di Ilaria Cenni – “La cosa peggiore per un cittadino non è non conoscere, ma essere convinto della cosa sbagliata”. Inizio con questa frase ad affrontare il tema dell’identità locale casentinese poiché farlo senza attenta riflessione riserva la possibilità di incorrere in alcune delle conclusioni più banali e meno veritiere che si possano trovare. Questo è soprattutto vero per il Casentino, per il suo contesto economico e sociale e per la complessa omogeneità del suo sistema vita-lavoro.
Vivere in Casentino per molti dei suoi abitanti è una scelta, non una casualità. Consapevoli infatti delle reali caratteristiche di questo territorio ma comunque muniti di strumenti per decidere di andare altrove a vivere e lavorare, in tanti decidono di provare a restare qui.

Si sceglie il Casentino per motivi diversi: ambientali, il territorio naturale e il patrimonio storico sono bellissimi, di grande fascino in ogni stagione; per motivi relazionali, esistono in Casentino persone di grande valore morale, umano e professionale, e per il forte senso di appartenenza a questa vallata, al proprio paese, alla propria frazione, al proprio centro storico.
Identità locale però non vuol dire immobilizzazione delle persone e delle ricchezze territoriali, ma significa conoscere la propria cultura attraverso un processo decisionale attivo per riprodurre questa conoscenza senza pietrificarla o svenderla a nuovi fruitori.
La tutela e sviluppo di un territorio hanno bisogno di analisi a vari livelli: produttivo, commerciale, turistico.

Si parte dall’analisi per arrivare all’offerta territoriale (sviluppo imprenditoriale, valorizzazione risorse locali). Successivamente si pianifica su scala globale il territorio e si attuano specifiche strategie di sviluppo che servono a programmare il futuro di un luogo.
è mai stato fatto in Casentino tutto ciò??? Da chi???
Sappiamo noi oggi quali sono gli indirizzi della nostra vallata? Turistici… produttivi… entrambi? con quali regole di convivenza e con quale futuro?
La tutela dell’identità locale non avviene attraverso il processo di chiusura a cui ci invitano continuamente, ma solo attraverso processi complessi di analisi delle potenzialità di un territorio che portano ad una strategia di sviluppo e promozione e ad azioni coerenti tra i vari settori. Tali azioni convergono verso l’unico obiettivo di sviluppare un luogo. Come?

Non con una rete immaginaria… ma, ad esempio, con un soggetto unico che elabori piani del commercio, del traffico, della mobilità, degli orari, delle attività funzionali ai settori produttivi, piani dei percorsi e delle piste ciclopedonali, piano della risorsa idrica, piani degli spazi pubblici e privati, piani degli ambiti di degrado fisico economico sociale… Insomma elaborando strategie!
Senza analisi, senza pianificazione, senza programmazione, non c’è strategia.
E quindi non c’è la visione unitaria delle strutture urbane, delle reti, dei sistemi produttivi e abitativi e dei valori ambientali che portano allo sviluppo guidato di un territorio. Dobbiamo capire chi siamo, dove dobbiamo arrivare e come arrivarci.

Prendiamo ad esempio il rapporto controverso tra sviluppo turistico e identità locale.
La fruizione turistica dell’identità locale è legata a un inevitabile processo che deve essere governato, pena l’allontanamento di chi è il vero titolare dell’identità di un luogo; vale a dire la comunità locale. Il turismo va gestito, non subìto. L’analisi di quali aspetti dell’identità locale possano costituire una parte rilevante del prodotto turistico territoriale è importante. I caratteri dell’identità di un luogo (folclore, cultura popolare, usi, costumi e tradizioni,…) sono una risorsa sempre più utilizzata per connotare turisticamente un territorio.
Merita inoltre una riflessione il legame tra le identità locali e gestione delle problematiche ambientali (rifiuti…acqua…). Come si può infatti pensare allo sviluppo del nostro territorio se non sappiamo nemmeno gestire una ricchezza come l’acqua e se ancora le percentuali di raccolta differenziata dei rifiuti sono così basse?

Ecco perché far emergere l’identità di un territorio è operazione non banale. Solo operatori (che devono essere formati) con identità culturali specifiche possono sviluppare e tutelare il loro territorio valorizzandone l’identità territoriale, che sarà allora sì facilmente individuabile anche dai potenziali visitatori. Quindi l’identità locale non si traduce nel solo recupero di elementi fisici bensì in una vera e propria rielaborazione culturale. Il turismo si trasforma in un elemento innovativo, potenzialmente in grado di rafforzare la ricchezza materiale e immateriale e il senso di appartenenza di una comunità al suo territorio senza contrastare lo sviluppo produttivo. Per raggiungere lo scopo è però necessaria un’interazione stretta con la comunità e rafforzarne il suo senso d’appartenenza al territorio, accelerando nel contempo l’interazione anche con gli altri settori dell’economia locale.
Appare quindi fondamentale identificare i ruoli di responsabilità e istituzionalizzare la collaborazione tra pubblico e privato.

Il Comune Unico è il perfetto soggetto pubblico.
Unico e quindi responsabile dell’analisi, della pianificazione e della programmazione strategica nel lungo periodo.
è quindi finito il tempo delle mezze misure e degli espedienti falsamente consolatori. è iniziato il tempo delle azioni che generano conseguenze positive per il nostro territorio.
Mettiamo a fruttare veramente quello che abbiamo, non lasciamo in abbandono i luoghi del vivere, consentiamo lo sviluppo turistico, artigianale e industriale in modo da ottenere più forza e più rappresentatività.

E’ chiaro che siamo nell’epoca della vendita del dubbio. Il dubbio è il prodotto che stanno tentando di venderci… Il dubbio che se le cose cambiano possano addirittura peggiorare.
è molto difficile far credere alle persone che qualcosa che da sempre è stato così sia errato, se da quel qualcosa gli si fa credere che dipenda il loro stipendio.
Ma dobbiamo sempre pensare che la politica dovrebbe andare nella direzione che i cittadini dimostrano di preferire.