di Marco Roselli – Il bosco di Casina è un parco urbano che si trova a metà strada tra la parte alta di Bibbiena e Bibbiena Stazione. In origine si trattava di un podere, denominato appunto “Podere La Casina”, la cui colonica era circondata da un bosco di querce ancora riscontrabili lungo il profilo della collina. Tutta l’area è un vero e proprio polmone verde in territorio urbano e come tale offre molti benefici, sia in termini di fruizione da parte della popolazione, che di mitigazione dell’inquinamento.

Caratteristiche dell’area L’area verde è costituita da essenze arboree e arbustive tipiche delle nostre colline e delle nostre montagne. Troviamo diffusamente l’acero campestre e quello montano, il pioppo e l’ontano, il melo selvatico e altre essenze. E’ interessante notare come l’acero campestre sia presente in esemplari notevoli anche immediatamente fuori dalla zona delimitata, a testimonianza di quella che, molto probabilmente, era una viticoltura promiscua dei poderi.
C’è da dire che a fronte di alcune aree ripristinate, altre sono fortemente invase dalla vegetazione spontanea la quale, tra le altre cose, nasconde alberi di grandi dimensioni, che potrebbero ulteriormente valorizzare l’ambiente. Lasciare aree di questo tipo senza alcun intervento, come spiega il cartello all’ingresso all’area, non ha, a mio parere, lo stesso significato che riscontriamo, ad esempio, a Sasso Fratino. Se pensiamo che tutte le foreste esterne alla suddetta riserva integrale sono oggetto di intervento umano (taglio, esbosco, diradamenti) una zona come quella interna al Bosco di Casina non giova alla valorizzazione dell’area stessa. L’intento sarebbe interessante, ma se consideriamo il contesto in cui ci troviamo e la bellezza delle piante nelle zone ripulite, forse non vale la pena perseguire detto obiettivo, sia per quanto sopra espresso, che per l’immagine degradata che offre.

Lavori effettuati Un lavoro importante è stato il ripristino della strada che permette di fruire del bosco e la delimitazione della stessa viabilità, oltre che degli spazi. Inoltre sono presenti le indicazioni botaniche degli esemplari; questa è una buona cosa perché contribuisce a conoscere gli alberi dell’ambiente in cui viviamo e a sviluppare la curiosità verso la natura in generale.

Cosa potrebbe diventare A mio modo di vedere le opere effettuate sono da considerare un buon lavoro, ma anche un punto di partenza e non di arrivo. L’area verde ha delle potenzialità e con la buona volontà del pubblico e delle strutture private potrebbe ospitare molto altro; facciamo qualche esempio di pronta realizzazione

Mini campo catalogo di frutti antichi del Casentino Come noto (e più volte descritto nelle pagine di CASENTINO2000) l’Unione dei Comuni Montani da tanti anni porta avanti un progetto di recupero e valorizzazione delle antiche varietà delle piante da frutto autoctone del Casentino (melo e pero in particolare). Un piccolo campo catalogo potrebbe essere realizzato con meno di 1.000 mq (max. 40 piante a 5×5) utilizzando portainnesti vigorosi (quindi senza bisogno d’acqua irrigua). Questo potrebbe facilmente diventare un punto di riferimento per gli appassionati, realizzando corsi e dimostrazioni pratiche sulla potatura, l’innesto, la coltivazione biologica nonchè mostre pomologiche.

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Piante rare della Toscana Facendo il mestiere di tecnico agrario, da tanto tempo ho potuto conoscere molte realtà nel vastissimo mondo delle piante; una di queste è l’esperienza di ricerca e riproduzione di piante rare della Toscana effettuata da alcuni amici vivaisti. Questi appassionati sono in grado di offrire diverse specie di piante diventate ormai di difficile reperimento; esse fanno parte di un patrimonio di biodiversità che sarebbe fondamentale non disperdere. Impiantare queste specie non comporterebbe alcun tipo di problema di sottrazione di spazio, in quanto si tratta di piante estremamente frugali e di sviluppo contenuto, pertanto, potrebbero semplicemente arricchire il percorso già tracciato.

Aromatiche e perenni. Orto dei semplici Tra le piante di facilissima manutenzione ci sono le aromatiche (rosmarino, salvia, timo, menta) e le piante perenni che, a differenza delle annuali e delle biennali, sono caratterizzate da strutture che consentono loro di ripartire con una nuova vegetazione dopo la stagione fredda.  Una volta impiantate, le perenni, costituiscono bordure fiorite di notevole effetto estetico, inoltre, con la rapida copertura del suolo che determinano, non necessitano di molte cure colturali. Le aromatiche in piccole aiuole abbelliscono anche zone marginali e difficili da gestire.

Zona del compostaggio La manutenzione del bosco potrebbe facilmente dar vita ad una area di compostaggio, semplicemente partendo dagli scarti di ripulitura. Questo sarebbe un intervento di grande valore didattico, in quanto, dimostrerebbe in pratica il ciclo e il riuso della sostanza organica, così come avviene in altre città italiane.

Dalla proposta all’attuazione pratica Per realizzare quanto sopra proposto è necessario che la parte pubblica creda in tale progetto e che qualche impresa privata assicuri un minimo di sostegno. Quest’ultimo può essere di natura finanziaria, ma anche essere costituito dalla fornitura di manodopera in alcuni momenti dell’anno, così come avviene per la manutenzione di alcune zone verdi (pensiamo alle rotonde di smistamento del traffico in cui c’è una sponsorizzazione da parte dei garden). Una parte potrebbero farla gli appassionati, come, ad esempio, quelli del circolo Horticola Casentinese, che raggruppa tutti coloro che vogliono apprendere e condividere saperi su frutteti amatoriali, orti, giardini, manutenzione del verde.  Per informazioni sul circolo Horticola Casentinese e le sue attività è possibile contattare Marco Roselli al 3936314183

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(tratto da CASENTINO2000 | n. 322 | Settembre 2020)