di Mauro Meschini – Un angolo perfetto per incontrare Vittorio Sgarbi, a Poppi per partecipare all’incontro “La Bellezza. Una rivoluzione”, per un’intervista esclusiva sul Casentino. Il Castello dei Conti Guidi sopra di noi, l’ordinata distesa di campi coltivati che separa Poppi da Bibbiena circondata dalle colline a fare da sfondo. In un luogo così sembra giusto iniziare chiedendo se la bellezza ha un suo tratto definito che è valido sempre, oppure se si può declinare in base al contesto, a ciò che si considera, al tempo che si sta vivendo…

«La bellezza appare e si manifesta come vediamo qui alle mie spalle. Proprio oggi nel tema per la maturità hanno proposto un mio brano cui parlavo dell’integrità dei luoghi, che non possono essere alterati dalla cupidigia e dalla speculazione. Il fatto che in un tema di maturità si ponga questa questione indica che la sensibilità presente è pronta a una reazione rispetto alla violenza, ma occorre che ci siano studi e approfondimenti sull’estetica del paesaggio per capire che questa integrità è un bene. È proprio l’integrità stessa che lo rappresenta. Noi dobbiamo conservare quello che abbiamo ereditato, ma dopo molti secoli questa sensibilità sembra essersi attenuata e la speculazione edilizia nel dopoguerra ha sconvolto il paesaggio urbano e rurale. La peculiarità dell’Italia è tutta legata alla bellezza dei luoghi, alla integrità dei luoghi, alla meraviglia dei monumenti».

E il Casentino chi viene da fuori come lo vede e come lo valuta? «È un luogo di verginità e di conservazione. Non si passa per il Casentino, ma bisogna andarci. I luoghi di passaggio sono devastati, i luoghi in cui bisogna andare sono luoghi dell’anima. Per arrivare in Casentino dobbiamo seguire un percorso più lento, in strade che corrispondono a percorsi antichi. È un elemento caratterizzante, che consacra quest’area come un’area di difesa, di tutela naturale. L’Italia ha molti volti, ma quelli più attraenti sono quelli remoti».

Questi sono in gran parte i pregi e i difetti di questo territorio, visti da chi ci abita. Allora come si fa a coniugare la bellezza con la vita di tutti i giorni? «Si tratta di decidere quale sia l’opzione migliore, certamente l’idea di modernizzare è la più negativa. I disagi di cui lamentarsi devono essere prevalentemente quelli sanitari, soprattutto rispetto agli ospedali. Su questo ci deve essere una maggiore garanzia di sicurezza per le persone (infatti ci hanno chiuso il punto Nasciat!, ndr). Tutto il resto che è legato alla vita “sana” è sicuramente un privilegio. Oggi non si è più isolati realmente, quindi un luogo che è isolato materialmente deve trarre beneficio dal suo isolamento. La scelta di privilegiare una vita più lenta è una cosa positiva, un vantaggio, un valore».

E allora quali sono gli elementi che in Casentino si potrebbero valorizzare? «Questo dipende dalle opportunità che gli abitanti devono ricercare stabilendo un nesso con il mondo che oggi è possibile attraverso internet. È possibile oggi che lo spirito imprenditoriale di ognuno tra un ristorante, una locanda, una casa, un museo riesca, sulla base della propria capacità di muoversi, a stabilire ragioni di attrazione e a creare economia. Per cui il Casentino lo lascerei così».

Ma se le idee ci sono e si scontrano con un sistema politico che tende ad accentrare bloccando di fatto ogni iniziativa, come è possibile superare questa situazione? «La politica viene mutando anche lei. Alcuni aspetti che erano stati privilegiati in passato legati alle infrastrutture, alle scuole, agli ospedali e a tutto quello che l’Italia si è data per diventare una città moderna possiamo dire che sono una pagina ormai chiusa. Quindi occorre muoversi in direzioni diverse e alternative e anche le pubbliche amministrazioni capiranno o verranno lentamente a capire che questa è la direzione che prende la vita del nostro tempo. Se poi un’amministrazione non funziona è probabile che possa cambiare, oggi questo è più facile, non ci sono rendite di posizione così stabili, in particolare legate alle zone rosse d’Italia. Da Arezzo a Castiglion Fiorentino abbiamo visto giunte rovesciate, è ora di trovare un altro passo e lo troveranno».

Ma in questa ultima tornata elettorale amministrativa in Casentino solo un comune andava al voto, e alla fine non è cambiato niente… «Il processo sarà più lento, ma sarà probabilmente anche qui inevitabile».

© (tratto da CASENTINO2000 | n. 272 | Luglio 2016)