di Federica Andretta – La Pieve di Sant’Eleuterio di Salutio da aprile arricchisce i suoi tesori con un’altra perla, una splendida teca realizzata in ferro battuto, legno e vetro contenente oggetti sacri di pregevole fattura artistica.
«La Pro Loco di Salutio, fin dalla sua costituzione, si è molto impegnata per far conoscere la nostra splendida Pieve – racconta con orgogliosa soddisfazione il Prof. Simone Falsini, Dirigente dell’Associazione; – una struttura centenaria che racchiude la storia del nostro paese. Un racconto che inizia intorno all’anno mille e che noi intendiamo preservare e continuare a far vivere consolidando nelle nuove generazioni il senso di appartenenza al territorio e alla comunità».
Ecco che il viaggio alla scoperta e alla riscoperta del nostro patrimonio storico-artistico può davvero cominciare. Ma non potremmo mai farlo senza il prezioso contributo di due guide d’eccezione, il Prof. Simone Falsini e il M.llo Vincenzo Maggi del Gruppo parrocchiale e progettista della teca.
Falsini, una piccola realtà come Salutio come riesce a realizzare progetti così importanti? Dove trova le risorse? «Alla base delle nostre iniziative c’è molta passione, un grande entusiasmo ed un pizzico di fantasia, a cui si aggiunge un’assoluta determinazione nel raggiungimento della meta prefissata. A questo va sommata un’ottima capacità di lavorare in sinergia con altre organizzazioni paesane e con l’Amministrazione Comunale. Il progetto “Teca” è stato realizzato in compartecipazione con il Gruppo Parrocchiale che ha cofinanziato e partecipato attivamente alla realizzazione dell’opera. Lavorare in gruppo ci permette di raggiungere risultati difficilmente perseguibili singolarmente».
Come nascono i vostri progetti? «Iniziamo con lo studio di fattibilità dell’idea, successivamente stimiamo il fabbisogno finanziario necessario alla realizzazione del progetto individuando nel contempo le fonti finanziarie attivabili e in ultimo decidiamo “chi fa che cosa”. Prendiamo per esempio la Teca. Una volta avuta l’idea di massima e impostato lo studio di fattibilità, è stato incaricato il M.llo Vincenzo Maggi, persona capace, molto impegnato in parrocchia e sul sociale, di proporre un disegno che dopo essere stato approvato dalle due organizzazioni finanziatrici è passato alla fase di costruzione. L’opera è stata commissionata alla ditta Falsini Ottavio, fabbri ferrai di Salutio arrivati alla terza generazione. L’impianto elettrico è stato realizzato dal Sig. Agostino Zamponi che, con un sapiente gioco di luci, è riuscito a evidenziare e valorizzare la bellezza degli oggetti».
Maresciallo Maggi, chi viene a visitare la Pieve cosa trova? «La prima Chiesa risale all’anno 1000 e nel tempo ha avuto vari ampliamenti. Oggi i visitatori interessati, sempre più numerosi durante l’arco dell’anno, possono ammirare opere di arte sacra di assoluto interesse storico-artistico: una piccola nicchia incassata sul muro con una raffigurazione scolpita di due pavoni che si abbeverano risalente all’età prelongobarda; un affresco del 1400 attribuito a Mariotto de Cristofori; tele del Vestrucci, del Pignoni e del Santini datate fra il 1500 e 1600; un fonte battesimale risalente al 1600; un organo a corde del 1700, più vari oggetti di raffinata lavorazione utilizzati durante la liturgia visibili nella Teca. La Pieve in passato è stata un teatro di conferenze a cui hanno partecipato relatori di fama mondiale come la professoressa Mina Gregori e storici dell’arte di riconosciuta competenza come il “nostro amico” Dr. Michel Scipioni».
Quando può essere visitata la Pieve? «La chiesa è aperta la domenica mattina. I visitatori possono ammirare le opere in essa contenute prima e dopo la Santa Messa oppure durante la settimana tramite appuntamento. Cerchiamo sempre di mettere a disposizione una guida che accompagni gli ospiti attraverso un percorso religioso e culturale di vari secoli».
Falsini, quali altri progetti riguardanti la Pieve avete in cantiere? «Con il Gruppo Parrocchiale stiamo parlando di riportare nel suo naturale sito una tela riguardante una “Annunciazione” attribuita al Vestrucci, conservata presso la Curia di Arezzo. Ci stiamo lavorando da tempo, non è facile ma confido nel risultato finale. Le colonne esterne d’ingresso al cimitero antistante al portone principale delle Pieve si stanno sgretolando e sono pericolose, pertanto hanno bisogno di essere messe in sicurezza. Vorremmo riportare la scalinata d’ingresso alla sua forma originale (fatta ad L). Inoltre, faremo manutenzione nella Cappellina dedicata alla “Madonna del Conforto” – costruita nel 1855 per scongiurare il colera – oggi anche “Monumento ai Caduti”. È sottointeso che tutto dovrà avere il consenso e l’approvazione di Don Enrico, il nostro parroco. Sono iniziative impegnative che rafforzeranno la partecipazione attiva dei cittadini verso valori comunitari, stimolando la continuità sociale».
Anche questo meraviglioso viaggio nell’esplorazione delle bellezze del nostro Casentino volge al termine, ma la nostra macchina del tempo non si ferma certo qui. Come abbiamo visto, nuovi scenari si prospettano per il futuro della Pieve e noi non vediamo l’ora di scoprirne di più. Come afferma Giuseppe Tornatore, «l’arte e la cultura rimandano ad un concetto di bellezza che serve a fornire all’uomo strumenti migliori per la convivenza sociale e civile».

(tratto da CASENTINO2000 | n. 323 | Ottobre 2020)