di Antonella Oddone – Ogni genitore vorrebbe per il proprio bambino qualità morali speciali: la generosità, l’onestà, la capacità di rispettare il prossimo e l’ambiente, l’empatia, la capacità di mantenere la mente attiva e il cuore puro, di avere ideali e passioni vere e provare meraviglia e curiosità per il mondo intorno a noi. Ma come si forma la coscienza morale? È proprio vero che è innata dentro di noi, come sento dire spesso? Chiariamo subito che lo sviluppo morale non è innato, ma è il risultato dell’educazione ricevuta, delle regole che ci hanno insegnato i nostri genitori e, più in generale della cultura e delle tradizioni di cui è impregnata la società in cui viviamo.
Come non provare compassione per i tanti bambini cresciuti in clima di odio e di violenza; pensate ai bambini soldato o agli stessi fanatici religiosi vittime dell’educazione che hanno ricevuto: se i modelli sono l’odio e l’aggressività la morale dentro di loro non potrà essere che distruttiva. Sappiamo quanto è importante la qualità della relazione di attaccamento fin dai primi giorni di vita: se il genitore è affettuoso nei confronti del figlio e costruisce una relazione sicura e basata sulla fiducia, allora il ragazzo è più ricettivo alle indicazioni del genitore ed è più probabile che si conformi alla sua guida.
Sappiamo anche che l’ambiente ha la capacità di modificare il segnale genetico: ogni individuo, anche i gemelli omozigoti (con un identico corredo genetico), ha una sua particolarissima irripetibile struttura mentale, in quanto ha avuto esperienze di vita diversa. Dunque fondamentale è l’educazione ricevuta in famiglia, che a sua volta si integra con i valori della classe sociale e del gruppo etnico di appartenenza. Via via che il bambino cresce saranno sempre più importanti le interazioni con i coetanei e sempre più pervasivi i condizionamenti esercitati dai modelli sociali diffusi dai mass media.
Per questo è importante creare uno spirito critico libero nei nostri bambini. Come si fa? Non è facile, ma ricordiamoci: per coltivare una coscienza forte, sono fondamentali i primissimi anni di vita, poiché lo sviluppo della coscienza morale inizia nell’infanzia, principalmente all’interno della relazione genitore-figlio. Parlare, discutere, confrontarsi sempre! Mai lasciare i bambini piccoli a babysitter digitali, che impediscono lo sviluppo dei neuroni specchio necessari per lo sviluppo dell’empatia.
È ormai assodato che i bambini accendono le loro funzioni cognitive, l’attenzione e l’apprendimento solo se interagiscono con una figura umana. Ricordiamoci che i bambini imparano non solo imitandoci e non solo con il sistema di ricompensa-punizione, ma esiste una forma di apprendimento più profonda e sottile, rappresentata dall’identificazione con il genitore. Identificandosi con i genitori, e sforzandosi di assomigliare a loro, i bambini ne assumono i valori, gli atteggiamenti e i modelli di comportamento (il concetto di giusto e sbagliato). Il risultato di questo processo è l’acquisizione di un dispositivo di controllo interno che valuta e regola il comportamento.
L’evoluzione della coscienza morale dipende in parte dallo sviluppo emotivo e dalla capacità di autocontrollo, ma l’impegno a rispettare norme e valori dipende soprattutto dalla profondità di identificazione con i genitori e dalla possibilità di provare sensi di colpa se si violano questi valori. Intorno ai tre anni l’immagine del babbo e della mamma, la loro coscienza e le loro regole saranno interiorizzate, e il bambino sentirà meno il bisogno della presenza effettiva del genitore per comportarsi bene.
Si forma così la coscienza morale primitiva, e il bambino ne sente la voce, proprio come quella dei genitori. La coscienza, subentrata ai genitori, è ormai come loro fonte di minaccia o di sicurezza: se si è a posto con essa si è amati dai genitori; se ci si ribella ai suoi ordini si provano sentimenti di colpa e rimorsi. Sarà compito dell’adolescenza (e delle capacità logico-astrattive che si sviluppano in questo periodo) sostituire questa coscienza morale primitiva con una “vera” coscienza morale, controllata dalla ragione e fondata su un sistema di valori sia personali che collettivi.
Anche gli educatori e gli insegnanti hanno un’incredibile opportunità di intervenire nello sviluppo morale. È fondamentale che l’insegnante non sia solo un trasmettitore di conoscenze, ma anche una figura di riferimento morale, che guidi gli studenti a sviluppare autocontrollo, capacità di giudizio e rispetto per gli altri, mostrando ai ragazzi che li si apprezza prima di tutto come esseri umani unici.
DOTT.SSA ANTONELLA ODDONE Medico pediatra
(Rubrica ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società)


