovrebbe esserci una regolamentazione oppure è una cosa voluta? «Come in ogni città c’è un ospedale, un edificio comunale, così ci deve essere una scuola di musica. Avere una scuola come questa è una fortuna incommensurabile. Una cattiva distribuzione sul territorio è un peccato perché tutte le cose iniziano dal piccolo. Si parte dal luogo in cui si vive. Anch’io ho iniziato a suonare nella banda musicale del mio paese, Corciano, in Umbria. È da lì che è cominciata un’avventura che mi ha portato lontano. Ogni anno torno a Corciano e regalo un concerto al paese perché è bello rivedere i vecchi amici, stare con loro ed essere riconoscenti perché se non ci fossero stati loro, adesso io non sarei quello che sono. Ma ho iniziato a suonare a scuola, quindi è importante iniziare giovanissimi».
Perché i giovani non sono interessati a suonare nelle bande paesane? «Vogliamo parlare del repertorio delle bande? Viene eseguito sempre lo stesso repertorio ormai vecchio, un giovane la prima volta si presenta per suonare, la seconda volta torna meno volentieri, la terza volta non torna più. Dunque occorre rimodernare i brani da suonare. Dove ci sono le tradizioni bandistiche più radicate nel territorio italiano? Al sud, dove però le bande musicali si sono evolute con repertori attuali. Così dovrebbe accadere anche nel nostro territorio dove tanti ragazzi vorrebbero suonare nella banda. Una volta i ragazzi del musicale terminate le lezioni andavano a suonare nella Banda di Poppi. Suonare in una banda tutti insieme è la cosa più bella che ci possa essere e quella di Poppi, che tanti anni fa era la punta di diamante del paese, oggi è ridotta a un numero esiguo e ha bisogno della partecipazione dei giovani del musicale, quindi tutti i giovani sono invitati ad andare a suonare. Facciamo in modo che il diamante torni a brillare come una volta».

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(tratto da CASENTINO2000 | n. 306 | Maggio 2019)